Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

"Un bel dì saremo": a Modena nuovo progetto di teatro per la città

Sono diversi anni che tra le iniziative che maggiormente caratterizzano l’attività di Emilia Romagna Teatro vi sono progetti artistici che giungono alla realizzazione di spettacoli dopo un...

MODENA. Sono diversi anni che tra le iniziative che maggiormente caratterizzano l’attività di Emilia Romagna Teatro vi sono progetti artistici che giungono alla realizzazione di spettacoli dopo un lungo itinerario di studio e ricerca capace di coinvolgere un’intera città attraverso molteplici iniziative.

Già il primo, ”Ratto d’Europa”, ha suscitato un enorme consenso a livello nazionale, giungendo a ricevere un Premio Ubu nel 2013; il secondo, “Carissimi Padri... Almanacchi della Grande Pace ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

MODENA. Sono diversi anni che tra le iniziative che maggiormente caratterizzano l’attività di Emilia Romagna Teatro vi sono progetti artistici che giungono alla realizzazione di spettacoli dopo un lungo itinerario di studio e ricerca capace di coinvolgere un’intera città attraverso molteplici iniziative.

Già il primo, ”Ratto d’Europa”, ha suscitato un enorme consenso a livello nazionale, giungendo a ricevere un Premio Ubu nel 2013; il secondo, “Carissimi Padri... Almanacchi della Grande Pace (1900-1915)” ne ha bissato, anzi aumentato, il successo. Ora, è in allestimento un terzo, probabilmente ancor più impegnativo, progetto, intitolato “Un bel dì saremo (L’azienda è di tutti e serve a tutti)”, il cui avvio prevede, fra il 21 e il 29 gennaio prossimi, una serie di iniziative come letture, cene-spettacolo, laboratori, che verranno presentate nei prossimi giorni.

Ideatore e regista di questi progetti da sempre è Claudio Longhi, ora anche direttore di Ert Fondazione, al quale ci siamo rivolti per avere delucidazioni su questa nuova impresa.

«Il progetto - ci ha detto Longhi - sostanzialmente si muove sulla falsariga delle esperienze del “Ratto d’Europa” e di “Carissimi padri”; è legato anch’esso all’idea di un processo partecipato in cui il teatro si mette in discussione all’interno di una comunità e sviluppa un percorso artistico culturale che, attraverso svariate tappe, culmina nella messa in scena di uno spettacolo finale che è un po’ il precipitato di tutto l’iter sviluppato».

Quindi parliamo sempre di un percorso lungo e articolato?

«Ancora di più. A differenza dei progetti precedenti, che avevano un respiro annuale, questo prevede uno sviluppo biennale e da gennaio di quest’anno arriverà a compimento nel 2019, accompagnando tutto il percorso di lavoro che riguarda il recupero dell’area della ex Amcm. L’idea che abbiamo messo al centro è infatti quella di partire da un luogo, l’edificio dell’antica centrale elettrica di Modena, e di provare a raccontare attraverso quel luogo e la sua storia Modena nel corso del ‘900 e, più in generale, attraverso questo ulteriore specchio di Modena, le questioni cardine del secolo che ci siamo lasciati alle spalle e che credo riguardino profondamente la nostra identità. La centrale elettrica era nata per l’elettrificazione dei trasporti, e già questo impone all’attenzione tutta una serie di questioni: la modernizzazione, la messa a punto dell’idea di servizio pubblico, che è una delle grandi questioni che ha attraversato il secolo scorso e di cui stiamo gestendo l’eredità cercando di capire quale ne sia il destino. Poi, l’industrializzazione e la partecipazione dell’ente pubblico ai suoi processi. Non per niente il sottotitolo del progetto è proprio “L’azienda è di tutti e serve a tutti”, ovvero il vecchio slogan dell’Amcm, con questa idea della partecipazione pubblica che chiama in causa la categoria di bene comune».

Dobbiamo dunque aspettarci un nuovo ampio coinvolgimenti di associazioni, scuole ed enti modenesi per i prossimi due anni?

«Sì, l’idea è quella di tornare a mettere il teatro al centro della città, non tanto in una funzione autoreferenziale, ma con uno spirito di servizio. Cioè, quando dico mettere il teatro al centro della città intendo aprire uno spazio che la città possa usare per riflettere su se stessa e progettare il proprio futuro. Poi, vorremmo insistere particolarmente sulla testimonianza del singolo come possibilità di racconto, per riflettere sulla sua posizione nella comunità, tema in parte già sperimentato ma in forme più defilate».

Tutto questo attraverso una conferma o un cambiamento del gruppo di lavoro?

«Assolutamente una conferma, visti soprattutto gli ottimi risultati conseguiti gli scorsi anni e il fatto che non si possono improvvisare i rapporti da tenere con più di quaranta partner e una decina di scuole, cominciando da Paolo di Paolo, che è stato lo scrittore che si è assunto il carico della drammaturgia di “Istruzioni per non morire in pace” e secondo me ha il profilo giusto per questo tipo di percorso».