“Il Dittico” di Menotti: una serata di gioventù, allegria e talento

Serata di gioventù e allegria. Festa della musica, l’altra sera al Comunale, con le musiche di Gian Carlo Menotti e gli allievi di Raina Kabaivanska. Lo spettacolo è stato molto gradito dal pubblico,...

Serata di gioventù e allegria. Festa della musica, l’altra sera al Comunale, con le musiche di Gian Carlo Menotti e gli allievi di Raina Kabaivanska. Lo spettacolo è stato molto gradito dal pubblico, che ha colto l’entusiasmo degli interpreti e la preziosità delle voci, promessa di futuri successi. A firmare il “Dittico” è stato Stefano Monti, con proposte di regia creative ed efficaci - le telefoniste sullo sfondo a commentare mimicamente le diverse situazioni o le inquietanti ombre cinesi in “The medium” - e una cura dei dettagli che ne hanno testimoniato la bravura. A coadiuvarlo, le luci di Eva Bruno e la scenografia ancora di Stefano Monti e Nathalie Deana, che si protrae verso il pubblico per coinvolgerlo nella casalinga partita amorosa tra Lucy e Ben - quasi un televisivo “Grande Fratello” ante litteram - e nell’emozione di un esperimento paranormale. L’Orchestra Filarmonica Italiana ha ben corrisposto le richieste espressive del direttore Flavio Emilio Scogna che, essendo compositore ed esperto della musica moderna e contemporanea, ha saputo porre in rilievo lo stile di Menotti che mescola sapientemente materiali diversi. Ho conosciuto e collaborato con Menotti al tempo della Bohème con Pavarotti nel 1986 e la sua musica, piuttosto bistrattata in Italia e ingiustamente, corrisponde alla personalità: colta, complessa, raffinata e sempre gradevole, anche se l’opera lirica che tentava di vivificare, volgeva ormai al tramonto e aveva già offerto i suoi campioni.

Come anticipato, gli interpreti di “The telephone” e “The medium”, sono stati gli allievi della Masterclass in “Tecnica vocale e interpretazione del repertorio” del Vecchi Tonelli la cui docente è Raina Kabaivanska. La mano sapiente della loro insegnante è emersa chiara in innumerevoli passaggi, a domare certe asperità o ad evidenziare l’espressione d’alcune frasi. Ma veniamo alla critica dei giovani protagonisti: Elizabeth Hertzberg, californiana di San Francisco, ha interpretato Lucy sfoggiando la preziosa capacità tecnica di colorare le diverse telefonate: vere e proprie arie separate e di carattere diverso. A questa qualità si è aggiunta una presenza scenica sbalorditiva; voce da seguire con attenzione e alla quale affidare ruoli leggeri e di coloratura. A tentare di proporsi quale suo sposo, prima di partire per un lungo viaggio, Lorenzo Grante: baritono dalla vocalità duttile ed estesa che, dopo aver vinto il Concorso “Toti Dal Monte” nel 2015, ha già intrapreso una carriera interessante a soli venticinque anni! Buona anche l’interpretazione di Mr. Gobineau in “The medium” e di sua moglie, che ha preso vita grazie alla voce corposa e ricca d’armonici di Chiara Isotton: astro nascente del teatro dell’opera, che ha meritato il recente debutto alla Scala e la magnifica esperienza al fianco di Domingo. Nei panni di Monica, il dramma in due atti ha presentato un’ottima Marily Santoro che, al tempo dei giocattoli, s’immaginava giornalista, finché la visione dei “Pavarotti & Friends”, con il loro mix di opera e pop, ha dispiegato in lei la curiosità per la lirica, oggi giustamente sua ragione di vita. Il ruolo necessita di un’estensione vocale che supera le due ottave e Marily Santoro l’ha risolto con grande omogeneità e qualità di suono. Per la parte di Mrs. Nolan è stata scelta Roxana Herrera Diaz, soprano cileno ma ormai modenese d’adozione, che ha offerto una performance emozionante nella madre che tenta di parlare con la figlia morta a sedici anni, mentre la voce fuori scena è stata affidata ad Arianna Manganello, promessa di ventuno anni. Assolutamente credibile Julija Samsonova-Khayet nel ruolo di Madame Flora detta Baba: la finta medium. Il mezzosoprano, di nascita lituana, ha esibito una voce potente e ben controllata nell’emissione e nel fraseggio, sempre realizzato con un gusto sicuramente tratto dall’ampia cultura musicale: è infatti laureata in pianoforte, direzione di coro e canto. L’interpretazione, apprezzata, è stata sorretta da un’azione scenica che non è mai scivolata nel grottesco, ma si è offerta naturale, alla Stanislavskij, come d’altronde è stata quella di tutti i personaggi dello spettacolo. A chiudere il cast, il bravo attore Marco Frezza nei panni del muto Toby, che lascia la vita e conclude “The medium” quale ombra all’interno dell’enorme e deformato teatro delle marionette, divenuto rosso sangue. Applausi meritati per tutti i cantanti (e il loro mentore straordinario Raina Kabaivanska) con l’augurio di risentirli presto, magari con un Rossini o celebrando Ruggero Leoncavallo per i suoi 100 anni dalla morte.