Sassuolo: Dionisi, un allenatore pragmatico ma "non irrequieto"

Tanto per cominciare Alessio Dionisi ha tenuto a specificare di non essere un tipo “irrequieto”. Se se n’è andato dopo una sola stagione sia da Venezia che da Empoli è per altri motivi, slegati al suo carattere. In ogni caso essere ambiziosi non è un difetto, anzi.

Per il resto si va a sensazioni. Il nuovo allenatore del Sassuolo è parso più pragmatico e meno “idealista” rispetto ai suoi predecessori, Di Francesco e De Zerbi. Poche disquisizioni tattiche e una parola d’ordine: continuità. Il suo non sarà un Sassuolo che riapre un ciclo partendo da zero ma, al netto delle cessioni di Locatelli e forse Berardi, la volontà è quella di proseguire senza stravolgimenti il lavoro di De Zerbi, sia a livello tattico che, possibilmente, di risultati. Impresa non semplice. De Zerbi se n’è andato perchè, dopo un 8° posto con 62 punti e un’Europa sfumata per una questione di differenza reti, voleva legittimamente provare ad alzare ulteriormente l’asticella, intervenendo in un certo modo sulla rosa. Cosa che non ha ritenuto fattibile dopo aver ascoltato i programmi del club. Programmi che invece hanno convinto Dionisi, conscio del compito, non semplice, che lo attende. “So di raccogliere un’eredità pesante e sarebbe da folli non dare continuità a quanto fatto in questi anni” - ha detto con umiltà il 41enne mister di Abbadia San Salvatore. Dopo l’addio di De Zerbi la società non cercava un gestore, bensì un tecnico capace di allenare la squadra e in grado di entrare nella testa dei giocatori. Quello di Dionisi è stato considerato il profilo ideale. Buon lavoro mister. —


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