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Dionisi, scacco matto a Sarri

Dopo aver regalato il vantaggio al 6’, il Sassuolo ribalta la partita con Berardi e Raspadori che abbattono una Lazio troppo rinunciataria

Stefano Aravecchia

REGGIO EMILIA. Ennesimo capolavoro del Sassuolo targato Alessio Dionisi. I neroverdi ormai ci hanno preso gusto e, fedeli al loro ruolo di ammazzagrandi, dopo Juventus e Milan hanno castigato anche la Lazio. Non che i biancocelesti abbiano tenuto fede al loro blasone: ieri al Mapei Stadium nessuna traccia del cosidetto Sarriball, e gara dominata dal Sassuolo che, in attesa del posticipo Roma-Spezia, si porta a 3 punti dal settimo posto che vale l’Europa, occupato dal sempre più sorprendente Empoli. Squadra che contende ai neroverdi lo scettro di ammazzagrandi del campionato. Una soddisfazione doppia per Dionisi che dà scacco matto al più blasonato collega e conterraneo Sarri, dopo aver già “incartato” i vari Allegri, Pioli eSpalletti prendendosi i complimenti anche da Mourinho. Mica male per un debuttante in Serie A.


SCHIAFFO

L’inizio è raggelante, quanto e più della temperatura percepita al Mapei Stadium. Evidentemente al Sassuolo piace lo spirito natalizio sottoforma di gol donati all’avversario di turno. Una generosità non richiesta che dura da quattro partite: era già capitato a San Siro col Milan, poi con Napoli e Spezia. Ieri sera dopo nemmeno sei minuti i neroverdi hanno confezionato un “regalo” alla Lazio: Raspadori perde palla in uscita, incursione in area di Pedro e assist per Zaccagni, che anticipa Chiriches e la sblocca subito. Uno schiaffo che costringe il Sassuolo, schierato col 4-2-3-1 da Dionisi, a cambiare piani e atteggiamento. L’idea presumibilmente era quella di aspettare gli avversari e ripartire, lo svantaggio ribalta lo scenario: neroverdi stabilmente nella metà campo ospite, con la Lazio tutta rintanata e costretta a giocare di rimessa. L’improvvisato centrocampo allestito da Sarri per le pesatissime assenze di Milinkovic Savic e Luis Alberto, formato da Akpa Apro, Cataldi e Basic, fatica a contenere le folate dei neroverdi che premono con aggressività senza però bucare la difesa biancoceleste. Le migliori occasioni capitano sui piedi di Scamacca, ma in entrambi i casi Strakosha ci mette una pezza, nella seconda occasione con l’ausilio del palo.

RIMONTA

La ripresa si apre con una grande occasione per Berardi che da ottima posizione spara fuori. Segnale che Sarri non coglie. La Lazio, con l’ingresso di Felipe Anderson per l’infortunato Pedro (il migliore dei suoi), non cambia atteggiamento e gioca come una provinciale: contiene e riparte lasciando il comando della partita al Sassuolo che palleggia e arriva con una certa facilità alla conclusione. Il muro laziale resiste fino al 63’ quando Berardi s’inventa un gol dei suoi, un tiro a giro dal limite con la palla che s’insacca a fil di palo. La Lazio perde anche Zaccagni, il Sassuolo ci crede, ormai è un esperto di rimonte, e sei minuti dopo mette la freccia: tutto nasce ancora da un’irresisitibile percussione di Berardi, palla a Raspadori che calcia di prima fulminando Strakosha, nell’occasione piuttosto incerto. Incassato l’uno-due neroverde la Lazio si getta in avanti, ma produce una sola vera occasione a ridosso del novantesimo: uno sbilenco rilancio di Consigli “innesca” Muriqi che Ayhan è costretto a stendere spendendo un fallo da ultimo uomo. Cartellino rosso per il difensore turco e punizione dal limite di Basic che si infrange all’incrocio dei pali per poi rimbalzare sulla linea. È l’ultima emozione di una partita che il Sassuolo ha inequivocabilmente meritato di vincere: l’ha detto il campo e l’hanno confermato i numeri.

Domenica prossima a Firenze l’esame di maturità per provare ad allungare una striscia positiva arrivata al quinto risultato utile di fila. Per la Lazio un brutto passo falso, in particolare per Sarri l’ennesima delusione al Mapei Stadium dove non ha mai vinto nemmeno alla guida di Napoli e Juventus.

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