Claudio Vandelli: «Quel giorno a Los Angeles capii cosa significa vincere un oro olimpico»

«Non ero certo nemmeno del posto da titolare, poi invece trionfammo nella 100 chilometri cronometro a squadre»

Bruno Ronchetti

Ricordi “Olimpici”, a 48 ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi di Tokyo. Ricordi indelebili come quelli di Claudio Vandelli, 60 anni da compiere il prossimo 27 luglio, una carriera con i fiocchi e contriofiocchi nel mondo del ciclismo.


Modenese, un anno nella Nicolò Biondo prima di vestire sempre da grande protagonista la maglia della Giacobazzi, nel 1984 Vandelli forse nemmeno immaginava al momento della partenza per Los Angeles l’esperienza meravigliosa che avrebbe vissuto di lì a pochi giorni.

«Venni selezionato tra i cinque che avrebbero vestito la maglia azzurra – racconta oggi Vandelli – eravamo in agosto e partimmo per gli States con tanti sogni e una grande speranza nel cuore: lasciare il segno della nostra partecipazione a quei Giochi in terra americana».

«Quando decollammo dall’Italia nemmeno sapevo se sarei stato inserito nel quartetto che avrebbe disputato la 100 chilometri a squadre o se sarei stato solo la riserva, la gara era in programma domenica 5 agosto. Poi tutto accadde così in fretta e mi sembrò di vivere in un sogno. Ricordo il momento in cui il Commissario Tecnico Gregori ci comunicò i nomi dei quattro che avrebbero vestito la maglia azzurra in gara, l'emozione e la tensione in tutti noi erano davvero al top. Già era bellissimo essere a Los Angeles, ma è chiaro che sarebbe stato molto più bello poter correre con i miei compagni e cercare di regalare qualcosa di meraviglioso alla mia nazionale. Sono stato fortunato e quando ho sentito pronunciare il mio nome ho capito che forse eravamo solo all’inizio di una favola. Sì, lo confesso, quando sentii il mio nome tra i quattro che avrebbero gareggiato provai un’emozione impossibile da descrivere anche oggi a 37 anni di distanza da allora».

«Avevo lavorato tanto durante la stagione, anche e soprattutto per gli altri, forse per questo in cuor mio avevo sempre sperato nella convocazione, e in un attimo capii che tutti i miei sacrifici erano stati ripagati. Io, Claudio Vandelli, a poco più di 23 anni ero un ragazzo felice».

E venne finalmente il grande giorno.

«Oltre a me facevano parte di quel fantastico quartetto Bartalini, Giovannetti e Poli, ragazzi tosti che, proprio come me, sapevo avrebbero dato l’anima pur di realizzare il loro sogno».

Detto e fatto.

«Già attorno al 25° dei 100 chilometri in programma noi italiani avevamo un buon tempo, ma fu solamente a metà percorso che ci portammo al comando. Nella seconda parte abbiamo aperto il “gas” e al termine concludemmo la prova in meno di due ore, con una media di oltre 50 all'ora. Un trionfo, una gioia immensa, difficilmente descrivibile».

A Modena intanto esplose la festa.

«Papà Ermanno, mamma Alma, i fratelli Silvana e Maurizio impazzirono di gioia, questo lo ricordo bene. In tanti mi aspettarono alla Malpensa al mio rientro, poi venni festeggiato prima a Modena in Comune, dal sindaco Del Monte e dall’assessore Montanini. Poi ancora momenti fantastici a Nonantola i complimenti del sindaco Reggiani, una giornata meravigliosa all’Abbazia organizzata per celebrare quella che non era stata solo la mia impresa, ma l’impresa di tutti quelli che mi erano sempre stati vicini». —