1954. Modena Convegni amorosi in Rua Frati scoppia lo scandalo

Festini con largo uso di cocaina, la stampa ne parla come della “Capocotta modenese”, citando il caso Montesi

Alla fine di febbraio muore tragicamente un giovane pilota di aerei modenese. Aveva solo 23 anni. Aveva preso il brevetto a Modena e stava volando con un “Lightning P 38” dell’Aviazione nel cielo di Bari. Segnala alla torre di controllo che l’aereo ha problemi e che si accinge a tentare un atterraggio di fortuna, ma precipita in mare. A Pavullo viene ferito gravemente con tre colpi di pistola un Maresciallo Maggiore dei Carabinieri in pensione.

Pare che sia stato un suo inquilino, e che tra loro ci fossero dissapori. Il ferito aveva comandato per lunghi anni la sede dei Carabinieri in Via Sant’Eufemia. Il giovane feritore viene arrestato. Il 9 febbraio nel carcere dell’Ucciardone a Palermo muore Gaspare Pisciotta, braccio destro del bandito Salvatore Giuliano. Aveva un piccolo passero al quale faceva mangiare il cibo prima di mangiarlo a sua volta, per paura di essere avvelenato, e non mangiava il cibo del carcere, ma soltanto quello preparato da sua madre, che gli veniva recapitato in cella.

Prese un caffè, che conteneva 25 grammi di stricnina. In una delle puntate precedenti (per la precisione, la seconda del 1953) abbiamo pubblicato una fotografia che mostra l’installazione del ponte radio della Timo, una delle brutture della nostra città. Ma la Timo non si ferma qui, perché i telefoni fanno ormai parte della vita cittadina. E allora acquista e poi fa demolire in Via Campanella un edificio destinato ad ospitare i nuovi impianti della centrale automatica urbana e interurbana. / SEGUE A PAG. 20


Chi ha una certa età (o è appassionato di storia) ricorderà che gli anni di cui stiamo parlando segnano la fine del colonialismo. In Indocina dal 13 marzo 1954 al 7 maggio 1954 si svolge la battaglia di Dien Bien Phu. Le truppe francesi assediate dovettero arrendersi. Circa 5.000 dei 20.000 soldati francesi che vi avevano preso parte erano morti in combattimento; si trattava in larga parte di paracadutisti o volontari della Legione Straniera.

E il 1° novembre inizia la guerra d’Algeria.

Oggi la diffusione delle droghe è purtroppo endemica. Ma c’erano già nel 1954, anche a Modena.

Un “venditore” propone a due modenesi l’acquisto di un flacone di cocaina del valore di 500.000 lire. I due, giovani, raccolgono il denaro e acquistano il flacone, pensando di guadagnare una fortuna. Ma conteneva acido salicilico.

C’erano ancora le “case chiuse” (la Legge Merlin fu approvata il 20 febbraio 1958), ma la prostituzione senza controllo era molto diffusa. Più volte i giornali dell’epoca annunciano irruzioni in abitazioni che ospitavano “donne squillo”.

E lo scandalo esplode in Rua Frati. Lì si svolgevano da tempo “convegni amorosi” con largo uso di cocaina, e i giornali anche nazionali ne parlano come di una “piccola Capocotta modenese”.

Per chiarire questa definizione, ricorderò che sabato 11 aprile 1953, sulla spiaggia di Torvaianica, venne rinvenuto il corpo senza vita della ventunenne romana Wilma Montesi, scomparsa il 9 aprile precedente.

Il corpo appariva riverso prono sulla battigia, immerso in acqua solo dalla parte della testa. La giovane donna era parzialmente vestita, e gli abiti erano zuppi d'acqua: non aveva più indosso le scarpe, la gonna, le calze e il reggicalze, ed era sparita anche la borsa. L'ipotesi dell'incidente fu considerata attendibile dalla polizia, che chiuse il caso, nonostante alcune stranezze. I giornali, invece, si mostravano scettici.

Il 6 ottobre 1953, sul periodico scandalistico “Attualità”, il giornalista e direttore della testata, Silvano Muto, pubblicò un articolo, La verità sul caso Montesi. Muto aveva condotto un'indagine giornalistica nel “bel mondo” romano, basandosi sul racconto di un'attrice ventitreenne che sbarcava il lunario facendo la dattilografa, tale Adriana Concetta Bisaccia. La ragazza aveva raccontato al giornalista di aver partecipato con Wilma ad un’orgia, che si sarebbe tenuta a Capocotta presso Castel Porziano, e non distante dal luogo del ritrovamento. In quell'occasione avevano avuto modo di incontrare alcuni personaggi famosi, principalmente nomi noti della nobiltà della capitale e figli di politici.

