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L’arbitro di Brescello-Modena ricorda: «Un boato come quello nemmeno ad Anfield Road»

Vent’anni fa, esattamente il 6 maggio del 2001, i gialli realizzarono una delle più grandi imprese della storia del calcio geminiano: un gol al 97’ di Ciro Ginestra firmò la serie B 

Sono passati vent’anni esatti, ma i ricordi legati a quel Brescello-Modena restano scolpiti non solo nella memoria dei tifosi gialloblù, fin qui niente di strano, ma anche in quella di Marcello Ambrosino, arbitro di quella gara. Oggi avvocato, con studio legale nella sua Torre del Greco, ma ancora tesserato AIA in qualità di Osservatore Arbitrale, dopo la carriera di arbitro era transitato nella Can di A e B come assistente. In questo ruolo è diventato internazionale con diverse presenze tra Uefa Cup, Europei e Champions League. Malgrado le tante altre esperienze arbitrali importanti, e i vent'anni già passati da allora, Ambrosino ricorda ancora molto bene quel Brescello-Modena. Una partita evidentemente non banale neppure per il gentilissimo fischietto campano.

Avvocato Ambrosino, dalle vicende del Modena negli anni successivi si rese conto di averne cambiata la storia con quell’inusuale minuto di recupero in più?

“Ho visto che è salito anche in Serie A e poi è stato protagonista anche in B. Io però avevo solo applicato il regolamento. Niente di più”.

Allora però già un recupero di 6 minuti era raro, un’aggiunta di altri 60 secondi rarissima…

“E’ vero. Innanzitutto però ricordiamo che oggi il recupero è codificato e viene deciso sulla base di dati oggettivi, ad esempio 30 secondi per le sostituzioni, un minuto per intervento dei sanitari in campo, e che soprattutto c’è il quarto ufficiale a calcolare il tutto. Vent'anni fa l’arbitro doveva decidere da solo”.

In base a cosa decretò i 6 minuti, poi un altro supplementare?

“I 6 minuti erano dovuti al comportamento ostruzionistico tenuto dai giocatori del Brescello. Soprattutto nell’ultimo quarto d’ora si giocò pochissimo. Quindi non fu un gesto di coraggio, ma solo un recupero equo e congruo, perché l’arbitro non gioca, ma deve tutelare il gioco del calcio. Dato che in quei 6 minuti di extratime il Brescello rallentava ancora di più le riprese del gioco e aumentava il lassismo, sempre da regolamento decretai un settimo minuto. Tutto qui. Ricordo che dopo la partita il Commissario di campo si complimentò affermando che la prestazione era stata ottimale e che era d’accordo con il recupero accordato”.

Cos’altro in particolare ricorda di quella partita?

“Una cosa che credo non potrò mai dimenticare è il boato che è seguito al gol. Come arbitro poi come assistente sono stato in moltissimi stadi, ma quel boato di Brescello dopo il gol di Ginestra resta unico nella mia esperienza. Neanche a San Siro per Milan-Inter o a Torino, nemmeno all’Anfield Road di Liverpool mi è capitato di sentire un boato simile. Era un’esplosione di entusiasmo fortissima, con dentro quasi un po’ di rabbia”.

Erano le delusioni degli anni precedenti che si scaricavano tutte in quel momento.

“Non lo sapevo. Di sicuro, mi è rimasto molto impresso”.

Ci fu subito una pacifica invasione di campo. Ha temuto di non riuscire a far riprendere il gioco?

“I tifosi entrati sul campo saranno stati un centinaio, forse anche molti di più. Ricordo i carabinieri che li inseguivano per convincerli a uscire. Si doveva ancora giocare una ventina di secondi (23’’ ndr) e non volevo rischiare di dover sospendere”.

Qualche tempo fa in un’intervista Pasino ricordava che su di lui nel primo tempo c’era quasi una caccia all’uomo ma che l’arbitro ammonì quattro giocatori del Brescello in venti minuti.

“Francamente non ricordo questo dettaglio. E’ però normale che se si alza troppo il tono agonistico, si deve abbassare parallelamente la soglia di tolleranza dell’arbitro”.

Cosa ricorda di più del clima di quella giornata?

“Già in mattinata vedevamo un fiume di persone in paese, così partimmo per lo stadio con più di due ore di anticipo. Io e gli assistenti sentivamo che sarebbe stata una partita interessante anche da dirigere. L’entusiasmo si respirava nell’aria. Ho ancora davanti agli occhi una scena incredibile: da un’auto Panda uno dopo l’altro scesero sei ragazzi, poi aprirono dietro e ne scese un altro ancora!”.

Lei sa che a Modena dopo quella partita Ginestra e Ambrosino pari sono? A Ciro volevano intitolare una piazza…

“Ribadisco che quel giorno ho semplicemente applicato il regolamento. Di essere diventato… popolare da voi lo capii subito in campo alla fine, quando un tifoso mi chiese la maglia. Qualche anno dopo venni al Braglia come assistente di Collina (Modena-Bologna del 2003, ndr). Durante il riscaldamento raccolsi molti applausi, tanto che Collina commentò: ‘E’ la prima volta che un assistente è più popolare di me’. —

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