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Modena calcio. Carlo Rivetti, la storia di un uomo vincente: «Mi sento allenatore, scelgo chi deve giocare»

Il profilo e la storia del nuovo patron dei canarini. Una tradizione di famiglia e una storia ricca di successi professionali a livello mondiale

MODENA. «Mi sento l’allenatore. Scelgo i ragazzi da mandare in campo in base alla partita che dobbiamo giocare: dobbiamo essere più sensibili, più veloci, più pronti a cogliere i segnali di forza e di debolezza». Parole di Carlo Rivetti, il nuovo proprietario del Modena F.C..

Le trovate sul web, in “My History, my company by Carlo Rivetti”. La metafora calcistica che l’imprenditore piemontese, che portò al successo il marchio Stone Island, utilizza per spiegare la sua storia personale, e anche la sua filosofia, imprenditoriale ma non solo, si può leggere come un preannuncio della discesa in campo? Forse soltanto come un’eco della passione per il calcio che lo accomuna ai tre figli, tra i quali Matteo dovrebbe diventare il nuovo presidente gialloblù. Non solo spettatori però, dato che in campo, nei campionati amatoriali di Calcio a 7, è scesa anche una squadra aziendale, la Stone Island Football Club, di cui Carlo è presidente onorario. Insomma, il calcio come passione di famiglia.

Il cognome Rivetti però è declinato soprattutto nel campo del tessile e della moda, un brand familiare che nell’arco di un secolo e mezzo ha conosciuto un successo crescente e molte volte in anticipo sulle tendenze, tanto da diventare spesso tendenza esso stesso. La storia di questa famiglia piemontese affonda le sue radici nel settore abbigliamento fin dall’Ottocento e leggerla è come leggere la storia di quel nuovo Stato chiamato Regno d’Italia, che grazie a molti suoi imprenditori si avviava a diventare uno dei più importanti in Europa. Più che una storia sembra un romanzo e come tale si potrebbe leggerlo. Partendo dal secolo XIX, da Giovanni Battista Rivetti, primo macchinista cardatore dell’industria tessile, il cui figlio Giuseppe vendette di nascosto le mucche degli allevamenti di famiglia per comprare telai.

Passando per l’intuizione di un famigliare, che iniziò a gommare i tessuti dei lanifici per renderli più performanti. E per la decisione di Silvio, padre del nuovo patron del Modena, che nel dopoguerra andò negli USA, dove conobbe un’azienda che realizzava ciò che in Europa non c’era ancora, cioè l’abbigliamento confezionato su una serie di misure teoriche. Voilà, le taglie! Tornato in Italia acquistò per intero il Gruppo Finanziario Tessile, grazie al quale per la prima volta in Italia ci si poteva vestire con abiti non solo sartoriali. Da altre intuizioni, da collaborazioni con nomi quali Emanuel Ungaro, i Rivetti fecero un altro, decisivo, salto: dall’abbigliamento alla moda. Diventando licenziatari di stilisti, divenuti poi vere icone, tra i quali Giorgio Armani e Valentino. Verso la fine degli Anni Settanta «…ebbi l’intuizione di aprire un nuovo fronte all’interno del gruppo, per generare qualcosa slegato dal tempo: lo sportswear» - racconta Carlo Rivetti.

Di nuovo voilà, l’abbigliamento sportivo! Poi negli Anni Novanta l’acquisto del 100/% della C.P.Company, fondata da Massimo Osti, con sede a Ravarino. E il conseguente consolidamento di marchi già notissimi: oltre a C.P.Company, Boneville, Taverniti e Stone Island, diventato un fenomeno di costume, inteso in senso letterale come abbigliamento, ma anche sociale. Nel 2010, ceduta C.P. Company, Rivetti si concentrò solo su Stone Island, il marchio della Rosa dei Venti, che esprime l’amore per il mare e per una ricerca costante. Infine, nel dicembre scorso Rivetti ha ceduto Stone Island a Moncler di Remo Ruffini (per 1,15 miliardi di euro), acquistandone congiuntamente, con la sua Rivetex, un’importante quota societaria. Carlo Rivetti, classe 1956, laureato in Economia alla Bocconi, è stato anche consigliere in importanti associazioni del settore tessile e moda, oltre che docente di Marketing per il Disegno Industriale e del Progetto Moda Uomo presso il Politecnico di Milano. E, ultimo ma non ultimo, da ieri è patron del Modena Calcio.

«Un desiderio di continua sperimentazione e ricerca, non senza un pizzico di sana follia, quel qualcosa di speciale che rende la nostra Stone Island molto più di un marchio di abbigliamento» - spiegò. Una filosofia vincente applicabile anche al football? Nell’Era Rivetti pure il Modena potrà diventare molto più che una società di calcio, un vero brand? Glielo auguriamo. Ce lo auguriamo. —