Il Sassuolo non ha un piano B

Tanto palleggio per due soli tiri in porta: poche idee e manca una “torre" in attacco. L’Udinese si difende senza rischi e fa festa con il 36enne Llorente

UDINE. «I giocatori di qualità in queste partite si devono esaltare, quando gli spazi sono stretti serve una giocata e tutti i nostri sono in grado di farla. Una torre in attacco? Forse ci sarebbe servita, ma è esclusa dall'identità che abbiamo, a pochi secondi dalla fine cercavamo ancora il palleggio per entrare in area palla a terra”. Queste dichiarazioni di De Zerbi non sono di ieri ma del 6 novembre 2020, dopo lo 0-0 dell’andata con l’Udinese al Mapei. Chissà se la pensa ancora così... Da allora ad oggi c’è stato di mezzo il mercato di gennaio, la società ha scelto di non acquistare la famosa “torre”, cioè quel giocatore fisicato, in grado di fare a sportellate, bravo sulle palle alte che manca come il pane nella rosa del Sassuolo. Un giocatore da buttare nella mischia nelle partite chiuse, contro avversari che erogono fortini, quelle in cui il possesso e il gioco palla a terra non sfociano mai nel tiro in porta. Per capirci un profilo come quello di Llorente, il 36enne spagnolo preso a gennaio dall’Udinese dopo un anno di inattività e che ha deciso il match di ieri. Invece in casa neroverde nessuno è arrivato, nemmeno Scamacca, che De Zerbi avrebbe accolto volentieri. E non a caso a distanza di quattro mesi la gara con l’Udinese è finita allo stesso modo, unica differenza che stavolta i friulani anzichè uno si sono presi tutti e tre i punti in palio.

SCACCO MATTO

Ancora una volta il calcio difensivo di Gotti ha dato scacco matto a quello offensivo di De Zerbi, al quale manca il piano B. In certe partite servono soluzioni alternative, un giocatore che in attacco possa sparigliare le carte modificando l’unico spartito che i neroverdi sanno suonare in attacco. E invece la fisicità della difesa friulana ha disinnescato i tanti giocatori offensivi schierati da De Zerbi, per sfondare muri del genere non bastano organizzazione tattica e palleggio (ieri il 72%!). Il calcio è più semplice di quello che viene dipinto: alla fine conta fare gol e il Sassuolo, pur attaccando con continuità, ha tirato solo due volte nello specchio della porta. In altre parole in fase conclusiva i neroverdi hanno fatto il solletico ai padroni di casa. Vero che è mancato il coraggio di provare il tiro, ma è altrettanto vero che l’assenza di un piano B ha reso inutili le mosse provate dalla panchina da De Zerbi, con giocatori d’attacco molto simili tra di loro e incapaci, vuoi per questioni fisiche, vuoi per questioni di atteggiamento, di fare a sportellate con i possenti difensori di casa. Sarebbe bastato un Llorente...

DOCCIA GELATA

La sconfitta con l’Udinese ha l’effetto di un secchio d’acqua gelata sulle ambizioni d’Europa del Sassuolo. Nulla è perduto, certamente i neroverdi escono ridimensionati dalla Dacia Arena. Per fortuna De Zerbi non si trova di fronte Gotti ogni giornata: in Serie A sono poche le squadre che praticano la fase difensiva e hanno la fisicità dell’Udinese, ma in certe partite se non hai soluzioni per cambiare un atteggiamento offensivo monocorde si rischia di sbattere contro un muro. La filosofia calcistica, per quanto affascinante sia, talvolta rischia di trasformarsi in un limite. In una rosa ampia e assortita è assurdo, per non dire autolesionistico, manchi un giocatore dalle caratteristiche differenti dai compagni di reparto. Il Sassuolo lo ha fatto per scelta, i fatti dicono che non è stata una buona idea.

DIFESA A TRE

De Zerbi ha provato a sorprendere Gotti schierando la difesa a tre, ma la mossa non ha sortito effetti. Così come il possesso palla esasperato del Sassuolo si è infranto sul muro a 5 eretto dall’Udinese. Lo sterile fraseggio e il ritmo compassato dei neroverdi hanno infuso coraggio ai padroni di casa che la sbloccano al tramonto del primo tempo con Llorente che sfrutta il fisico per mettere fuori causa Ayhan e Consigli. De Zerbi prova a svegliare i suoi inserendo Caputo e Djuricic per gli impalpabili Traoré e Raspadori. Ma i tiri in porta restano una chimera, anche quando entra Defrel. Solo all’89’ Djuricic chiama in causa Musso, prima che Pereyra metta il punto esclamativo sulla gara.