Il Sassuolo gioca, l’Inter vince

I rimaneggiati neroverdi fanno la partita con coraggio e personalità, ma Lukaku e Lautaro “blindano” lo scudetto. Negati un paio di rigori, uno a Skriniar, l'altro (clamoroso) a Raspadori

MILANO. È proprio la stagione dell’Inter. Contro un Sassuolo decimato dalle assenze, la capolista fa come il gatto col topo: si mette tutta dietro, lascia giocare i neroverdi e - a parte le occasioni sprecate nel recupero - con un tiro in porta per tempo o poco più strappa la decima vittoria di fila e blinda lo scudetto, volando a + 11 sul Milan. Una gara riassumibile in un dato, ovverosia il 33% di possesso palla dei nerazzurri, la cifra più bassa di tutta la stagione. Insomma, gli uomini di Conte hanno ottenuto il massimo col minimo sforzo. Ormai per lo scudetto manca solo la matematica, mentre il Sassuolo se ne torna a casa con zero punti, un sacco di complimenti per mole di gioco e personalità ma pure con la consapevolezza di aver subito un torto clamoroso. Infatti sull’1-0 Irrati ha inspiegabilmente sorvolato su un’evidente trattenuta in area ai danni di Raspadori e sugli sviluppi dell’azione l’Inter ha raddoppiato. La maglia che s’allunga è un fatto oggettivo, indiscutibile, difficile capire cosa abbia indotto l’arbitro a non concedere il rigore. E nemmeno perchè non sia andato al Var a riguardarsi l’episodio. Di fatto è l’episodio intorno al quale gira il match. Per completezza di informazione va detto che nel primo tempo Irrati non si è accorto di un possibile penalty anche per l'Inter dopo un contatto Djuricic-Skriniar. Un contatto che dal vivo era impercettibile, svelato solo dalle immagini rallentate. Mentre la maglia tirata a Raspadori era visibile anche live, se non dal direttore di gara almeno dall'assistente.

L’Inter, che al Meazza non batte i neroverdi da cinque stagioni (due pareggi e tre sconfitte), va in gol alla prima e unica occasione creata, poi lascia il pallino del gioco al Sassuolo rischiando solo in un’occasione. Questo il sunto del primo tempo: gli uomini di De Zerbi, nonostante nove indisponibili e con la stessa formazione di partenza vista con la Roma, se la giocano con coraggio pagando dopo dieci minuti l’unica sbavatura, con Toljan che lascia troppo spazio a Young, cross per l’implacabile Lukaku che di testa anticipa Chiriches e insacca. I neroverdi incassano il colpo ma non perdono la bussola iniziando pazientemente a palleggiare nella speranza di trovare un pertugio per fare male alla capolista. L’Inter lascia fare, aspetta gli avversari tutta rintanata davanti all’area, pronta a ripartire in contropiede. Di fronte al solido 5-3-2 della capolista, il grande possesso palla del Sassuolo (a fine match sfiorerà il 70%!) crea i presupposti per una sola occasione con Boga, chiuso in extremis da Skriniar a due passi da Handanovic. 

Per aumentare il tasso di pericolosità i neroverdi avrebbero bisogno di velocizzare e verticalizzare il fraseggio. De Zerbi - con gli uomini contati e privo di grandi alternative in panchina - non modifica l’undici di partenza, anche nella ripresa il tema della partita non cambia: Sassuolo ad attaccare palleggiando, Inter a pieno organico in difesa del vantaggio. L’unica differenza rispetto ai primi 45 minuti è che i nerazzurri non riescono più a ripartire con Lukaku e Lautaro costretti a riciclarsi difensori aggiunti. Conte inizia a preoccuparsi, prova ad inserire l’ex Sensi per Eriksen, ma la gara non cambia fino al minuto 67: nell’area interista De Vrij tira la maglia a Raspadori, l’arbitro fa correre, sul rovesciamento di fronte Lukaku lancia Lautaro che firma il raddoppio. Vibranti quanto inutili le proteste dei neroverdi, per Irrati la trattenuta non è stata abbastanza vigorosa per fischiare un penalty, in realtà netto. Nel finale De Zerbi sbilancia ancora di più il suo Sassuolo che a cinque dal novantesimo riapre la partita con uno splendido gol di Traoré (bravissimo ad aprire il piatto e a battere Handanovic) regalando un finale di gara palpitante, dove l’Inter si divora in due occasioni il terzo gol e Lukaku vede sfumare la doppietta per fuorigioco. Alla fine è festa per i nerazzurri sempre più vicini al titolo, al Sassuolo resta il rimpianto di aver fatto la partita in casa della capolista, di aver tirato in porta più del doppio dei futuri campioni d’Italia e di essersi visto negare un rigore che poteva cambiare la storia del match.—