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Modena, 1952. Sogni di benessere Storia dell’eredità arrivata dal Brasile

E in un altro caso due a processo per aver falsificato durante il funerale le ultime volontà di un parente

A fine giugno del 1951 il tenore Di Stefano aveva investito sulla Via Emilia, alla “Casa Rigata”, con la sua “Mercury”, un ciclista che procedeva verso Modena, provocandogli gravi lesioni, ma lo aveva prontamente soccorso. In Pretura si svolge alla fine di gennaio un processo, ma Di Stefano non si presenta dichiarando di essere indisposto, con grandissima delusione dei numerosissimi curiosi accorsi per vederlo. Viene assolto con formula piena “perchè il fatto non sussiste”.

Ma c’è anche un al ...

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A fine giugno del 1951 il tenore Di Stefano aveva investito sulla Via Emilia, alla “Casa Rigata”, con la sua “Mercury”, un ciclista che procedeva verso Modena, provocandogli gravi lesioni, ma lo aveva prontamente soccorso. In Pretura si svolge alla fine di gennaio un processo, ma Di Stefano non si presenta dichiarando di essere indisposto, con grandissima delusione dei numerosissimi curiosi accorsi per vederlo. Viene assolto con formula piena “perchè il fatto non sussiste”.

Ma c’è anche un altro processo. Esce una rivista, “Modena senza maschera”, e il responsabile viene denunciato all’Autorità giudiziaria in base alla legge sulle pubblicazioni contro la morale. La Questura aveva ordinato il sequestro della pubblicazione presso le edicole (confesso di non avere trovato alcuna traccia di questa rivista probabilmente un poco “osée” per l’epoca).

D’altronde il Questore aveva ordinato: “È vietato comparire mascherato in luogo pubblico … è consentito l’uso delle maschere solo nei teatri e negli altri locali aperti al pubblico, in occasione di veglioni mascherati debitamente autorizzati, a condizione che le persone mascherate vi si rechino in vettura chiusa e si facciano preventivamente riconoscere dal direttore”. E davanti al Pretore, “imputato di violazione agli obblighi di assistenza familiare”, compare un modenese, denunciato dalla consorte napoletana, che “dicendosi stanco della “eccessiva petulanza” della consorte aveva fatto i bagagli scomparendo dalla circolazione.


La querelante, ch’era appoggiata da un nugolo di familiari, ha dato prova di irrequietezza anche dinanzi al Pretore, che più volte ha dovuto invitarla alla calma e alla moderazione. Anche i suoi familiari sono intervenuti vivacemente nel dibattito interrompendo l’avvocato difensore”. Non so l’esito della vicenda (il divorzio non c’era ancora!).

Un grave fatto di cronaca avviene in Via Farini. Una signora chiude di sera il negozio di drogheria e coloniali in Via Canalino e ritorna a casa con l’incasso nella borsa. Appena inizia a salire le scale una figura la colpisce alla testa con una lunga chiave inglese, le strappa la borsa e fugge. La signora pur sanguinante arriva al portone e chiede aiuto. Un giovane rincorre il ladro e lo raggiunge in Via Campanella. Il fratello della signora, sopraggiunto, scopre con stupore che il ladro è un suo ex dipendente, un ragazzo di 19 anni. Viene rintracciata anche la borsa, e la signora è giudicata guaribile in 20 giorni. Il ragazzo era in combutta con un altro, ancora più giovane, di soli 17 anni, anche lui arrestato.

Sembra, ma non è ancora certo, che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici stia per approvare la costruzione di un cavalcavia alla Madonnina per eliminare il passaggio a livello della Via Emilia.

Pare che un modenese, di nome Geminiano Panzani, emigrato in Brasile nel lontano 1887, abbia lasciato una eredità di oltre 9 miliardi di lire. Il decesso sarebbe avvenuto nel 1926. Soltanto ora una giovane nipote, abitante in Via della Cerca in due camere con cucina, si è curata di raccogliere i documenti relativi allo zio desumendoli dagli atti anagrafici del nostro Municipio. La voce si è in breve sparsa e, come racconta all’inviato del “Resto del Carlino” (che in quegli anni si chiamava “Giornale dell’Emilia”), “da stamane il campanello non fa altro che suonare. Tutti ci credono già milionari”. In cucina c’erano una decina di parenti venuti a chiedere informazioni e, dice la giovane, “da Bologna e da altre città mi sono giunte numerose lettere espresso da parte di mie amiche e di conoscenti. Tutti si complimentano con me e mi salutano miliardaria”.



Il lettore può immaginare come andò a finire.

Ma i testamenti sono, diciamo così, “complicati”.

