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Volley, il ritorno di Ngapeth: «Modena? Le persone a cui voglio bene qui sono il mio motore»

«Abbiamo una squadra di alto livello in cui siamo tutti amici. Ho parlato con Giani all’Europeo: un onore giocare per lui»

Il ritorno a Modena di Earvin Ngapeth è qualcosa di speciale. Tutti sapevano che prima o poi il figliol prodigo di Modena sarebbe tornato nel suo Pala Panini, e finalmente il momento è arrivato. Dopo tre stagioni a Kazan, deludenti sia da un punto di vista personale che professionale, Monsieur Magic è pronta a riprendersi Modena e riportarla al vertice della pallavolo italiana e mondiale.

«Tornare è un'emozione enorme - spiega Earvin Ngapeth, occhiale da solo e sorriso stampato in faccia - mi sono emozionato quando sono sbarcato in Italia e quando, in macchina, stavo venendo verso il Pala Panini. La squadra è di alto livello e ci sono tanti miei amici, in questa città e nello spogliatoio ho dei legami che vanno oltre il mondo della pallavolo. E questo, per me, è un grande vantaggio. Trovare una squadra così per me è speciale. Sono amici e fratelli, avrò poi la famiglia sempre al mio fianco, queste sono tutte cose decisive, il massimo per iniziare al meglio una nuova avventura».


Earvin ci racconti quando è nato il tuo ritorno a Modena?

«Non so se posso dirlo...(ride ndr). Io ho sentito Catia già a settembre dell'anno scorso, quando il campionato russo era appena iniziato. Abbiamo parlato tanto, ma sapevamo perfettamente entrambi che ci saremo rincontrati. Poi sentivo quotidianamente Bruno e gli dicevo “sarebbe bello tornare a giocare tutti insieme a Modena”. Alla fine si è creata una squadra che, solo pochi mesi fa, sembra un sogno. Abbiamo fatto bene a seguire il nostro cuore».

L'obiettivo è quello di tornare a vincere subito?

«Abbiamo una squadra fatta per vincere tutto, non possiamo nasconderci. E proveremo a conquistare il numero maggiore di trofei possibile. Il mio obiettivo personale è quello di scrivere una nuova pagina di vittorie nella storia di Modena».

Questa estate hai dimostrato di essere ancora uno dei giocatori più forti del mondo.

«Penso che le critiche che ho ricevuto a Kazan fossero legittime. Il campionato russo è complicato e ci ho messo diverso tempo ad adeguarmi. Così come è diversa la vita fuori dal campo, e a quella non sono mai riuscito ad adattarmi. Ho trascorso anche sette mesi da solo, senza poter vedere la mia famiglia. E' stato veramente difficile. Anche per questo a Tokyo avevo molta voglia di dimostrare che ero ancora quel giocatore visto a Modena. Dopo un inizio complicato, abbiamo anche rischiato l'eliminazione, abbiamo poi giocato una Olimpiade stupenda, con la forza del gruppo che è venuta fuori alla distanza».

Hai già parlato con Andrea Giani?

«Abbiamo trascorso quindici giorni insieme questa estate quando eravamo in nazionale, quindi abbiamo già parlato tanto, soprattutto della nuova squadra. Per me è un onore avere come allenatore Giani. Però adesso è terminato il tempo della chiacchiere perché dobbiamo metterci a lavorare, la stagione è alle porte e tra poco inizieremo a fare sul serio. Stiamo faticando in palestra, spingendo forte ogni giorno, e dobbiamo continuare su questa strada».