Disco Emilia, storia della Modena che ballava

I locali storici, i deejay, il popolo del sabato sera che in massa scendeva in pista: volti e ricordi di un’epopea di trent’anni fa

MODENA. Siamo la patria dell'aceto, dei motori, della crescentina e del sito Unesco, ma forse pochi sanno che lo siamo anche delle discoteche. Ecco perché a partire da sabato sarà in edicola con la Gazzetta di Modena e con la Gazzetta di Reggio “Disco Emilia. Viaggio nella terra delle discoteche”, un libro e un dvd, pubblicato da Aliberti che raccontano gli anni d'oro dei locali da ballo del territorio regionale.

Un volume imperdibile per gli amanti del genere, anche grazie alle numerose e storiche immagini presenti nel testo che è venuto in anteprima ai lettori, visto che la pubblicazione sarà disponibile nelle librerie e sugli store online solo nel prossimo gennaio.

Siamo nel ventennio tra l'inizio degli anni '70 e la fine degli anni '80 e ogni fine settimana, contemporaneamente, aprivano in città e paesi dell'Emilia centinaia di discoteche. Decine di migliaia di giovani, ogni venerdì, sabato - e domenica pomeriggio, se eri minorenne - si riversano sotto le luci stroboscopiche per ballare. Ma soprattutto per le prime palpitazioni d'amore e le prime sigarette rubate agli sguardi dei genitori. Insomma un mondo anche socialmente non banale, che i curatori Lorenzo Immovilli, Stefania Carretti ed Elisa Savignano, hanno ricomposto da numerosi punti di vista. E sono locali ancora vivi nel ricordo di tutti come il Charly e Graffio di Modena,

Tuwat di Carpi, Kiwi di Piumazzo, Nuovo Mondo di Castelvetro, il Panda di Nonantola, Otto club e il Piccadilly di Sassuolo e alcuni dei più storici come il Picchio Rosso di Formigine e il Picchio Verde di Carpi e lo Snoopy di Modena. Oltre al Mac2 di Ponte S.Ambrogio, ancora aperto anche se ha cambiato pubblico.

Alla fine dalla lettura del testo e dalla visione del dvd allegato, emerge una vera e propria "Disco valley", un distretto produttivo del divertimento che ha prodotto anche risultati economici per gli imprenditori che l'hanno ideato. Ma soprattutto "Disco Emilia" è il ritratto di una naturale attitudine emiliana allo "stare insieme": non a caso il turismo di massa è nato presso le nostre coste dell'Adriatico e si è evidenziato attraverso altri canali. Alcuni esempi: le aie dei cortili contadini dove si ballava a ritmo di musica per il buon raccolto, oppure l'organizzazione delle feste dell'Unità dove la musica è sempre stata un tema centrale. Fino alle discoteche che hanno dato vita a fenomeni di costume, una vera e propria epopea mista tra musica, immagine, moda, tecnologia e spettacolo.

Si parla di tutto nel libro, degli arredi, di design, di alcuni club ormai storici, dei disc jockey emiliani a partire da Enzo Ferrarini detto Persueder, dei "pierre", cioè i gruppi organizzati che curavano le pubbliche relazioni e che negli anni Ottanta hanno rivoluzionato questo mondo. Ma anche delle prime radio libere (Vasco Rossi nacque lì) e di tutto quanto altro riguarda la storia della Disco valley monedese.

Stefano Luppi