Modena, 1952. Città dei manifesti 150mila affissioni per fare pubblicità

 E all’aeroporto si schianta un velivolo con due a bordo che dovevano lanciare sulla città i volantini di un cinema

C'era un giocatore uruguaiano nel Modena del dopoguerra, che viene denunciato all’Autorità Giudiziaria in stato d’arresto per atti osceni. Alla Madonnina il cavalcavia non c’è ancora. Un mattino, presto, due automobili sostano davanti alle sbarre abbassate in attesa del transito di un merci diretto a Milano e proveniente da Bologna. Improvvisamente una Fiat 500 C diretta verso Reggio sorpassa a gran velocità le due macchine ferme e va a cozzare contro le sbarre catapultandosi lungo la linea ferroviaria sul binario Milano-Modena, arrestandosi contro un palo della linea elettrica.

Arriva il treno merci, ma per fortuna sull’altro binario! Il guidatore, un pugliese abitante a Brindisi, non ha saputo dare spiegazioni. Probabilmente si era addormentato. E i Modenesi scrivono alla “Gazzetta” lamentandosi. E questa volta il problema è Via Cesare Battisti. Chi proviene da nord e vuole arrivare in Via Emilia non può passare per Via Farini, Via Torre, Via Campanella: deve passare per Via Cesare Battisti. E il problema è che dalle 10 alle 22 lì possono sostare le macchine di coloro che si recano al ristorante. Bisogna procedere a passo d’uomo con la continua preoccupazione di urtare un parafango altrui (il ristorante si chiamava “Marianna”). Il magazziniere della “Standa” denuncia in Questura che una contadina di San Martino di Mugnano si è appropriata di una palla di gomma del valore di 250 lire! La donna è stata denunciata a piede libero all’Autorità giudiziaria.



Pochi si ricordano che la sede della “Standa” era in quegli anni in fondo a Via Scudari, e poi in Via San Carlo.

Nel 1956, sulla scia del boom economico, la “Standa”, che segna il giro di boa della modernità sia per le dinamiche lavorative, il numero di donne assunte e l’ampliamento della clientela, arriverà sotto il Portico del Collegio (il nome originale, “Standard”, fu italianizzato da Mussolini negli anni Trenta del Novecento)

Il 24 dicembre 2004 la “Standa” a Modena chiude. L'ultimo baluardo cittadino di una delle catene più famose d'Italia sarà in Via Trento Trieste, sotto i portici del parcheggio “Ferrari”. L'abbigliamento, nella centralissima sede di Via Emilia, aveva già alzato bandiera bianca da tempo. L'alimentare si era invece trasferito da qualche anno in Via Trento Trieste dopo l'incendio nella prima sede di Via Giardini. Il 7 febbraio 1994 ci furono infatti attentati incendiari a raffica in sei città, compresa Milano: è stato un attacco in piena regola alla “Standa”, la catena di supermercati che apparteneva al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. A Roma, Firenze, Modena, Brescia e Trento, con le stesse modalità e spesso negli stessi reparti, scatolette collegate a rudimentali, ma efficaci congegni, hanno portato il fuoco nei grandi magazzini. I danni furono contenuti, tranne che a Modena.

Si coniano le nuove monete. Le descriviamo, perché ben pochi se le ricorderanno. Le 100 lire recano l’immagine della Repubblica coronata d’alloro, e nel verso Minerva. Le 50 lire la Repubblica coronata di quercia, e nel verso Vulcano che forgia una vanga. Le 10 lire hanno al dritto un aratro, e al verso due spighe. Le 5 lire hanno un delfino e un timone, la lira una cornucopia e una bilancia.



Molte auto andavano a metano, con due o tre lunghe bombole sul tetto. Sulla Via Giardini, nei pressi delle “Scuole vecchie” di San Faustino, un fragoroso scoppio sconvolge la zona. Era esplosa una bombola che un operaio stava sistemando in un posto di rifornimento di metano. Il poveretto muore all’istante. L’esplosione è stata talmente forte che un pezzo della bombola, superata Via Vaccari, è finito in un orto di Via Guarino Guarini.

La pubblicità si diffonde sempre più, soprattutto nei manifesti. Il “Servizio Comunale Affissioni e Pubblicità Affine” è al primo piano di Via Canalino 6. Per gli altoparlanti si paga a giornata, per le scritte sui furgoni a forfait, per le scritte pubblicitarie sulle vetrine a metro quadrato. E poi ci sono i volantini, enorme quantità. La pubblicità aerea è rara, perché troppo costosa. Tutto passa prima al vaglio della Questura. “La pubblicità è l’anima del commercio”, uno slogan diventato un credo indiscusso delle ditte: nel 1951 sui muri di Modena si sono riversati quasi 150.000 manifesti, più circa 100.000 per le elezioni.

