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“Il potere del carbone bianco fa sognare un eden futuristico”

Pubblichiamo qui di seguito alcuni frammenti dall'ElettriCittà, il racconto scenico che questa sera invaderà ogni anfratto del Teatro Storchi. Protagonista il “carbone bianco”, ossia l'energia...

Pubblichiamo qui di seguito alcuni frammenti dall'ElettriCittà, il racconto scenico che questa sera invaderà ogni anfratto del Teatro Storchi. Protagonista il “carbone bianco”, ossia l'energia elettrica, il silenzioso e minuscolo potere capace in qualche manciata d'anni di mutare i caratteri della città moderna, facendo sognare all'uomo l'avvento di un eden futuristico...

4 settembre 1882: nasce a New York la prima centrale elettrica! Un trentennio dopo Folgore ne canta l'inno: “Festoni di so ...

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Pubblichiamo qui di seguito alcuni frammenti dall'ElettriCittà, il racconto scenico che questa sera invaderà ogni anfratto del Teatro Storchi. Protagonista il “carbone bianco”, ossia l'energia elettrica, il silenzioso e minuscolo potere capace in qualche manciata d'anni di mutare i caratteri della città moderna, facendo sognare all'uomo l'avvento di un eden futuristico...

4 settembre 1882: nasce a New York la prima centrale elettrica! Un trentennio dopo Folgore ne canta l'inno: “Festoni di sole polverizzanti le ombre. / Tentacoli violetti / solcanti il catrame dei cieli. / Corone di garrule faville / glorianti le dinamo oblunghe. / Canzoni e fragori / dei larghi motori. / Torrenti di forze remote / nel vortice delle ruote. / o ingranaggi potenti, / superbi figli dell'Elettrico / che stritolate il sogno e la materia, / odo le vostre sibilanti note / concorrere da tutte le fabbriche, / da tutti i cantieri, / per le strade robuste di suoni, / con l'inno dei carrozzoni, / e magnificare / divinamente / la volontà / che ogni prodigio fa / la libera Elettricità”.

Pure a Modena, in avvio di '900, è tempo di salutare il gaz: 1910, un referendum cittadino sancisce la municipalizzazione dell'energia elettrica. 1911, si fonda l'AEM. 1912: “Viva Modena! Viva la civiltà”, parte la prima linea elettrica di tram.

Che sia la fine della città fumosa e oscura, incubo delle masse ottocentesche? Alcuni decenni dopo scriveva Calvino: “Nella sera nebbiosa emergevano poche ombre; in primo piano spiccava la sagoma d'un elevatore a catena che portava su grandi secchi di polvere di ghisa. Si vedeva la fila delle tazze di ferro salire con continui scatti e un lieve ondeggiare che pareva scomponesse un poco la sagoma del mucchio di minerale e pareva che un velo fitto se ne levasse in aria e venisse a posarsi anche sulla vetrata dello studio dell'ingegnere. In quel momento Corda diede ordine d'accendere la luce; d'improvviso contro il buio di fuori, la vetrata apparve ricoperta d'un minuto smeriglio, certo fatto di polvere di ghisa, luccicante come il pulviscolo d'una galassia. Il disegno delle ombre là fuori si scompose; più nette risultarono in fondo le sagome dei tralicci elettrici, delle ciminiere, incappucciate ciascuna da uno sbuffo rosso, e sopra queste fiamme per contrasto s'accentuava l'ala nera come d'inchiostro che invadeva tutto il cielo e vi si scorgevano salire e vorticare punti incandescenti”. L'elettricità aveva invaso le città, ridisegnato il volto dei palazzi, delle officine e delle fabbriche, sarebbe arrivata perfino a intrufolarsi nelle tasche di ognuno, con i “telefonini”, ma non si era ancora liberata di alcuni invadenti antenati: ci riuscirà alle soglie dell’anno 3000?