Modena, 1950/ Le prime linee dei filobus e gli ultimi mesi di am-lire

La guerra è finita da anni ma si continua a morire per le bombe inesplose

MODENA. L’eccidio delle Fonderie, riportato da tutti i giornali italiani, mostra le fortissime tensioni politiche dell’epoca. “L’Avvenire d’Italia”, quotidiano cattolico di Bologna, titola ad esempio: “La democrazia deve difendersi dalle speculazioni sovversive. L’assalto alle fabbriche era un piano preordinato”. Martedì 10 gennaio la “Gazzetta” non esce, e il giorno successivo pubblica un manifesto che il Sindaco Corassori ha fatto affiggere sui muri della città: “Cittadini, il tragico eccidio avvenuto ieri lascia nel lutto non solo le famiglie dei morti, ma la intera città.

Lascia nel lutto ogni persona onesta. A tutti gli uomini responsabili mi rivolgo perché riflettano sulle conseguenze tragiche che sono scaturite da una situazione che da oltre un anno è andata sempre più peggiorando nella nostra provincia. Agli uomini responsabili dico anche che la vita dei cittadini è sacra e che uccidere significa voler precipitare, non risolvere, una situazione. A tutti i cittadini mi rivolgo, anche perché diano tutto il loro contributo ed il loro appoggio affinché questa situazione possa essere superata ed il lavoro rispettato e garantito ritorni nelle nostre officine. Modena nei momenti più difficili della sua vita ha saputo sempre trovare la giusta via che le ha permesso di superare ogni ostacolo. I fatti di ieri sono la denuncia più tragica e dolorosa che ci troviamo in una situazione gravissima.

Solo un senso vero di giustizia ed una sincera unità di intenti permetteranno ancora di trovare la strada giusta ed impediranno che luttuosi fatti abbiano ad addolorare la vita dei cittadini. È con questa speranza e con la certezza che riusciremo a superare anche questa dura prova che, sicuro di interpretare l’unanime sentimento dei modenesi, esprimo la solidarietà e l’augurio a tutti i feriti ed a tutti i famigliari degli uccisi il profondo cordoglio di tutta la città”. Era davvero un gran Sindaco. Ma, senza dimenticare i morti del 9 gennaio, veniamo ad altre vicende di cronaca modenese. Il 19 gennaio la “Gazzetta” riporta la notizia della morte di Andrea Ferri (aveva più di 92 anni), e ne pubblica la fotografia.

La Banda Cittadina di Modena, un complesso nato nel 1875, porta il suo nome. L’aveva diretta per 57 anni consecutivi. Il 22, invece, di domenica, inizia il servizio filoviario nelle prime tre tratte, con una corsa ogni 15 minuti. Il biglietto costa 15 lire, ma dopo le 22 e alla domenica il prezzo sale a 20 lire. Oggi la caccia non è più di moda, e gli animalisti, a mio parere giustamente, si battono per la sua abolizione totale.

Nei tre ultimi mesi dell’anno precedente a quello di cui oggi ci occupiamo, cioè nell’ottobre-dicembre del 1949, gli agenti preposti alla sorveglianza venatoria hanno elevato 68 contravvenzioni, di cui 13 per caccia in luogo e tempo proibito, 8 per mancanza della licenza, 7 per essere passati da un luogo all’altro con il fucile in mano, 5 per aver cacciato abusivamente in una riserva. A Modena non ci si dimentica del grande Ludovico Antonio Muratori, e per il 2° Centenario della morte tre giorni di grandi celebrazioni, cominciando dal Duomo.

Chi leggesse i pochi quotidiani con cronaca di Modena che comparivano nelle edicole troverebbe, non dico tutti i giorni, ma quasi, notizie di furti in casa o di borseggi.



Ecco, ad esempio, il 30 gennaio: “Ieri pomeriggio, due persone si sono recate alla nostra Questura per denunciare di essere state borseggiate durante la mattinata.