Stando al racconto della Bisaccia, la Montesi avrebbe assunto un quantitativo letale di droga e alcool, e avrebbe avuto un grave malore. Il corpo esanime sarebbe stato trasportato da alcuni partecipanti all'orgia sulla spiaggia, dove fu abbandonato. Tra i nomi citati nell'articolo, vi erano Piero Piccioni, figlio del ministro, e il marchese Ugo Montagna, proprietario della tenuta di Capocotta. I partecipanti all'orgia, definiti dalla stampa “capocottari”, rappresentavano l'alta società romana, ed era facile vedere dietro l'operato delle forze dell'ordine un disegno volto a proteggere questi personaggi. Il 26 marzo 1954 il caso Montesi – inizialmente archiviato – fu ufficialmente riaperto dalla Corte d’Appello di Roma. Il 19 settembre lo scandalo fu tale che Attilio Piccioni si dimise da Ministro degli Esteri e da tutte le sue cariche ufficiali. Due giorni dopo, il figlio Piero fu arrestato con l'accusa di omicidio colposo e di uso di stupefacenti.

Piero Piccioni ottenne la libertà provvisoria dopo tre mesi di carcere preventivo, e infine venne completamente scagionato da ogni accusa, ma la carriera politica del padre fu gravemente compromessa (fu un caso complessissimo, mai risolto).

Ennesimo incidente in Centro storico, all’incrocio tra Via Ganaceto e Via Taglio. Un taxi Fiat 1400 investe un’auto più piccola, nuova fiammante e in prova, urta contro un muro e piomba dentro un negozio di vini. Una damigiana di Lambrusco si rompe e allaga il negozio. L’auto investita era una “Isetta”. Se il lettore non ricorda questa marca, sappia che si trattava di una microvettura straordinaria, prodotta dalla Casa automobilistica “Iso” di Brescia tra il 1953 e il 1956, e poi dalla BMW tedesca tra il 1955 e e il 1962. 

 

onautica militare si levano in volo dal nostro Aeroporto, uno dietro l’altro. Il primo decolla benissimo, ma il secondo non riesce a salire in quota. L’ala destra cozza contro il campanile della chiesa di San Cataldo, ma il pilota riesce a far atterrare l’aereo nei campi vicino al Cimitero. Molti danni all’aereo, ma illeso il pilota. La città si sta espandendo, è vero, ma pochi lettori, penso, immaginerebbero un avvenimento del genere. Un gregge di pecore impazzite dal terrore è stato avvistato alle 5 di notte in via Bellinzona da una guardia notturna, che si rendeva subito conto che le pecore fuggivano abbandonate a se stesse e aizzate dal cane da guardia. Una jeeep della Questura riusciva a sbarrare la fuga, e a guidare il gregge sino al cortile del “Garage Lancia” in Via Emilia Est. Al mattino le 71 pecore e agnellini venivano trasportate con un autocarro al Mercato Bestiame. Si presentava in Questura un residente in Via San Geminiano che denunciava che gli 86 ovini che componevano il suo gregge erano stati assaliti da cani randagi, che avevano sgozzato 8 pecore e ne avevano ferite altre sette. Il recinto del gregge era in Via Pagliani. Alla Stazione la Polizia si imbatte in una “signorina” che intratteneva colloqui con i viaggiatori. Osservando più attentamente, nota che era un ragazzotto bardato con indumenti femminili. Dentro la borsetta aveva una licenza da pesca. Si parla finalmente di costruire una autostrada Milano-Bologna. Si dice che costerà 36 miliardi, cioè 193 milioni al chilometro. E all’“Astra” fervono i lavori per adattare lo schermo a una nuova straordinaria tecnologia cinematografica: è il “cinemascope”. Il film che verrà proiettato è “La tunica”, e gli attori principali sono Richard Burton, Jean Simmons e Victor Mature. E invece a Carpi si organizzavano proiezioni cinematografiche clandestine di film pornografici nei locali del Circolo “Alberto Pio”! Per concludere questa puntata, vorrei ricordare che in quell’anno oltre 40 Vigili urbani seguirono un corso di Lingue e Storia dell’Arte, per potere accogliere i turisti italiani e stranieri e indirizzarli a visitare il Duomo e la Galleria Estense. ROLANDO BUSSI bussirolando@gmail.com (43, continua