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Sassuolo: Raspadori, una favola neroverde. La fascia da capitano nel destino

Gioca nel Sassuolo da quando aveva 9 anni. Umile, serio e maturo. De Zerbi: «È un piccolo Magnanelli» 

SASSUOLO Il Sassuolo ha cancellato il momento nero di Torino grazie alla linea verde. Il pareggio con la Roma è infatti opera di Traorè e Raspadori, classe 2000, con la partecipazione del 2002 Oddei. Sabato a festeggiare è stato tutto il mondo neroverde, ma è innegabile che sia stata soprattutto la giornata di Giacomo Raspadori che, con la fascia da capitano al braccio, ha segnato il gol decisivo.

Nell'ultima settimana, il talento emiliano ha fatto il pieno di complimenti, anche grazie alle ottime prestazioni e alla rete realizzata con la maglia della Nazionale Under 21, ma le parole più belle sono quelle arrivate da De Zerbi: «È un ragazzo ma ha il cervello da grande, è già maturo, ha bisogno solo di un po' più di consapevolezza in sé stesso. Avevo già in testa l'idea di dargli la fascia da capitano, poi ho parlato con Consigli, che avrebbe dovuto indossarla e con Magnanelli, e tutti e due mi hanno confermato che sarebbe stata una bella cosa. Giacomo è nato nel Sassuolo, milita qui da quando era un ragazzino ed era giusto. Ho nel telefonino la sua foto di capitano del Sassuolo negli esordienti, a distanza di anni, lo è sa stato in Serie A».

La favola di Raspadori è infatti una favola tutta a tinte neroverdi. Nato a Bentivoglio, Jack arriva nel settore giovanile del Sassuolo, allora diretto da Gianni Soli, ad appena 9 anni. Decide infatti di seguire il fratello più grande per semplificare gli spostamenti lontano da casa e sostiene un provino che va a buon fine. Il suo primo allenatore è Christian Papalato, sotto la sua guida rimarrà per tre stagioni.

Da lì in poi l'ascesa è rapida e costellata di grandi soddisfazioni, sia con la maglia del club che con quella della Nazionale, dall'Under 16 all'Under 21 ha firmato 10 gol. C'è il suo zampino nella Supercoppa e nello Scudetto della Berretti nel 2018, ci sono 19 reti con l'Under 17, ben 24 con la Primavera. E poi c'è la Serie A, che Raspadori si è conquistato con l'umiltà e la serietà che contraddistinguono i grandi,

«È un piccolo Magnanelli», per citare ancora De Zerbi, e ci sono già quattro centri, due nella stagione scorsa e due, per adesso, in questa, Lazio, Genoa e Roma le sue “vittime”. Il match di sabato ha di nuovo acceso i riflettori sul suo talento, ma non c'è pericolo che Jack si monti la testa, «Vivo per questi momenti – ha scritto sul suo profilo Instagram – grandissima prestazione di tutti ed emozione indelebile», incassando i complimenti social di Chiriches, Djuricic, Ferrari, Obiang, Babacar e Prince Boateng, oltre a quelli di tanti compagni di maglia Azzurra. Questo è il presente, ora c'è un futuro da scrivere, per lui e per il Sassuolo, che si gode il suo gioiello, ennesimo talento di un vivaio che raramente ha tradito in questi anni: dopo Berardi e Adjapong, ecco Raspadori, e occhio a Oddei... —

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