Andrea Nannini, l’ultimo saluto al “Campione” La sua Panini insieme ancora una volta per lui

Dall’Olio, Giovenzana, Montorsi, Goldoni e gli assi degli Anni Settanta si sono ritrovati ieri mattina per rendergli omaggio 

Modena. L’ultimo saluto, in forma strettamente privata, è stato proprio come lui avrebbe voluto: musica classica, Beethoven, l’Ave Maria di Pavarotti, e una scelta dieci brani a fare da sottofondo solenne alla cerimonia funebre officiata nel pomeriggio di ieri a Terracielo da Don Ivo Seghedoni.

Sono stati però in tanti che hanno voluto tributare nella giornata un omaggio ad Andrea Nannini, scomparso lunedì a 76 anni, uno dei primi grandi campioni espressi dalla pallavolo italiana, asso della Ruini, della Klippan e, soprattutto di quella Panini che non lo ha mai davvero dimenticato. La sorpresa più bella è stata proprio quella degli ex compagni di squadra che nella mattinata di ieri, in totale riservatezza, si sono ritrovati in buon numero a Modena dopo tanti anni per rendergli omaggio. Tra gli altri Pupo Dall’Olio, Rodolfo Giovenzana, Paolo Montorsi, Roberto Morandi, Giorgio Goldoni con tanti altri che hanno caratterizzato quel periodo indimenticabile della storia non solo della Panini, ma anche di Modena sotto rete.


«Ci siamo ritrovati con il vecchio gruppo e qualcuno dei più giovani che si sono uniti a noi dopo - dice Pupo Dall’Olio - La vitalità era la caratteristica di Andrea, non aveva mai smesso di amare la palestra, era una persona super attiva. Ci siamo frequentati anche quando le nostre strade si erano poi divise e almeno un paio di volte all’anno riuscivamo a incontrarci. Lui aveva capito subito la mia passione: mi veniva a prendere a casa con la sua moto Laverda e mi portava in palestra dove ci allenavamo io e lui, potete capire che cosa significasse per me, io ragazzino con un campione della Nazionale».

«Se devo citare una delle sue qualità è quella di essere stato sempre protagonista in tutto quello che faceva. Lui ha speso davvero la sua vita per la pallavolo. Spero che venga ricordato non solo in questo momento, ma anche in futuro. Per quell’epoca è stato davvero un fuoriclasse assoluto».

Fabrizio Anderlini, figlio del leggendario Professor Franco, artefice tra gli altri del miracolo Panini, lo ricorda così: «Ho sentito tutti gli amici solo al telefono perché sono in Toscana e il momento non è dei migliori. Ci siamo ripromessi di organizzare una serata dedicata a lui appena questo brutto momento lo consentirà. Di Andrea si potrebbe parlare fino a domani: io posso aggiungere solo un aneddoto. Andrea, studiava all’Isef, mio papà era il suo professore e fece sì che riuscisse a trasferirsi a Firenze nella Ruini, non prima però che potesse giocare per noi gli spareggi del campionato di serie C che ovviamente vincemmo. Poi lui andò in Tocana e vinse il suo primo scudetto con la Ruini per tornare quando salimmo in Serie A e vincerne altri tre con la Panini. Era il nostro “risolutore”, il più bravo in attacco, a muro e in battuta, l’uomo in più di quella squadra».

A rendere onore a Nannini, ma 24 ore prima, anche Catia Pedrini e Julio Velasco, mentre all’ingresso della sala campeggiava il primo, storico poster della Scuola di Pallavolo che i suoi ragazzi del 1985 hanno voluto esporre per testimoniargli la loro gratitudine. —