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Modena, Tesser: «Sono scaramantico ma alla fine conta il campo»

«Le ritualità danno coraggio, però per vincere servono valori, qualità e mentalità Il segreto delle squadre forti? Portare a casa il risultato al di là delle prestazioni»

MODENA. Ha condotto, con grande esperienza e determinazione, il Modena verso la tanto agognata promozione in serie B, mantenendo massima calma e lucidità anche nei momenti più complicati. Attilio Tesser, ospite ieri a “Next Generation Scuola di Web Radio”, è stato intervistato dai giovani speaker Federico Benassi, Marco Russiani e Alex Borciani con la supervisione del tutor Salvatore Fratello e affrontato numerosi temi a partire dal suo arrivo sulla panchina gialloblù: “Ho avuto il piacere di conoscere la nuova proprietà, persone con valori umani importanti. Personalmente guardo tanto questo lato, mi sono trovato subito in sintonia con loro anche se avevo altre richieste e ho scelto Modena per ciò che mi ha fatto vedere e sentire la famiglia Rivetti”.

Il 4-0 rifilato al Pontedera lo scorso 23 aprile è valso il ritorno dei gialloblù in cadetteria dopo sei anni di purgatorio nella terza serie: “Nessuna ansia, ero fiducioso e sereno. Dovevo trasmettere queste caratteristiche alla squadra, è il compito dell’allenatore. I ragazzi avevano fatto bene durante tutto l’anno e dovevano completare solo l’opera, sono contento di aver trasmesso serenità e fiducia al gruppo. La tensione c’è sempre, la bravura sta nello sbagliare il meno possibile anche perché senza adrenalina non si va avanti nella vita”.


Tesser ha poi spiegato in quale modo si può scegliere la formazione titolare: “Esiste sulla carta, ma a parlare è il campo. Il mio compito è quello di preparare la squadra più funzionale possibile e con l’amalgama giusta. Tutti i componenti della rosa sono bravi e all’altezza della situazione, è chiaro che si decide in base pure all’avversario e alla condizione fisica. Ogni giocatore deve dimostrare di essere concentrato e di stare bene sia fisicamente che con la testa. Il mister dal canto suo deve essere una persona completa, equilibrata, competente e con l’animo giusto per reggere pressioni e tensioni oltre ad avere l’umiltà di calarsi al meglio nella realtà”.

Decisivo il gol di Riccardo Gagno messo a segno contro l’Imolese: “E’ stata una gioia incredibile per ciò che rappresentava, ho esultato in maniera forte e sentita anche per il precedente episodio del rigore inesistente concesso all’avversario. Tutti possono sbagliare, ma in quel momento non poteva capitare. Ho reagito e addirittura sono stato espulso, un’esultanza di felicità abbinata alla rabbia per un torto subito. Dopo quella rete, eravamo consapevoli di poter centrare finalmente l’obiettivo. Il momento più duro della stagione? Montevarchi, stavamo facendo fatica. In settimana è scattato qualcosa all’interno dello spogliatoio e poi sono arrivate le quattordici vittorie di fila. Il segreto delle squadre forti è portare a casa il risultato al di là della prestazione, non sempre si può essere al meglio. Scaramanzia? Un po’ aiuta e ti dà coraggio, ma sappiamo che non si vince così. Tutto va conquistato sul campo, con valori, qualità e mentalità”.

Sabato ultimo impegno stagionale in Supercoppa contro il Sudtirol: “E’ un match importante e difficile, andiamo là con serenità ed è giusto far sentire tutta la rosa partecipe. Siamo due squadre forti, affronteremo gli altoatesini con umiltà e coraggio”.

Infine, il rapporto con i tifosi, la città e la moglie Nicoletta: “Mi trovo molto bene a Modena, abbiamo una vita semplice e un appartamento vicino al centro. Lei, invece, non viene al Braglia, troppa tensione come stato d’animo. I sostenitori ci hanno aiutato tantissimo, a vedere la Montagnani piena ho la pelle d’oca ed è il bello del calcio portare la gente allo stadio”.