Carpi: “Ringhio” Pochesci, l’angelo custode tutto pane e coraggio

Un leone in panchina sempre al fianco dei giocatori durante la partita. Nel successo del Carpi nel derby  c’è la firma del suo mister

CARPI A fine partita era come se mister Sandro Pochesci fosse sceso in campo insieme alla sua squadra. E in fondo, seppur confinato nel suo rettangolo laterale, è stato proprio così: tra «avanti», «sali», «veloci» e «palleggia» era come se fosse lì in mezzo, a fianco di ognuno dei suoi ragazzi per infondere il coraggio che chiede insistentemente alla vigilia di ogni sacrosanta partita. L’unico modo che conosce per superare l’asticella, a qualsiasi altezza sia posizionata, se l’ultimo posto dell’Arezzo, se il quarto del Modena o ancora più su. Dal derby di domenica sera esce da trionfatore: sognava la vendetta sull’andata e l’ha ottenuta esattamente nel modo che voleva, facendo leva sulla rapidità di Mastour e Giovannini, sugli strappi di Ghion e sistemando le rimanenti pedine in modo tale che fossero queste prerogative, non altre, ad emergere durante i novanta minuti. Quindi esterni sempre alti e fraseggio dal basso, in modo da creare gli spazi all’uno contro uno votato all’ossessiva ricerca della superiorità numerica. Voleva un Modena propositivo e non guardingo, e questo gliel’ha regalato la sorte, col vantaggio arrivato dopo nemmeno quattro giri di lancetta. Un piccolo capolavoro, anche perché le due squadre si erano presentate all’appuntamento separate da ben 22 punti e al Cabassi nessuno, fino a un paio di giorni fa, poteva ricordarsi di un derby vinto partendo da un simile divario in classifica.

IL CORAGGIO


Ma il primo ad esser cresciuto a pane e coraggio è proprio mister Pochesci. E’ il direttore d’orchestra e dà l’esempio. Ce ne vuole tanto per piazzare Rossi tra i pali dopo che Pozzi aveva fatto bene in tutte le occasioni in cui era stato chiamato a sostituire l’infortunato Rossini. Ma l’alternanza era già pianificata da tempo e ogni promessa è debito. Ha avuto ragione lui, perché il portierino è stato impeccabile come tutti i suoi predecessori andando ad aggiungere un altro di quei mattoncini che sarebbe bene utilizzare per erigere un monumento a Fabio Venturini: il preparatore dei portieri sta dimostrando col lavoro quotidiano di essere un tassello fondamentale nel Carpi di questa stagione. Coraggio, dunque, chiesto e ottenuto da Marcellusi, preferito sulla fascia destra a giocatori di ruolo come Bayeye o Eleuteri; da Ghion e Mastour, in campo nonostante gli acciacchi; da Martorelli, rientrato da una lunghissima sosta e utilizzato nei minuti finali. Tutti a loro modo decisivi nel confezionare la vittoria più larga di sempre ottenuta dal Carpi in un derby in 112 anni di vita e 42 incroci tra Coppa e campionato.

IL DERBY DEL ... CUCCHIAIO

Domenica sera era stravolto, ma con la mente già rivolta agli impegni successivi. E’ il primo a sapere che anche la più bella delle vittorie potrebbe finire nel dimenticatoio se non si centrasse l’obiettivo principale, la salvezza. Per questo, il dipinto che ritrae i giocatori festeggiare sotto la curva riempita solo dello striscione «Vinci per chi non è presente, lotta per la tua gente» rimarrà dal corniciaio in attesa di essere appeso alla parete se e quando i giochi saranno fatti. Titolo dell’opera: «il derby del cucchiaio», perché nulla più di quel rigore sciagurato a tempo ormai scaduto fotografa lo smarrimento e l’impotenza del Modena di fronte al coraggio dei biancorossi, in campo, e di Pochesci, dentro e fuori al suo ‘rettangolo di gioco’. —