Contenuto riservato agli abbonati

Il Consiglio di Stato boccia il Carpi Fc 1909: è la fine dell’era degli “Immortali”

CARPI  La sonora bocciatura rimediata dal Carpi Fc 1909 davanti al Consiglio di Stato avvicina una soluzione per il Cabassi. A breve, infatti l’Athletic Carpi potrebbe prendere possesso dell’impianto fin qui gestito dalla società composta da Ncs, Vft, Campoleone Holding, Federico Marcellusi e Simone Morelli. A loro, il Sindaco Alberto Bellelli ha chiesto di recedere formalmente dalla convenzione, altrimenti procederà alla revoca: «Viene confermata la correttezza delle nostre azioni – ha dichiarato il Sindaco Bellelli – e ora ci aspettiamo che ci venga riconsegnata in modo celere l’impiantistica sportiva, così da poter avviare in tempi rapidi la sua manutenzione e il suo affidamento. Nell’esprimere la mia soddisfazione per il risultato ottenuto, rimarco invece la mia delusione per il tempo perso e per le risorse impiegate per difenderci causa il persistere della società nei ricorsi in tutti i gradi di giudizio». L’avvicinarsi del ritorno a casa è la buona notizia, che guarda al futuro, di una giornata triste per ogni tifoso biancorosso. Ieri, infatti, il Carpi Fc 1909 ha ufficialmente terminato la sua storia calcistica. Non sappiamo se ci saranno altri tavoli di Giustizia ordinaria, ma da ieri non c’è più Giudice che possa ancora dir la sua sull’iscrizione ai campionati. Scompare così la società nata nel febbraio 2002 per volontà di Cavicchioli.

Rilevò in corsa l’attività sportiva del moribondo Carpi Calcio e avrebbe stupito l’Italia intera conquistando la Serie A nell’epoca di Bonacini e della presidenza Caliumi. L’Ordinanza di ieri non è che l’epilogo di una estenuante battaglia legale sulla quale il Consiglio di Stato ha messo il punto finale. Presieduto da Fabio Franconiero, il collegio ha confermato quanto già detto dal monocratico il 17 settembre, quando respinse il ricorso per la riammissione in Lega Pro perché «alla data del 21 maggio 2021, la società appellante non possedeva i requisiti prescritti dalla normativa federale relativa all’ammissione alla Serie C».


Via Abetone aveva chiesto la revocazione ritenendo che quel provvedimento non rispondesse affatto alle richieste. Ieri, la nuova istanza è stata ritenuta tanto inammissibile che i Giudici hanno imputato al Carpi Fc le spese processuali di Coni e Figc, per un importo di duemila euro cadauna più accessori. Ma la porta in faccia che fa più male è quella sulla Serie D , per la quale è stato confermato il pronunciamento del Tar dello scorso 7 ottobre. In quell’occasione, la richiesta di essere iscritto al campionato verteva sulla precedente Ordinanza dello stesso Tribunale per il caso Casertana (17 agosto, nella vicenda le date sono importanti), che aveva di fatto sospeso l’art. 52 comma 10 delle NOIF. Pur riconoscendo la fondatezza dell’interpretazione, i Giudici rigettarono il ricorso perché presentato in data successiva all’individuazione dell’Athletic Carpi quale società alla quale attribuire il titolo sportivo (21 agosto). L’istanza, quindi, avrebbe dovuto rivolgersi non al Tar ma agli organi della Giustizia sportiva per rispetto della “pregiudiziale sportiva”. Il Consiglio di Stato, pur compensando le spese, ieri ci ha aggiunto il carico, rimarcando che «con il ricorso per motivi aggiunti depositato il 26 agosto 2021 non sono state introdotte nuove ragioni, ma è stata introdotta una domanda nuova». L’epitaffio a una storia di quasi 20 anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA