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L’esclusione del Carpi, ecco le motivazioni della Federcalcio che inchiodano la società

Mancanze su scadenze perentorie di versamenti Inps e Irpef e anche sui procedimenti adottati per porvi rimedio 

CARPI. Le motivazioni della sentenza Figc sulla bocciatura dell’iscrizione abbattono il paravento dietro il quale si è rifugiata la società biancorossa già nelle ore successive al giudizio Covisoc.

I problemi sulla rateazione, infatti, non sono che una piccola parte della verità: un punto sui tre contestati e certamente il meno grave. Come già vi abbiamo anticipato, le mancanze riguardano alcune scadenze perentorie di versamenti Inps e Irpef non rispettate e anche i procedimenti adottati per porvi rimedio.


L’IRPEF NON PAGATA

La Covisoc ha escluso il Carpi per il «mancato rispetto di alcuni dei criteri legali ed economico-finanziari previsti per l’ottenimento della Licenza Nazionale».

La prima contestazione riguarda l’omesso versamento di quota parte delle ritenute Irpef riguardanti gli emolumenti dovuti per le mensilità di settembre e dicembre 2020 e di gennaio e febbraio 2021.

La società pare li abbia rateizzati senza autorizzazione dell’Agenzia delle entrate e infine…non li abbia pagati, se non in minima parte: «Il piano di rateazione adottato (apparentemente articolato in 24 rate di cui soltanto due realmente corrisposte) è stato elaborato in totale autonomia da parte della Società e senza che, per quanto consti, risultino effettivamente accordati provvedimenti di rateazione da parte delle competenti Autorità». Di tutte, appare la mancanza più grave.

LE RATE

Decisamente più lieve il rilievo sulla rateazione dei contributi Inps di ottobre e novembre 2020, per i quali la società «ha erroneamente applicato le disposizioni vigenti avendo autonomamente rateizzato i contributi in 24 mesi con il pagamento della prima rata il 30 maggio 2021 (art. 1, commi 36 e 37 della L. n. 178/2020), mentre avrebbe potuto rateizzare gli importi dovuti in quattro rate mensili a decorrere dal 16 marzo 2021 (art.13 bis e quater della L. 176/2020)».

TERMINE VIOLATO

Pesante anche il terzo rilievo, per un altro termine ritenuto perentorio ma sforato, seppur sanato 24 ore dopo, naturalmente con una rateazione.

Riguarda le mensilità Inps di gennaio, febbraio e marzo per le quali la società si è vista respinta dall’Ente di previdenza la richiesta di dilazionare le rate al 23 giugno 2021, perché presentata senza aver pagato quelle relative ai mesi di aprile e maggio. «Successivamente in data 29 giugno – vale a dire oltre il termine perentorio prescritto dalla disciplina di riferimento fissato nel 28 giugno – la Società ha presentato all’Inps una nuova istanza finalizzata a conseguire la possibilità di pagamento rateale la quale, tuttavia, è stata accolta soltanto il 30 giugno ovvero tardivamente rispetto al suddetto termine perentorio». Da quanto si legge nelle motivazioni, la società, per dimostrare la propria buona fede, avrebbe poi tentato di porvi rimedio «con la corresponsione, prima del formale accoglimento dell’istanza di rateazione, del versamento spontaneo ed in autonomia di due rate del piano di rateazione oggetto di accoglimento da parte dell’Inps solo al 30 giugno».

SALITA MOLTO RIPIDA

Vorremmo avere lo stesso slancio d’ottimismo manifestato dal presidente Matteo Mantovani, ma per passare sopra alle criticità rilevate, il Collegio di garanzia del Coni sarebbe costretto a svilire in un qualche modo i tempi e i modi che la stessa Federcalcio si è data per circoscrivere il fenomeno dei fallimenti in corso d’anno, peraltro già non troppo efficace.

La società biancorossa ora si ritiene in pari con tutto, ma balza all’occhio che abbia pagato nei termini solo sei delle 14 rate tra Irpef ed Inps previste da settembre ad aprile, rateizzando tutto il resto.

La situazione del Carpi, insomma, è decisamente critica tanto da suggerire che l’unica strada sia quella di appellarsi alla clemenza della corte.

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