Si comincia a parlare della necessità di una Sala di cultura, dove fare mostre, conferenze … La “Saletta degli Amici dell’Arte” era stata per anni presso il Caffè Nazionale; restò fino al 1957, quando a metà anno si trasferì per poco tempo all’Albergo “Reale”. La Sala di Cultura comunale, allestita nel Palazzo dei Musei, iniziò la sua attività nel settembre 1958, con una mostra di arte fotografica.



Si comincia anche a parlare di coprire Piazza Marconi. E un lettore distratto o non modenese dirà: “Ma dov’è? Io conosco solo Piazza Manzoni davanti alla Stazione Centrale”. Nel 1902 fu demolito un isolato di fianco all’attuale Mercato coperto di Via Albinelli, e lì fu realizzata Piazza XX Settembre, in ricordo della presa di Roma nel 1870, poi chiamata Piazza Marconi a partire dal 1939 e di nuovo Piazza XX Settembre nel 1970. Ora è uno spazio aperto, e lì c’erano chioschi che vendevano di tutto. La copertura della Piazza, pur approvata in quell’anno dalla maggioranza del Consiglio Comunale, non fu mai effettuata. Paolo Portoghesi nel 1990 realizzò il progetto di un nuovo mercato all’aperto, davvero molto brutto. Trovate ancora qualche chiosco inventato da Portoghesi in Viale Monte Kosica, davanti alla Stazione delle corriere.

Nel maggio si corre come al solito la “Mille Miglia”, e visti i numerosi incidenti il Prefetto ordina che dalle 11 alle 19 venga totalmente chiusa al traffico Via Emilia da Castelfranco a Rubiera.

Sono vietati gli agglomerati di pubblico nei punti più pericolosi, e specialmente al Ponte di Sant’Ambrogio, Largo Garibaldi, Madonnina e ponte di Rubiera. E alla Madonnina alle 16,15 un’Alfa 1900 abborda la curva sbandando paurosamente a destra e divellendo un paracarro.
Fortunatamente gli occupanti non si fanno molto male. E in Largo Garibaldi una Fiat 500 C non riesce ad imboccare il Viale Martiri della Libertà finendo in mezzo alle balle di paglia.
Ma anche all’aeroporto …


Restano vittime di un incidente aereo, anche questo per fortuna con non gravi conseguenze, due piloti militari modenesi. L’apparecchio con il quale sono caduti è un “Piper” a due posti in dotazione alla Scuola di Pilotaggio di Reggio Emilia, che l’aveva prestato, perché gli apparecchi modenesi erano in revisione. L’apparecchio si è regolarmente alzato, ma all’altezza di 30 metri ha perso quota ed è precipitato. Sapete perché si alzava in volo? Doveva fare per conto di un cinema cittadino un lancio di volantini di propaganda!
E una madre snaturata abbandona la figlia di pochi giorni in Viale Jacopo Barozzi davanti al cancello della Casa della Madre e del Bambino. Fortunatamente un passante la trova.


E al ristorante “Oreste”, da anni in Piazza Roma, ma in quell’anno ancora in Via Torre al numero 66, accade una fulminea tragedia. Uno sconosciuto entra alle 13,45 nel ristorante, e chiede al signor Cantoni, proprietario del locale, dove può trovare Ambrogio Trasi, uno studente laureando in farmacia. Cantoni indica la seconda saletta, dove numerosi commensali sedevano ai tavoli. Senza proferire parola, l’individuo estrae una pistola e spara ad Ambrogio Trasi, che si abbatte sulla tavola. Lo sparatore si siede a un tavolo e chiede dove sia il più vicino Commissariato, mentre tutti i clienti fuggono. Dopo qualche minuto arriva una camionetta della Polizia che arresta lo sparatore. Era il fratello di Ambrogio Trasi, deceduto sul colpo, uno schizofrenico che da qualche tempo dava segno di squilibrio mentale.


E a Vesale, presso Sestola, avviene una tragica sciagura. Lì si trovavano al campo estivo i reparti del 6° Reggimento Artiglieria Pesante Campale, a lungo di stanza a Modena nella caserma di Via Emilia ovest e allora trasferito a Piacenza. Gli artiglieri si esercitavano nel tiro quando un proiettile da 140 esplodeva subito fuori dalla bocca del cannone. Muoiono sul colpo tre militari, e i feriti, alcuni gravissimi, sono una ventina.
Nessuno sa spiegarsi la causa dell’esplosione. E fortunatamente un’altra esplosione non procura morti.
Alla Cavazzona, la località poco a est di Castelfranco sulla Via Emilia, all’alba a un autocarro con rimorchio diretto ad Ancona scoppia una gomma e va a sbattere contro un albero. Aveva a bordo 300 bombole di gas e l’urto provoca lo scoppio di una di esse. Scoppiano anche tutte le altre: i due autisti si salvano. —
ROLANDO BUSSI
bussirolando@gmail.com