Modena, 1949/ Si infiamma la lotta operaia scioperi, comizi e cortei

Spari dopo una manifestazione. Il Pci accusato di cercare lo scontro

MODENA. Il 3 gennaio 1949 la “Gazzetta” pubblica un lungo articolo sul “sensazionale sviluppo di una nuova industria” in America: è la televisione! Il 3 gennaio del 1954, dagli studi Rai di Torino, cominciano le prime trasmissioni della televisione in Italia. Giusto cinque anni dopo. Nel 1954 gli abbonati alla tv sono 24.000. Il 26 novembre 1955 inizia “Lascia o raddoppia?”, uno dei più famosi programmi televisivi a quiz della Rai condotto da Mike Bongiorno; andò in onda prima di sabato sera, poi di giovedì, fino al 16 luglio 1959. Lo spostamento dal sabato al giovedì fu richiesto dai gestori dei locali pubblici che avevano visto assottigliarsi gli incassi, proprio per la serata considerata più lucrativa della settimana.

Nel 1965 gli abbonati saranno più di 6 milioni. Ma i Modenesi vanno ancora all’osteria, e una di esse, in Canalchiaro, viene chiusa dalla Questura, perchè alcuni individui “che frequentavano abitualmente l’esercizio” denunciano di “essere stati contagiati da donne conosciute nell’osteria”. La titolare viene “tratta in arresto sotto l’accusa di favoreggiamento alla prostituzione e il locale viene chiuso perchè dichiarato luogo di meretricio”. Il Sindaco comunista di Spilamberto, Liliano Famigli, arrestato nel maggio dell’anno precedente “sotto l’imputazione di peculato e falso in atto pubblico” (ma in realtà per le lotte agrarie) deve andare a processo il 20 gennaio, e la “Gazzetta” pubblica le fotografie di scritte apparse sui muri del paese contro coloro che dovrebbero testimoniare contro il Sindaco, tutti appartenenti alla Democrazia Cristiana, scritte un poco sgrammaticate: “Bondi Luigi ai dei conti da scontare”; “Drusiani Fernando Don Alfredo Corni ecco chi ha fatto arrestare il sindaco Famigli”.

Le lotte operaie, alla “Valdevit”, alla “Corni” e in altre industrie, sono all’ordine del giorno, con frequenti scioperi e manifestazioni di piazza, con scontri con la polizia. Questa la versione della “Gazzetta” sugli incidenti in Piazza Roma dopo un comizio di domenica 4 gennaio (naturalmente la versione de “l’Unità” è completamente diversa!). “Ieri mattina ha avuto luogo in Piazza Roma l’annunciato comizio dell’on. Santi segretario generale della CGIL. Il partito comunista modenese ha organizzato minuziosamente e con impiego di grandi mezzi questo comizio perchè risultasse imponente.

Si voleva dare l’impressione che una massa enorme di lavoratori approva la non collaborazione e l’atteggiamento della Fiom nelle vertenze in corso … che getterà nella miseria numerose famiglie di operai, di quegli operai che il partito comunista dice di difendere e che al contrario vuole condurre alla disperazione per poterli agevolmente manovrare a scopi politici e rivoluzionari … Comunque alla maggior parte dei dimostranti il comizio e le parole dell’on. Santi, e i metallurgici disoccupati, interessavano relativamente. Gruppetti di attivisti ispezionavano la città, altri erano fermi all’imbocco delle contrade. Alcuni ciclisti circolavano e impartivano disposizioni. Si aspettava quello che sarebbe successo dopo, e che era stato preparato minuziosamente. Il segretario della C.d.L. Arturo Galavotti terminava il suo discorso dicendo: “E ora, compagni, sfilate per tutte le contrade della città e dimostrate la vostra forza!”.

Galavotti sapeva bene che le autorità competenti avevano proibito il corteo. Ma ben altrimenti aveva disposto il P.C.I., il cui scopo è quello di creare disordini. È stato accertato che gli incidenti di ieri mattina erano stati precedentemente preparati: in diverse cellule di paesi della “bassa” erano stati distribuiti la sera precedente pesantissimi randelli, appositamente confezionati, insieme alle “istruzioni per l’uso”. Gli attivisti tenevano i randelli nascosti sotto i soprabiti. Al termine del comizio si è formato il corteo … I dimostranti hanno voluto provocare a tutti i costi … Alcuni agenti della Celere sono stati colpiti. Da Via Scudari sono partiti alcuni colpi di arma da fuoco. Allora la forza pubblica ha reagito. Sono stati sparati colpi in aria, sono state gettate alcune bombe lacrimogene, si è usato lo sfollagente … L’ordine è stato completamente ristabilito”.

La crisi economica post-bellica era fortissima, con massicci licenziamenti, e le tensioni altissime, come dimostreranno purtroppo i drammatici avvenimenti del 9 gennaio dell’anno successivo.



La “Valdevit” a metà gennaio riapre. I proprietari della fonderia avevano deciso di imporre la trasformazione del cottimo collettivo in cottimo individuale. Le maestranze reagirono con la strategia della non collaborazione e con scioperi intermittenti, ma al ritorno dalle festività natalizie del 1948 si trovarono davanti la serrata e il licenziamento collettivo di tutti i 228 dipendenti.

