Passa da Modena l’antica Romea strada dei pellegrini

Si riscopre, nell'anno del Giubileo, la “Romea Strata”, come via del pellegrino. Proprio come il più famoso “Cammino di Santiago di Compostela”, in Spagna.

MODENA. Si riscopre, nell'anno del Giubileo, la “Romea Strata”, come via del pellegrino. Proprio come il più famoso “Cammino di Santiago di Compostela”, in Spagna. Si è adoperato soprattutto l'Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza che, con la collaborazione delle autorità vaticane, ha saputo tessere relazioni con amministratori di Comuni, Province e Regioni, sacerdoti e varie associazioni per individuare, con ricerche storiche, l'itinerario che dal Medioevo i pellegrini affrontavano dal nord e dall’est dell'Europa per giungere a Roma e alla Tomba di Pietro. Si partiva dall'Europa centro-orientale, cioè dalle attuali Germania, Polonia, Repubblica Ceca, si entrava in Italia da Tarvisio. Per chi proveniva dai Balcani l'ingresso era attraverso l'altopiano Carsico, lungo il cammino della Romea Aquileiense.

Da Aquileia a Padova la via ripercorre ora l'antico tracciato della consolare Annia, e per 200 chilometri tutta la bassa pianura padano-veneta per giungere a Badia Polesine, dove la Romea Longobarda consente di entrare nel territorio modenese a Finale Emilia. Da qui si passa a Camposanto, Bomporto, Nonantola per andare poi verso gli Appennini e, quindi, verso San Miniato in Toscana e proseguire nella direzione di Roma.

Romea strata, lungo le antiche vie dei pellegrini

Tappa importante è Nonantola, dove gli antichi pellegrini veneravano le reliquie dei papi Silvestro I e Adriano III. Fondamentale la storia di santi, come Anselmo, e di imperatori, come Carlo Magno, di cui il museo diocesano conserva ancora il sigillo. Approdo d'obbligo a Modena, dove i pellegrini venivano accolti dalla Porta della Pescheria della cattedrale. La Romea Nonantolana viene individuata lungo la ciclabile Modena-Vignola fino a S. Donnino, il percorso natura del Panaro. Un paesaggio fluviale di fascino con rocche e castelli, S. Cesario, Spilamberto e Vignola, Marano. Si continua verso l'Appennino, con i parchi naturali di Rocca Malatina, Zocca, Montese, Fanano e Croce Arcana (quota 1669).

Siamo già in Toscana, a Pistoia, dove i pellegrini veneravano la reliquia di S. Giacomo Apostolo. Prima di giungere a San Miniato che sfocia nella via Francigena occorre attraversare la collina del Montalbano, passando per la città natale di Leonardo da Vinci. Si può seguire anche la direzione Prato-Firenze, Assisi, Spoleto per arrivare nella capitale. Otto i percorsi di pellegrinaggio, con 1302 chilometri in territorio italiano, che interessano cinque regioni, 16 province e 160 comuni, 321 parrocchie.

«Un anno di lavoro per verificare il percorso. Un mezzo miracolo. Quattro le direttrici di marcia che sfociano - sostiene don Raimondo Sinibaldi della diocesi di Vicenza, coordinatore del progetto - che diventano, come una sorta di imbuto, un’unica strada nel Modenese. È un itinerario anche naturalistico. Consente a uomini e donne la ricerca di sé, di equilibrio con la natura e con Dio, della vera sorgente di vita». «È un progetto ambizioso, con percorsi articolati. Le vie del pellegrinaggio - dice Emilia Muratori, consigliere della Provincia di Modena - sono rimaste vive nell'immaginario collettivo. Tutti ci sentiamo pellegrini. Recuperare la storia ci porta a chiarire chi siamo. Vogliamo conservare e rendere accoglienti i luoghi del percorso».

Per don Franco Borsari, della diocesi di Modena-Nonantola «Ritorniamo ad appropriarci del territorio, dell'ambiente, del bosco, della montagna. Il pellegrinaggio è esperienza comune a tutte le religioni. L'Europa è nata dal pellegrinaggio che ha anche una dimensione sociale: incontro tra persone e culture diverse». All'arrivo a Roma, il pellegrino, come accade per il Cammino di Santiago, riceverà il Testimonium. Saranno i timbri, tappa dopo tappa, sulla sua Credenziale Ad Limina Petri, a rendere testimonianza del percorso.