Modena, “Sorry, boys”: Marta Cuscunà e le sue Resistenze femminili

Lo spettacolo si ispira ad un fatto di cronaca del 2008 in una scuola di Gloucester ed è una riflessione sul modello di mascolinità che la società impone agli uomini

MODENA. Stasera alle 21 il Teatro Storchi ospita “Sorry, boys - Dialoghi su un patto segreto per 12 teste mozze” dell'artista monfalconese Marta Cuscunà.

Marta, uno spettacolo in cui la narrazione è condotta da teste parlanti.


«Le dodici teste mozze sono state realizzate e progettate da Paola Villani, figura artistica di grande prestigio. Le ho mostrato una serie fotografica di Antoine Barbot, artista che ha messo delle teste umane nei trofei di caccia. La sua mi sembrava una metafora molto efficace per la situazione che si trovano a vivere i personaggi della vicenda raccontata nello spettacolo. La grande idea di Paola è stata quella di sfruttare gli stessi effetti speciali del cinema adattandoli a materiali facili da reperire come i freni da bicicletta. Le teste sono mosse da una serie di leve manuali e a pedale che mi permettono di gestire in modo autosufficiente dal vivo tutta la manipolazione scenica. Inoltre ogni personaggio ha la sua caratterizzazione vocale oltre che facciale».

“Sorry, boys” è la terza tappa di “Resistenze femminili”.

«Tutto nasce dall'inchiesta sul femminismo della semiologa Giovanna Cosenza. Dalle sue interviste sono emerse opinioni abbastanza negative. Anche le ragazze consideravano il femminismo un movimento ormai sorpassato, descrivendo le femministe come donne acide, avide di potere e prepotenti. Ho avuto l'impressione che ci fossero troppi pregiudizi sulle rivendicazioni femminili e sulle figure delle donne che si sono battute per garantire a tutte un ruolo diverso nella società. Mentre negli altri due spettacoli le protagoniste erano femminili, qui le donne non ci sono. Ho voluto sottolineare il fatto che la parità deve essere una problema di entrambi i generi e che, se finora non l'abbiamo ottenuta, è perché si sono mobilitate solo le donne».

Lo spettacolo prende liberamente spunto da fatti reali.

«Nel 2008 a Gloucester, Massachusetts, 18 teenager hanno fatto un patto di maternità per restare incinte tutte insieme e allevare i figli in una comune femminile. È stato uno scandalo a livello internazionale, se n'è parlato moltissimo in talk show, film, romanzi, MTV ne ha fatto un format televisivo. Scelte delle donne, sessualità tra minorenni, marginalità biologica maschile nella generazione della vita. Tutti si sono scagliati contro le ragazzine, ma si è taciuto su un aspetto a mio avviso cruciale, la scelta di crescere i figli lontano dalla violenza degli uomini che, nella città dov'è avvenuto questo scandalo, era ormai a livelli esasperati. Un altro fatto eclatante che avviene nella stessa cittadina è la marcia di 500 uomini contro la violenza sulle donne. Il loro messaggio ai concittadini era chiaro: gli unici che hanno il potere di risolvere il problema della violenza sono loro. In entrambi i casi la scintilla che ha innescato questi due eventi è la necessità di risolvere la violenza maschile».

Qual è la tesi del tuo spettacolo?

«Credo che entrambi i generi debbano essere liberi di crearsi identità fuori degli stereotipi. Solo così gli uomini potranno essere più liberi di vivere la propria emotività, le proprie relazioni affettive, la propria sessualità».

Dopo Parigi e Lisbona, il prossimo 18 maggio lo spettacolo - esempio eccezionale di tecniche di animazione e marionettismo contemporanee - chiuderà la 60esima edizione del Festival Fidena di Bochum in Germania, uno dei più importanti festival di teatro di figura europei.