“È con piacere che oggi, dopo aver riportato per tanto tempo notizie di “non collaborazione”, di scioperi ad intermittenza, di licenziamenti e di chiusura di aziende nel settore industriale, possiamo finalmente pubblicare informazioni ben diverse dalle solite: notizie di lavoro, di collaborazione e di riapertura di stabilimenti. La buona volontà degli industriali ai quali oltreché le sorti delle loro aziende stavano e stanno realmente a cuore anche le sorti delle maestranze e la non meno buona volontà della parte più sana dei lavoratori hanno consentito che le Fonderie Valdevit si siano riaperte e che il lavoro sia stato ripreso intensamente con la massima collaborazione delle maestranze stesse”. Gli operai assunti in questi giorni “firmano una dichiarazione con la quale si impegnano a non effettuare la “non collaborazione” e gli scioperi ad intermittenza”.



Sulla “Gazzetta” le notizie sugli avvenimenti naturalmente si alternano. Il 23 gennaio ci parla di “un violentissimo scontro che si è verificato sul mezzogiorno di ieri tra una vettura tranviaria e un autocarro all’incrocio di Corso Cavour con Viale Vittorio Emanuele. I più danneggiati sono stati non i passeggeri o l’autista, ma l’autocarro e il tram, che riportavano “lesioni guaribili” con parecchie centinaia di biglietti da mille”.

A Nonantola invece la polizia chiude un locale da ballo del F.d.G. (l’antenato del celebre “Vox Club”?) per manifestazione non autorizzata. “Per disperdere i manifestanti sono intervenuti reparti di carabinieri e la Celere di Modena i quali hanno dovuto far uso di bombe lacrimogene. Nel corso della manifestazione è stato sparato un colpo d’arma da fuoco che ferisce un dimostrante”.



Agli inizi di febbraio gli arcivescovi e i vescovi della Provincia ecclesiastica emiliana indirizzano al clero e al popolo una pastorale sulla natura e funzione dei Sindacati “creati per la protezione dei lavoratori in difesa dei loro legittimi interessi. È ufficio della Chiesa guidare i suoi figli anche nei riguardi dei rapporti o contratti di lavoro, esigendo che tali rapporti siano sempre conformi alla dignità della persona umana, alle norme della giustizia e all’interesse del bene comune. Perciò la Chiesa vede con compiacimento ed incoraggia il sorgere e l’affermarsi di quelle Associazioni democraticamente libere, che riuniscono insieme da una parte i lavoratori, dall’altra i datori del lavoro non già per incitarli ad una lotta di scambievole sopraffazione, ma per comporli in una superiore valutazione dei reciproci interessi a vantaggio reale di tutta la società”.


Lo stesso giorno “mentre il tram n. 2 passava davanti alla Questura, uno strano tipo, preso da improvvisa euforia, metteva la testa fuori dallo sportello e cominciava a gridare: “Abbasso la Celere, viva l’Unità, abbasso la Celere”. Due agenti che sostavano davanti al portone della Questura, se non avevano niente da obiettare per gli “evviva il giornale del popolo”, non potevano però tollerare gli “abbasso la Celere” gridati in modo provocatorio e insolente, per cui spiccavano la corsa, raggiungevano il tram e poco dopo ridiscendevano tenendo a braccetto lo strano individuo, Angelo Beltrami, di 54 anni. Gli agenti lo hanno arrestato per oltraggio alla forza pubblica”.



Un giornalista della “Gazzetta”, Remo Lugli, pubblica tre interessanti puntate sulle carceri modenesi: Sant’Eufemia, Saliceta e Castelfranco, passando tre giorni a visitarle e intervistando anche Romano Termanini, autore di una strage a Faeto. La situazione non è molto diversa da oggi: le celle dovrebbero contenere 135 persone, ma in realtà sono 216, e dove dovrebbero dormire cinque detenuti a volte sono dieci o dodici.

Chissà dove è stato rinchiuso “il 36enne Russo Sabato fu Pasquale da Mirabella Eclano (Avellino) immigrato a Modena con la famiglia il 13 ottobre ‘47”, abitante in Via San Paolo e padre di tre figli, che il 9 febbraio “ha tentato di uccidere la propria moglie Elena Capuccio fu Raffaele di anni 33, anch’essa da Mirabella Eclano, vibrandole otto o dieci pugnalate al petto, all’addome e alla schiena e alle braccia. I motivi del tentato uxoricidio sono da ricercarsi esclusivamente nella gelosia. La donna ricoverata ora al nostro Policlinico versa in condizioni disperate”.



Ma perchè tanta violenza?

I giornalisti intervistano la madre del feritore, che dichiara: “Sabato era stato prigioniero in Africa per sette anni. Al suo ritorno al paese aveva trovato la moglie molto cambiata nei suoi riguardi. Allora raccolse informazioni e seppe che lei durante l’occupazione alleata aveva più volte abbandonato la propria casa e i propri figli per andare a convivere con alcuni negri. Per questa sua condotta aveva contratto una grave malattia per cui era stata anche sottoposta ad intervento operatorio. Il Russo in un primo tempo aveva rinfacciato alla moglie il suo comportamento immorale, poi aveva deciso di perdonarla purché ella promettesse di iniziare una nuova vita. Egli non poteva continuare a vivere tra le persone che sapevano vita e miracoli della moglie, era una cosa estremamente avvilente. Così nel 1947 aveva deciso di trasferirsi ed era così venuto a Modena aprendo una piccola latteria in Via della Vite. Ma sembra che anche in questi ultimi tempi la donna non avesse messo la testa a posto”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(22, continua)