La prima vittima è stata Natale Fiorani fu Davide di 45 anni, abitante in via Buon Pastore 47. Il Fiorani, verso le 11,30, si accorgeva che durante la sua lunga sosta nella loggia del mercato, gremita di persone, era stato derubato da un lesto borsaiolo del proprio portafogli, contenente 2.000 lire oltre ai documenti, che egli teneva nella tasca posteriore dei pantaloni.

Un altro – o forse lo stesso manigoldo in vena di lavorare molto – sfilava il portafogli dalla tasca posteriore dei pantaloni del signor Geremia Comastri fu Alessandro di 69 anni, residente a Villa Casale di Reggio Emilia, mentre questi, salito su un tram, si dirigeva verso le Ferrovie Provinciali.

Questa volta però il portafogli era un poco più gonfio poiché conteneva oltre 30 mila lire”.



Ricordo molte case alla Crocetta con i marciapiedi e le pareti in basso ricoperte di calce perché c’erano stati dei casi di tifo. Ma la medicina, in quegli anni, cominciava a fare progressi, grazie ai nuovi farmaci, e la mortalità infantile diminuiva. Gli anziani, interrogati, avrebbero però ricordato i tanti fratelli e sorelle morti da piccoli. Lo stesso avrebbe certamente fatto la più anziana donna del Comune di Modena, Rosa Roncaglia, deceduta il 6 febbraio: era nata il 5 aprile 1852.

In Viale Trento Trieste in febbraio un vigile urbano trova in mezzo alla strada il corpo di un uomo che non dava segni di vita. Poco discosto, una bicicletta. Portato al Pronto Soccorso, il poveretto muore purtroppo nella notte. Si segue subito la pista di un’aggressione, anche se l’uomo, un agricoltore di nome Guidetti, aveva ancora in tasca il portafoglio. Si scopre ben presto che è stato certamente investito da un camion, che si è dato vigliaccamente alla fuga.

L’occupazione delle truppe anglo-americane è ormai lontana, e il Ministro del Tesoro stabilisce che a partire dal 30 giugno non avranno più corso legale le am-lire. L'am-lira (allied military lira, cioè “lira militare alleata”) è stata la valuta che l'AMGOT (cioè l’Amministrazione militare alleata dei territori occupati) mise in circolazione in Italia dopo lo sbarco in Sicilia avvenuto nella notte tra il 9 e 10 luglio del 1943. Il valore era di 100 am-lire per un dollaro degli Stati Uniti. Secondo Wikipedia in totale furono stampati 917,7 milioni di pezzi, pari a 167 miliardi di lire, per un peso di 758 tonnellate, che furono spedite in Italia in 23.698 casse. Il primo invio, 7 tonnellate di carta moneta, ebbe luogo il 19 luglio 1943 su due aerei da carico; l'ultimo invio fu effettuato il 17 aprile 1945.

Sul retro i biglietti cartacei riportavano le quattro libertà fondamentali sancite dalla Costituzione americana: freedom of speech (libertà di parola), freedom of religion (libertà di religione), freedom from want (libertà dal bisogno), freedom from fear (libertà dalla paura).



C’è ancora una piccola strada senza nome, e il Comune la intitola “Calle dei Campionesi”. È il passaggio a sud del Duomo verso Piazza Grande, ottenuto a fine Ottocento demolendo una parte del Vescovado attaccata alla Cattedrale. Ai Maestri Campionesi si deve tra l’altro il rosone in facciata, la Porta Regia su Piazza Grande, il finto transetto; nel 1319 Enrico da Campione pose termine al coronamento della Ghirlandina.

E dalla Ghirlandina, il 16 marzo, fa un tragico volo in Piazza Tassoni Romeo Baldini, Direttore artistico del Gruppo Filodrammatico Modenese, da qualche tempo affetto da esaurimento nervoso.

