Sodinha, un “genio” per i playoff Il Modena può contare su di lui

In carriera il brasiliano non hai mai avuto continuità, ma la sua classe è una carta importante da giocare per i gialli negli spareggi promozione. Tanti suoi ex allenatori non lo hanno dimenticato 

Claudio Romiti

“Sodinha ha piede e soprattutto pensiero da categoria superiore, vede le giocate venti secondi prima degli altri, ma va gestito” - così Michele Mignani alla fine della partita di domenica scorsa. “Felipe è un giocatore eccezionale, un lusso per la categoria da utilizzare in qualunque momento”- così Cristiano Bergodi, suo tecnico al Brescia anni fa, nell’intervista di ieri sul nostro giornale. E gli altri tecnici che hanno avuto Sodinha sicuramente non direbbero cose molto diverse. Quando Felipe,allora nel Trapani, annunciò a soli 27 anni l’addio al calcio per problemi fisici, Serse Cosmi lo salutò così: “Con me hai giocato solo 213 minuti, ma sono stati più belli di interi campionati disputati da altri”.


Insomma, un giocatore tutt’altro che banale, non passa inosservato. Con le sue invenzioni e con le sue giocate entusiasma chi ama il calcio, ma finisce anche per dividere, sia pure involontariamente, ma solo per essere, contemporaneamente, ‘O genio da bola’ e troppo poco atleta per il calcio, soprattutto quello moderno. Una contraddizione figlia dei suoi stili di vita, troppo lontani in certi periodi da quelli di un atleta, e per i quali ha più volte fatto ‘mea culpa’, e dei tanti infortuni fisici patiti. Se volessimo rappresentare la sua carriera con un grafico, basterebbe usare quello delle montagne russe. A vent’anni l’Udinese lo porta in Italia, lo presta la Bari in B, poi a Paganese Portogruaro in C, poi rimane inattivo per un’intera stagione e torna in Brasile. Nell’estate 2012 è di nuovo in Italia, al Brescia, in Serie B, ma due anni dopo per comportamenti poco corretti finisce fuori rosa e reintegrato solo in ottobre, ma a dicembre mette in mora la società per mancati stipendi. Estate 2015, Cosmi lo vuole al Trapani, ma pochi mesi dopo lascia il calcio causa problemi fisici, per dedicarsi alla carriera di procuratore. Nel gennaio 2017, risolti i problemi, torna al calcio e in Italia: Mantova, Mestre e Rezzato in successione le sue squadre, prima dell’approdo a Modena. Il suo fisico, minato dagli stili di vita dei primi anni di carriera, e dagli infortuni, non lo ha mai predisposto particolarmente alla tenuta atletica, alla resistenza allo sforzo. Tanto che, durante la sua carriera italiana, ha giocato solo 34 partite intere: il massimo (10) con Vanoli nella Primavera dell’Udinese. Continuità però ha avuto anche con due ex mister gialloblù, Bergodi nel Brescia (9 gare su 15 fino al novantesimo) e Capuano nella Paganese (5 su 10). Appena 4 su 28 invece con Zironelli a Mestre e zero con Mignani. Bergodi è anche quello che in media lo ha fatto giocare di più, 78 minuti a partita. Insomma, se ‘O genio da bola’ sarà in campo, e nella sua versione migliore, i play off del Modena potrebbero diventare più interessanti. —

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