Earvin Ngapeth idee chiarissime: «Lo scudetto il mio obiettivo»

«Con Catia non ho mai smesso di parlare, ho firmato un anno fa» «Perugia e Lube hanno grandi roster, volevo un club capace di batterle»

Francesco Cottafava

Singori, riecco Earvin! Ritorna a parlare Ngapeth, tornando sul suo (recente) passato in Russia e, soprattutto, del suo futuro. Un futuro targato Modena. Lo schiacciatore transalpino, direttamente dalla bolla di Rimini dove sta disputando la Vnl 2021, ha parlato con il sito francese rmcsport.com e, per prima cosa, ha spiegato le ragioni del cuore che lo hanno ricondotto sotto la Ghirlandina.


Earvin di nuovo stella del PalaPanini.

«Ero un po’ perso dopo i tre anni in Russia, avevo bisogno di orientarmi. Per me era importante trasferirmi in un posto che, anche mia moglie e i miei figli, conoscevano. Tutto è andato per il verso giusto perché a Modena torneranno anche Bruno, mio fratello Swan e arriverà il mio amico Nimir. Volevo davvero continuare la carriera in un posto dove la mia famiglia sarebbe stata bene, ma ovviamente volevo anche un club con grandi ambizioni. Perugia e Civitanova hanno grandi roster e io volevo andare a Modena, in un club capace di battere proprio quelle squadre. Lo scudetto è il nostro obiettivo».

Decisiva per la scelta di tornare a Modena, Catia Pedrini.

«Io e la “Pres” non abbiamo mai smesso di parlare negli ultimi tre anni. Ho firmato a Modena già all’inizio di settembre scorso, il campionato in Russia non era nemmeno iniziato. Lei mi ha scritto ad agosto, io le ho risposto all’inizio di settembre. Due giorni dopo ho firmato il contratto, senza che nessuno lo sapesse. Solo io e lei lo sapevamo».

Ngapeth non nasconde la delusione per la sua esperienza russa.

«La considero un fallimento. Ero chiaramente partito per vincere la Champions League. Dopodiché, rimane una superba esperienza di pallavolo. Ho giocato in un grande club con grandi giocatori. E poi è un orgoglio poter dire di aver indossato la maglia dello Zenit Kazan per tre stagioni».

Prima di Modena, però, c'è una medaglia da conquistare.

«Penso che rispetto ai Giochi di Rio abbiamo una panchina più profonda. Nel ruolo di ricevitore-attaccante siamo in quattro che possiamo dare il nostro contributo, è davvero un punto di forza. Penso che arriveremo a Tokyo, almeno sulla carta, davvero più solidi rispetto alle Olimpiadi di cinque anni fa, e sicuramente con più esperienza».

La preprazione all’evento più atteso Ngapeth e compagni sarà abbastanza particolare.

«Andremo in Giappone tra due settimane. Andiamo su un’isola, Okinawa, dove passeremo due settimane per completare la nostra preparazione. Abbiamo pensato che prima di arrivare a Tokyo, dove temiamo saranno super severe le disposizioni da seguire, sarebbe stata utile un po’ di libertà. Ma alla fine anche a Okinawa le regole saranno severissime, dovremo stare chiusi in hotel. Non sappiamo davvero cosa aspettarci. Rimini, infatti, serve non solo come preparazione sportiva, ma serve anche come preparazione mentale per quello che succederà a Tokyo. Il piccolo extra che abbiamo a Rimini, e non avremo ovviamente purtroppo in Giappone, è la spiaggia dell’hotel. Ci stiamo preparando per tutti le situazioni». —