Tesser: «Non sono uno Special One e il Modena seguirà la strada del gioco»

«Mi piace proporre un calcio propositivo. Non sarò mai un uomo solo al comando, perchè si vince nello spogliatoio»

MODENA. Attilio Tesser, classe 1958, segno zodiacale Gemelli. Come Gianni De Biasi, ad esempio, del quale è anche conterraneo dato che la sua Montebelluna è solo a qualche decina di chilometri da Sarmede, luogo natale dell’ex allenatore della celebratissima Longobarda gialloblù.

Significa qualcosa? Per adesso niente, lo registriamo soltanto, ma non si sa mai. Intanto anche lui è ufficialmente allenatore del Modena. Faccia da ragazzino, fisico tiratissimo, tanto che una ventina di minuti, su quella fascia sinistra sulla quale da giocatore ha fatto centinaia, migliaia di chilometri, forse potrebbe ancora farli. Intanto registriamo le sue prime dichiarazioni da nuovo tecnico del Modena.

Mister, il Presidente Rivetti ha detto che nella sua scelta ha pesato molto la caratura umana di Tesser.

“Ovviamente mi fa molto piacere essere stato valutato prima come persona poi come tecnico. Io posso contraccambiare promettendo il massimo impegno e grandissimo rispetto per la proprietà, la maglia, i tifosi e la città tutta. Come ho sempre cercato di fare in tutte le piazze”.

Il suo nome era stato accostato al Modena anche in anni passati, poi non se ne fece niente.

“All’inizio della gestione di Caliendo, poi anche nel 2015, ma in entrambi i casi, sia pure per motivi diversi, non si era concluso”.

Si sente un lusso per la Serie C, come l’ha definita il Presidente e come ribadiscono i social? E questo le mette pressione?

“Intanto ringrazio per i giudizi lusinghieri e la fiducia, ma ci tengo a dire che non sono uno ‘special one’, ma un uomo normale, che se vince lo fa insieme con la proprietà e l’ambiente e solo se c’è la giusta alchimia con tutte le componenti. Non sarò mai l’uomo solo al comando”.

Un contratto biennale con opzione per il terzo anno. Un contratto importante.

“Sì, un programma da società blasonata, per centrare un obiettivo difficile, perché vincere in Serie C è complicato”.

Che tipo di squadra dovrà essere il suo Modena?

“Innanzitutto unita, con quella giusta alchimia di spogliatoio che si diceva prima. Poi fatta da giocatori bravi, con qualità tecniche importanti. Anche giocatori che accettano di scendere di categoria, ma solo se lo fanno con le motivazioni giuste”.

Pensa di adottare il modulo che finora ha utilizzato maggiormente? E, prendendo spunto dagli Europei, sarà più simile all’Italia o alla Svezia?

“Penso che continuerò con il 4-3-1-2, ma il modulo tattico per me non è mai un dogma. In quanto ai paragoni europei, il mio Modena non sarà una squadra che specula troppo, ma che, pur curando le due fasi, cercherà sempre di privilegiare quella offensiva. Questo a prescindere dal numero di attaccanti che ci sono in campo, ma proprio come mentalità. Insomma, una squadra che gioca sempre per vincere, che voglio giochi a calcio, un calcio molto propositivo”.

Un calcio anche spettacolare.

“Lo spettacolo si può declinare in vari modi, ma, ribadisco, il mio Modena deve giocare a calcio, anche a rischio di subire le ripartenze avversarie. Se succederà so che sul momento mi arrabbierò, ma è lo stesso, la strada da seguire deve essere quella del gioco”. Ha chiesto qualche giocatore tra quelli che ha avuto in anni precedenti? “Naturalmente non svelerò mai i nomi, ma posso dire che un paio li ho chiesti al Diesse”.

Quali caratteristiche temperamenti dovrà avere il suo Modena?

“La mentalità che ho descritto prima, poi la giusta cattiveria, in senso calcistico s’intende. Che vuol dire anche, ad esempio, battere bene un corner, un fallo laterale, insomma, fare le cose nel modo giusto. Ma il presupposto rimane sempre fare gruppo, il lavoro di spogliatoio, pensare sempre come ‘noi’, mai come ‘io’, e sentire l’onore della maglia”. Anche perché la Serie C è una brutta bestia da affrontare. “Sì, è una categoria molto complicata, in cui devi pedalare già dalla prima partita senza calare. La C non lo permette. Sperando di riavere il nostro grande pubblico”. —

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