1954/ Modena. Lirica, i primi passi di Mirella Freni verso la celebrità

La giovane soprano sesta in un concorso internazionale E un “modenese” fa il ritratto alla regina d’Inghilterra

MODENA. Esce il nuovo “Codice della strada”, e stabilisce che “le automobili di produzione nazionale dovranno avere tutte in futuro la guida a sinistra” (io ricordo soltanto la Lancia “Ardea” con la guida a destra). Ma come fosse alto già allora il tasso di inquinamento, lo dimostra una disposizione così citata dalla “Gazzetta”: “gli autoveicoli ed i motoveicoli con motore a combustione (Diesel) non possono avere l’estremità del tubo di scappamento rivolta a destra.

Tale provvedimento è stato presumibilmente dettato dalla necessità di salvaguardare i passanti, ritenendosi che lo sfogo del gas della combustione verso il centro della strada rechi minor molestia”. Chissà che puzza! Sembra una barzelletta, ma è andata proprio così. Nella nostra Provincia doveva celebrarsi un matrimonio, e come sempre accadeva (ma ancora accade) il futuro sposo festeggia con gli amici la sera prima l’addio al celibato, tra canti e soprattutto bevute. E si sente male. Il medico di famiglia accorso d’urgenza prescrive la cura: dodici ore di letto e 48 ore di riposo.

La mattina dopo la sposa già in abito nuziale apprende la notizia e sviene. Ma poi il matrimonio si farà. Si inaugura un sacello in memoria dei modenesi vittime civili della guerra alla base del campanile superstite della chiesa dei Servi distrutta da un bombardamento. Chi passa dalla Piazzetta può vedere (se non ci sono troppe auto in sosta) una striscia rossastra tracciata tra i sassi della pavimentazione, che indica il perimetro della vecchia chiesa.



Al piano terra del campanile si apre una cappella denominata “Cappella dei Servi”. Date un’occhiata se passate di lì. Nella parete di fondo una nicchia centrale ospita il gruppo statuario in terracotta policroma raffigurante Maria Addolorata con il Figlio, opera di Silvestro Reggianini (1794 - 1878).

Il gruppo era collocato sull'altare maggiore della chiesa distrutta ed è rimasto illeso dopo il bombardamento.

Il 18 settembre un giovane giornalista intervista per la “Gazzetta dell’Emilia” in un albergo della città il Mago di Napoli Luigi D’Oriano, che afferma: “Vedo tempi felici per la vostra città: una nuova grandiosa industria si affiancherà a quelle già esistenti e un problema che sta a cuore a tutti i modenesi troverà una felice soluzione”. Il giornalista era Candido Bonvicini, morto nel dicembre 2013, che diventerà il primo Direttore della "nuova" “Gazzetta di Modena”, datata 24 marzo 1981, firmando l'editoriale intitolato "Né padrini né padroni".

E a fine settembre riesplode il “caso Montesi”, di cui abbiamo già parlato: viene arrestato per omicidio colposo aggravato dall’uso di stupefacenti Piero Piccioni, figlio del Ministro degli Esteri Attilio Piccioni, che si dimette.

E il nuovo cavalcavia della Madonnina ha la sua prima vittima: un anziano in bicicletta attraversa la Via Emilia e non si accorge purtroppo di un’auto in arrivo.

Le fotografie dell’epoca ci mostrano una grande folla che in Piazza Grande assiste a una Messa vespertina celebrata dal Vescovo. È l’apertura del Congresso Mariano.



Il 26 ottobre Trieste torna italiana e arriva nel porto l’incrociatore “Duca degli Abruzzi”. Il 4 novembre giunge il Presidente della Repubblica: “Voi triestini, per giungere alla meta, avete discusso clausola per clausola, parola per parola, per lunghi mesi l'accordo or firmato. Avete difeso metro per metro quel territorio che nella vostra convinzione doveva rimanere unito a Trieste. Consentitemi di congratularmi con voi per aver dato prova di coraggio. Operando così, in silenzio, siete benemeriti della patria italiana”. In realtà nel novembre 1953 durante la cosiddetta “Rivolta di Trieste” erano morte 6 persone, che ricevettero in seguito la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Gli incidenti stradali sulla Via Emilia avvengono a ritmo vertiginoso, e si feriscono gravemente anche due militari americani di stanza in Germania. Erano diretti a Roma con la loro “MG”. Un filobus della linea 4 diretto verso il centro si arresta alla fermata di Via del Pozzo. Un autocarro diretto verso il centro lo sorpassa e investe l’auto sfasciandola completamente. E in Piazza Sant’Agostino un pedone è travolto da un’automobile.

