Cultura orientale al Castello

Al Forum Artis Museum Biennale con giapponesi e europei

MONTESE. Venticinque artisti per la prima Biennale d'Arte Contemporanea, fino al 31 luglio, al Forum Artis Museum nel Castello. “Versioni del reale e dell'immaginario” è il titolo della rassegna che «intende rappresentare - dicono i curatori Fabio Tedeschi e Katsu Ishida - uno scambio transculturale fra artisti giapponesi ed europei». Notevole la presenza di artisti della nuova generazione, i cui linguaggi si pongono come verifica degli esiti delle ricerche attuali. Ampio spazio occupa, in sede separata nel centro del paese, l'opera di Katsu Ishida che determina una simbiosi tra realtà e sogno, con connotazioni spettrali, angosciose, a ricordo dell'insana violenza che l'uomo ha portato con la bomba atomica in Giappone. Acquista carattere di visionarietà la natura di Miho Ishimara. Una natura che, per Miwa Nishimura, vive in articolazioni segniche e liriche. Di stratificazioni materiche si nutre l'opera informale di Shinichi Sakamoto, mentre Waa Kitayaba ritrova, in uova lacerate, possibili forme di vita. In sculture metalliche Koji Minami rivela creature del regno animale. Se nei metalli e legni Hisako Ohkochi scopre elementi astratto-informali, Nonoka Kishi ricorre ad oggetti (interrettori di luce, scatole) per una variegata costruzione non figurativa. Keiko Kitayama mette a fuoco, con meccanicità fotografica, visioni della realtà. I paesaggi ritratti di notte da Kazz Morishita manisfestano un certo romanticismo. Ciò accade anche nelle foto di Tsugumi Tanaka. Figure di donne danzanti fa emergere Shoto Fukumoto in una ritualità orientale da un decorato “sipario”. Anche gli animali sono, per Shuichi Nakano, alla ricerca del paradiso perduto. Naomi Harasawa apre finestre sulla felicità tessendo variopinte trame di fili. Elementi “pop” nutrono le bambine di Yadi Harada. la russa Giulia Gorlova porta L'astrazione scandita in una ricca geometria, mentre Stefano Perrone allude alle fantasie della tecnologia cinetica. Se gestuale è la pittura di “art autre” della parigina Anny Wernert, espressiva è quella, con giovani donne, della spagnola Marta Guadalajara. A un universo di luci stellari aspira il rumeno Emil Ciocoiu, mentre a costellazioni cosmiche richiamano le strutture astratte di Giò Bal di Montese. Pop, con nostalgie oniriche, è il linguggio del pavullese Giorgio Giusti. Declinato in varie direzioni è quello di Nino Coco, Faber e Thibaut Derien.