Addio a Pietro Peia, una vita per la Panini prima di salvare la pallavolo a Modena

Si è spento a 75 anni uno dei grandi personaggi della città sotto rete 

Una grande enorme, infinita passione per quello sport che gli era entrato nel sangue fin da giovanissimo: la pallavolo. Sì, perché come sottolineava qualche decennio fa, ai tempi della Panini in una delle rare interviste che non amava concedere “Nel volley non bastano le qualità fisiche per vincere, ma servono anche e soprattutto tecnica e intelligenza”.

Da giovanissimo alcuni raccontano di averlo visto allenare squadre femminili, altri invece palleggiare nella palestra del Liceo Tassoni, quella che fu la casa di Franco Anderlini: non un caso, iniziando così a scrivere una storia personale meravigliosa, quella vissuta a 360° con la famiglia Panini. In azienda, dove non impiegò molto a farsi luce, e sotto rete: al PalaMolza, dai tempi di Skorek in poi, fino a diventare un punto di riferimento per Giuseppe e Benito Panini all’inizio degli Anni Ottanta.


«Pietro era semplicemente Pietro, insostituibile e imprescindibile, sempre pronto a “scendere in campo” idealmente al fianco dei suoi ragazzi, andando spesso anche in panchina».

Parole commosse pronunciate dall’amico e compagno di mille avventure Leo Novi.

«Non amava la ribalta, che preferiva, se possibile lasciare ad altri, a lui piaceva agire e piaceva soprattutto la pallavolo».

L’epopea Panini porta la sua firma a caratteri cubitali perché fu lui a fare la scelta con cui Modena cambiò il suo destino.

«Ci furono gli anni di Paolo Guidetti, poi il biennio di Nannini, infine quel famoso scudetto perso a Reggio Emilia: un altro si sarebbe arreso, Pietro no e fu l’artefice della scelta di un giovane tecnico argentino, Julio Velasco, il resto è storia, fino al 1990, quando i campioni della Panini scelsero forzatamente altre strade».

Sempre pronto nelle scelte, sempre capace di individuare la persona giusta: fu così quando decise di dare spazio ad Aristo Isola come direttore sportivo, a cui di fatto concesse la ribalta degli anni più gloriosi, continuando a lavorare, dietro le quinte.

una nuova professione

Tanti, se non la quasi totalità dei giovani campioni dell’epoca scelsero lui per rappresentarli. E lui non li deluse diventando con Backstage il re mondiale dei procuratori, dominando il settore maschile come Donato Saltini e Mauro Raguzzoni fecero con quello femminile.

«Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con lui - dice Luca Novi, oggi agente top in campo internazionale - avevo 27 anni e ne ho passati dieci al suo fianco. Da lui ho davvero imparato tanto: con Pietro, del resto, non c’erano alternative o imparavi rapidamente e ti miglioravi o la storia finiva lì. Sul piano umano era un piacere ascoltarlo parlare di pallavolo, di questo o quel giocatore. E qualche volta mi ricordava i suoi primissimi anni a Modena e quell’appartamento sopra la vecchia Pirri dove viveva».

per il bene di Modena

Anni Duemila, da procuratore a dirigente, a co-proprietario della società rilevata da Giovanni Vandelli, con Giuliano Grani, Antonio Barone e la moglie Catia Pedrini, fino a rimanere solo per una stagione a garantire la sopravvivenza di Modena nella Serie A del volley. Tra le tante scelte fatte, quella dell’arrivo di Bruno Da Re come direttore generale, ripetendo quanto fatto vent’anni prima con Aristo Isola. Annate impegnative che portarono solo una Challenge Cup (2008), poco per il grande impegno profuso, fino al momento del definitivo passaggio di consegne e al ritorno di Catia Pedrini che oggi lo ricorda così:

«Modena Volley si stringe attorno alla famiglia di Pietro, alla moglie Anna, alle figlie Elisa, Eugenia ed Eleonora, a cui porgono le più sentite condoglianze in questo momento di profondo dolore. Pietro Peia è stato un grande amico del nostro volley modenese. Di più: nel salutarlo, sento il dovere di ringraziarlo per la sua generosa discrezione. Lui, che era stato un dirigente della grande Panini, aveva coraggiosamente garantito in prima persona la sopravvivenza del club in tempi particolarmente difficili. Ricordo con affetto e commozione la sensibilità con la quale mai mi ha fatto mancare il contributo della sua competenza e della sua passione. Credo che senza la sua dedizione la storia di Modena Volley, la nostra storia, sarebbe stata meno felice e molto meno ricca di successi. Sono vicina alla famiglia in questo momento di dolore e stringo la figlia Elisa, nostra preziosa collaboratrice, in un abbraccio infinito».

Infine il saluto delle figure istituzionali cittadine.

«Un grande dirigente ma soprattutto un uomo innamorato della pallavolo. Pietro Peia è stato un grande dirigente, fin dai tempi della Panini per arrivare al Modena Volley, ma era soprattutto un innamorato della pallavolo, che per lui era ben più che un lavoro».

Così il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e l’assessora allo Sport Grazia Baracchi ricordano Pietro Peia: «Un protagonista della pallavolo modenese che, nei tempi difficili è riuscito a evitare il fallimento della società che ha poi condotto fino all’epoca del Modena Volley e di Catia Pedrini».

Il sindaco e l’assessora rivolgono poi le più affettuose condoglianze alla moglie, alle figlie e a tutta la famiglia di Peia, “sapendo di interpretare il pensiero di tutti i tifosi della città”.

Oggi dalle 8 alle 19 sarà dare l’ultimo saluto a Peia presso la Casa Funeraria Terracielo Funeral Home in via Emilia Est 1320 a Modena. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.