La “Gazzetta” pubblica una notizia che mi ha molto sorpreso, e che mi ha costretto a fare ricerche.

“Il pittore modenese Pietro Annigoni inizierà tra breve il lavoro per un ritratto in grandezza naturale della regina d’Inghilterra, ritratto che gli è stato ordinato dalla Compagnia dei pescivendoli, una delle tante antiche corporazioni commerciali che hanno nella City sedi sontuose. La regina Elisabetta poserà per 15 sedute di un’ora e mezza ciascuna in uno studio del quartiere di Kensington che Annigoni sta facendo preparare appositamente”.

Ora, io conosco bene i dipinti di Annigoni, e ho visto varie volte la riproduzione del ritratto della regina. Ma non sapevo che fosse un modenese! “Pietro Annigoni è modenese di origine, infatti è nato a New York da madre cubana e dal padre mirandolese emigrato in America”.



Chissà dove la “Gazzetta” ha ricavato questa notizia. Annigoni era nato a Milano il 7 giugno 1910.

La Provincia di Modena in quegli anni era certamente di sinistra, ma il cattolicesimo era l’unica religione (gli Ebrei superstiti al genocidio erano purtroppo davvero pochi). Ebbene, a Vignola giunge un pastore protestante che cerca un appartamento in vendita per usarlo come centro di propaganda. Ma il tentativo va a vuoto perché il parroco monsignor Antonio Tassi mette sull’avviso i fedeli.

E comincia una strada di grande successo per Mirella Fregni (questo è il cognome originale), che in ottobre, appena diciannovenne, arriva sesta al V° Concorso Internazionale di canto, a cui partecipavano 250 concorrenti di 41 nazioni. Ma alla fine di ottobre tutte le prime pagine dei quotidiani sono dedicate a una delle tante tragedie della nostra penisola

. A Salerno e in tutti i paesi limitrofi un’alluvione e le frane provocano 318 morti. E a Modena, in pieno centro, tra Via Emilia e Piazza Torre, prende fuoco di notte un famoso negozio di scarpe, la calzoleria “Ursus Gomma” (era il nome di una celebre azienda di Vigevano: fondata nel 1931, fu dichiarata fallita nel 1987). Fortunatamente a quell’ora passa di lì il proprietario, e i pompieri riescono a spegnere l’incendio prima che si propaghi ai palazzi vicini. Al 1947 risale la prima notizia in America dell’avvistamento di un “disco volante”. Ma in dicembre il noto proprietario di una tabaccheria in centro dichiara di averne visto uno dalla finestra di casa. E in breve gli “avvistamenti” si diffondono in tutta la Provincia.

Che i tempi, nonostante l’inizio di una seppur piccola crescita dell’economia, fossero grami, lo dimostra una lettera disperata inviata alla “Gazzetta”. È l’appello di otto famiglie con 27 componenti che vivono da otto mesi in coabitazione nel salone a pianterreno del “Sirenella” in Via Monte Grappa, con transenne di cartone che non arrivano al soffitto. Sono provvisoriamente ospitati dal Comune perché sono stati sfrattati e non hanno le possibilità economiche di prendere in affitto appartamenti. In Via San Martino la Manifattura Tabacchi acquista un terreno per ingrandirsi, ma nessun muratore vuole mettersi a scavare per costruire le fondamenta. Tutti pensano, e a ragione, che lì sotto possa trovarsi una bomba inesplosa durante i bombardamenti. E in effetti è così

Poi sette giovani operai decidono di procedere e la bomba viene allo scoperto. Gli artificieri di Bologna mettono al sicuro l’ordigno. E il 2 dicembre si diffonde la notizia che Eugenio Pacelli, papa Pio XII, sta molto male, perché colpito da un collasso circolatorio. Fortunatamente le sue condizioni migliorano (morirà il 9 ottobre 1958), anche, anche se, come dichiarano autorevoli fonti vaticane, non potrà presiedere l’8 dicembre la cerimonia di chiusura dell’Anno Mariano in S. Maria Maggiore. Muore invece Fatima Miris. Era un personaggio straordinario (invito il lettore ad andare sul sito della Gazzetta a sfogliare la terza puntata su Mirandola della rubrica “C’era una volta a Modena”). — ROLANDO BUSSI bussirolando@gmail.com