“Un interessante ed insolito processo, determinato dalla distruzione di un testamento olografo, avrà prossimamente luogo dinanzi al nostro Tribunale Penale. I fatti risalgono al 1947 alllorchè morì a Medolla di morte naturale certo Bettino Calciolari. Egli aveva compilato qualche tempo prima, alla presenza del nipote Francesco Franchetti, il suo testamento olografo, nel quale assegnava i suoi beni, consistenti in poderi e case, agli eredi, designando fra questi anche il Franchetti. Alla lettura del testamento il Franchetti constatò che il tenore dello scritto olografo era mutato e che il suo nome non vi figurava più, mentre risultavano beneficiate altre persone che prima avevano avuto piccoli lasciti o nulla addirittura. Il Franchetti denunciò la cosa e l’Autorità iniziò una inchiesta, che fu lunga e laboriosissima, perchè si dovette far ricorso, oltre a interrogatori e inchieste, anche a vere e proprie perizie calligrafiche.

Due nipoti del defunto vennero incriminati, perchè risultò che essi, profittando dell’ora in cui si svolgevano i funerali del defunto, cui partecipavano tutti i parenti, penetrarono in casa e riuscirono a trovare il testamento. Lo gettarono nel caminetto e poi ne stilarono un altro a loro favorevole imitando la grafia del morto”. Il Franchetti è assistito dal grande avvocato Odoardo Ascari. Fu protagonista nei più grandi processi del dopoguerra: la strage di Piazza Fontana, il massacro della scorta di Aldo Moro, il golpe di Edgardo Sogno, il delitto Calabresi, la strage del Vajont, il caso della nave “Achille Lauro”, il processo ad Andreotti a Palermo. È morto a 89 anni il 29 agosto 2011.



Nei pressi della Madonnina un giovane laureato in medicina si butta sotto il rapido Milano-Roma sfuggendo al controllo dell’addetta al passaggio a livello. Si scoprirà che il disgraziato in quella mattina aveva già cercato due volte di suicidarsi. Pochi probabilmente ricordano, o ne sono al corrente, la “questione Trieste”.

Nel 1945 Trieste e l'Istria erano state suddivise in due zone (A e B) amministrate militarmente dagli Alleati e dagli Jugoslavi: la prima comprendeva il litorale giuliano da Monfalcone fino a Muggia più l'enclave di Pola, la seconda il resto dell'Istria. Il 10 febbraio del 1947 fu firmato il trattato di pace, che istituì il Territorio Libero di Trieste. La situazione si chiarì solo il 5 ottobre 1954 quando con il Memorandum di Londra la Zona "A" del Territorio Libero di Trieste passò all'amministrazione civile del governo italiano, mentre l'amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona "B" passò al governo della Repubblica socialista. Le tensioni rimanevano altissime, e l'8 marzo 1952 a Trieste una bomba uccise alcuni manifestanti di un corteo italiano. Ci furono proteste e manifestazioni in tutta Italia.

A Modena “la manifestazione di italianità indetta dagli studenti universitari e medi della nostra città, iniziatasi compostamente, ha degenerato purtroppo verso il mezzogiorno di ieri in una serie di deplorevoli incidenti che hanno avuto per teatro d’azione il centro cittadino e particolarmente il Portico del Collegio. Già nella mattinata un lungo corteo di studenti con bandiere e cartelli inneggianti alla città di Trieste si era mosso dalla sede universitaria raggiungendo il Teatro Storchi, ove il segretario del partito monarchico parlava ai convenuti sulla questione di Trieste. Successivamente gli studenti, al canto di inni patriottici, si ricomponevano in corteo raggiungendo il monumento ai Caduti ove deponevano una corona di alloro.

Era intenzione degli studenti di percorrere in corteo il centro cittadino, ma gli organi di Polizia, per motivi di ordine pubblico, avevano invitato gli organizzatori della manifestazione a desistere dall’intento, disponendo il blocco della Via Emilia all’altezza di Corso Canal Grande. Gli studenti allora si sedevano sulla strada ostruendo completamente il traffico, agitando bandiere e cartelli. Discesi da un camion una ventina di carabinieri caricavano decisamente gli studenti, determinando una veloce fuga verso Via Università.

Verso mezzogiorno alcune centinaia di studenti si concentravano all’altezza del Caffè Nazionale, sotto il portico del Collegio, deridendo i poliziotti. Provenienti dal Canal Grande alcune jeep della polizia precedute dalle motociclette della Stradale entravano sotto il portico, determinando un fuggi fuggi generale. Gli studenti si rifugiavano nei negozi, ma gli agenti li costringevano a uscire. Poi lentamente la situazione si è normalizzata e verso le tredici tutto era ritornato normale”.

ROLANDO BUSSI

bussirolando@gmail.com