Dionisi, la strada è giusta

Quello con la Roma era il primo, vero test per il nuovo Sassuolo targato Alessio Dionisi. Al netto di una sconfitta incredibile quanto immeritata, i neroverdi tornano dall’Olimpico con un pieno di autostima e segnali positivi. La squadra esprime un bel calcio, crea, è disposta a rischiare e soffrire, ha personalità e mostra l’atteggiamento spavaldo e propositivo di sempre nei confronti con le big. A tratti il Sassuolo ha preso a pallate la Roma di Mourinho, pagando un conto salato alla sfortuna (due gol annullati per una questione di centimetri e un palo che ancora sta tremando) e a un pizzico di imprecisione di troppo in zona gol, complice un Rui Patricio in serata di grazia. Con più cattiveria sarebbero arrivati tre punti con la Sampdoria e probabilmente altrettanti all’Olimpico. La classifica non rende giustizia al buon inizio di campionato del Sassuolo sotto il profilo delle prestazioni, ma come detto i segnali sono incoraggianti. Intanto è da sottolineare l’ottimo approccio di mister Dionisi ad una realtà particolare qual è il Sassuolo, il che non era affatto scontato. Rispetto a De Zerbi una cosa balza subito all’occhio: il nuovo tecnico è meno “martellante” durante la partita e qualche giocatore sembra giovare della minor pressione. A livello tattico Dionisi sta saggiamente proseguendo sul prezioso solco lasciato dal predecessore, anche se il suo Sassuolo - dettaglio non da poco - fa meno possesso palla preferendo un gioco verticale. Ne viene fuori una manovra più rapida, che esalta le qualità del ricco reparto offensivo. E nonostante qualche amnesia, ora pare esserci un po’ di attenzione in più alla fase difensiva, storicamente il tallone d’Achille del Sassuolo. Tutte sensazioni che dovranno trovare conferme nelle prossime gare, a partire dall’anticipo di venerdì contro il Torino. Infine il capitolo Berardi: c’era attesa per capire come l’attaccante avrebbe reagito dopo essersi autoescluso nelle prime due uscite, chiedendo una cessione che non è arrivata. Anche se la fascia di capitano è rimasta sul braccio di Ferrari, Berardi ha dimostrato - se ancora ce n’era bisogno - di essere un insostituibile totem per questo Sassuolo, che resta competitivo malgrado l’addio a pezzi da novanta come Locatelli e Caputo.

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