Lo stesso gesto aveva compiuto il 29 novembre 1938 Angelo Fortunato Formiggini, per protestare contro le leggi razziali. In una lettera all'editore Giulio Calabi, ricevuta solo a decesso avvenuto, Formiggini precisava che si sarebbe gettato con in tasca una missiva per il Re ed una per Mussolini, e con le tasche piene di soldi perché i fascisti non potessero dire che si fosse ucciso per motivi economici.

Ma ai giornali fu imposto il silenzio. L'unico commento di regime che ci è conservato è la battuta di Achille Starace, Segretario del Partito Fascista: “È morto proprio come un ebreo: si è buttato da una torre per risparmiare un colpo di pistola”.

Alla fine di marzo fervono ormai i lavori per terminare il grande impianto dell’“aeroautodromo”, perché il 7 maggio è previsto il Gran Premio Modena. E vengono già a provare grandi piloti su macchine nuove. Il collaudatore della “Maserati” Guerrino Bertocchi prova una 4 cilindri 1500 compressore. Anche il grande Fangio e il suo collega Gonzales compiono giri velocissimi a bordo di una 2 litri Maserati. E sulla pista atterrano con il loro aereo, provenienti da Valdagno, Giannino, Umberto e Paolo Marzotto, che si apprestano a correre il Giro di Sicilia su tre Ferrari due litri.

Sono ormai trascorsi cinque anni dalla fine della guerra. Eppure si continua a morire.

In Via Buon Pastore c’era un canale, il canale di San Pietro. Qualcuno vi aveva gettato un ordigno bellico, forse una bomba. Due bambini lo scorgono, e cercano di recuperarlo con un bastone. Muore un bimbo di 8 anni, e l’altro resta gravemente ferito. Pochi giorni prima una tragedia analoga era avvenuta a Zocca.

Che la “Gazzetta” sia all’epoca fortemente anticomunista i miei lettori lo avranno già compreso. Basta leggere gli articoli a firma “CAV.” che ogni tanto compaiono: “Ho un amico, spiritoso e temerario, che quando vede per strada un attivista-strillone del P. C. con un pacco di “Unità” sul braccio, lo chiama a gran voce: “Ehi, giornalaio, giornalaio”.

L’attivista si volta di scatto, eccitato, zelantissimo, e si precipita, attraversa la strada col semaforo che segna rosso, si destreggia fra Vespe e Lambrette, rischia di essere travolto, arriva davanti al mio amico: “Eccomi, compagno, sempre pronto, quante copie ne vuoi?”, esclama, pieno di sano entusiasmo.

Il mio amico, frugando nel portafogli, con la massima serietà dice: “Giornalaio, mi dia il Candido, l’Uomo Qualunque e l’Osservatore Romano”.

L’attivista strillone diventa bianco come uno straccio lavato. “Io vendo solo l’Unità”, balbetta.

Allora il mio amico, con la faccia innocentissima, chiede: “L’Unità? Che giornale è, politicamente parlando, di che colore è? Faccia vedere”, e prende dal pacco delicatamente una copia. La guarda con curiosità davanti e dietro, poi dice: “Che roba è? È un giornale socialista, comunista?”. L’attivista, che da bianco è diventato rosso, come appunto, una copia dell’Unità, dice: “È il giornale del Partito”. “Di che partito?”, domanda il mio ineffabile amico. Adesso l’attivista-strillone è diventato verde. “Del partito comunista”, dice digrignando i denti. Allora il mio amico, con una smorfia di disgusto, riconsegna il giornale, tenendolo con due dita, si pulisce accuratamente i polpastrelli della dita nei risvolti della giacca e dice, estremamente schifato: “Che roba! Io leggo solo la stampa reazionaria. Mi scusi giornalaio, buonasera”, e se ne va come se niente fosse ...”. CAV. scrive testi così quasi tutti i mesi.

P. S.

Per un errore tipografico nella puntata precedente le fotografie di Renzo Bersani e Angelo Appiani sono invertite.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(26, continua)