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Calcio, Berardi si confessa: «Fiero del mio Sassuolo. E se una big chiama adesso mi sento pronto»

Il 26enne attaccante a cuore aperto dopo aver superato i 100 gol: «Da quel calcetto a bandiera neroverde: una splendida avventura» 

Domenico Berardi non è un giocatore come tanti e non lo è mai stato. La sua storia è illuminata da una stella a forma di pallone da calcio e, lungo questi suoi quasi 27 anni, un prato verde è lo sfondo di corse e rincorse, assist e gol, esultanze, vittorie e sconfitte. Il sogno di ogni bambino innamorato del calcio a volte si realizza. È lui a raccontarlo nel corso del programma tv Nero&Verde: “Mi ricordo sempre quella famosa partita di calcetto tra amici: c’era Pasquale Di Lillo a vederla e lui è stato l’artefice di tutto, perché mi ha fatto fare il provino contattando Carlino. Sono arrivato a Sassuolo e mister Bedogni dopo due giorni mi ha detto: ‘Avvisa i tuoi genitori, perché ti prendiamo’. Ero emozionatissimo, sono andato in sede e ho chiamato i miei: è stato straordinario. D’altronde, sono nato con il pallone sotto il braccio, me lo portavo anche a letto; quando vado in campo, è un lavoro, ma deve esserci sempre divertimento. Quando sono arrivato a Sassuolo, ero un ragazzo timido, un po’ chiuso, parlavo poco, ma qui mi hanno accolto benissimo”.

Dalla Calabria all’Emilia in un amen, dai campi di calcetto a quelli della Primavera e, poi, della Serie B: “Ero giù in Calabria quando mi arriva una telefonata da Soli e Fattori, che mi dicono che l’allenatore mi vuole con la prima squadra. Io ero felicissimo, sono venuto su e ho iniziato a fare il ritiro; dopo una settimana, ho visto che all’allenatore piacevo, ma non avrei mai immaginato di entrare subito in squadra. Magnanelli, Troiano, Missiroli, ma anche Gazzola e Pomini mi hanno accolto e li ringrazio sempre”.


È il 12 agosto 2012, il Sassuolo di mister Di Francesco debutta in Coppa Italia e Berardi riceve un inatteso regalo per il diciottesimo compleanno: “Non pensavo di giocare, ma il mister mi voleva provare ed è andata bene. Passano pochi giorni e si gioca la prima di campionato; al venerdì il mister mi fa: ‘Se ti faccio giocare dall’inizio, te la fai sotto?’. E io gli rispondo: ‘Non ti preoccupare, perché io gioco sempre come se fossi con i miei amici in Calabria. Tranquillo, puoi contare su di me’. Di Francesco lo ringrazierò a vita perché mi ha dato una chance, credendo in me".

Berardi non lo poteva ancora sapere, ma non era che l’inizio della storia di un predestinato del calcio: secondo match in campionato e arriva la rete contro il Crotone: “Un’emozione indescrivibile, in più contro una squadra calabrese, si vede che era destino. Mi sono divertito, ho segnato di destro che non è il mio piede forte, è stato emozionante”. Il gol è il metronomo che scandisce il tempo di Berardi: nella prima stagione saranno 11, oggi sono diventati 103. Lui li ricorda tutti, ma alcuni hanno colori più vividi: “Alla prima stagione in Serie A, realizzare 4 gol al Milan è stato indescrivibile: facevo gol a ogni palla che toccavo, quella era la mia serata; solo dopo l'ho capito, grazie ai messaggi della gente. Non me lo sarei mai aspettato di fare 100 gol con questa maglia, sono veramente orgoglioso perché questo club mi ha accolto come un figlio”. Tra tutti gli episodi, quelli a San Siro hanno sempre un gusto particolare: “La prima vittoria con l’Inter è stata bellissima soprattutto per il dottor Squinzi, ci teneva particolarmente. Fare gol al 94’, a San Siro, davanti a 70 mila spettatori non è facile: tutti fischiavano, ma per fortuna son rimasto freddo”.

A ripercorrere il passato, un cruccio rimane: “Sono riuscito a fare i preliminari di Europa League: ho dato tutto, ci tenevo a portare questa squadra nella fase a gironi. Poi mi sono fatto male e non ho giocato la coppa, mi dispiace moltissimo: spero un giorno di poterla fare”.

Per Berardi, la Nazionale è stata una conseguenza: “In Nazionale non pensavo di avere un rendimento così proficuo, spero di continuare. Mancini permette a noi attaccanti di avere libertà, ci trasmette tranquillità, non mette pressione e i risultati arrivano”. Dal passato al presente: “La proposta di gioco che facciamo qui a Sassuolo è devastante, perché giochiamo palla a terra, ci prendiamo responsabilità, non ci nascondiamo. Mister De Zerbi è un malato di calcio: ha ottenuto grandi risultati, agli allenamenti è un martello, è una grande persona e cerca sempre di insegnarci il suo gioco”.

È strano sentir parlare Berardi a lungo, ma anche questi aspetti rivelano un cambiamento: “Non mi piace parlare ai microfoni, ma in campo cerco sempre di dare il massimo e di vincere, perché quando finirò la carriera voglio potermi guardare alle spalle e saper di aver dato tutto me stesso. Sono cambiato in tutto: prima facevo delle sciocchezze per puro istinto, adesso conto fino a 10. Oggi essere una bandiera del Sassuolo mi rende orgoglioso, ovvio che Magnanelli è qui da più anni, ma io ho preso spunto da lui, imparando molto. Spero di aver dato a questa società e a questo ambiente qualcosa di bello, come loro lo hanno dato a me. Sarò sempre grato a tutti, soprattutto al dottor Squinzi e alla dottoressa Spazzoli, che mi sono sempre stati vicini: erano due persone fantastiche”.

Anche nella vita privata, per l’attaccante si è aperto un capitolo nuovo: “Ho assistito al parto di mio figlio, è stata un’emozione indescrivibile. Mi ha cambiato la vita: quando mi sveglio al mattino e lo vedo, sento la forza per vivere con il sorriso”.

Il presente parla di una stagione splendida, mentre il futuro è ancora incerto: “La mia prospettiva di andare in una grande squadra c’è sempre stata, ho rifiutato offerte importanti, perché non mi sentivo maturo e volevo crescere qui. Con gli anni sono maturato e, se capitasse un’occasione, la valuterei: l’obiettivo è divertirmi ed essere protagonista”.—