1956/ Anche un pavullese muore a Marcinelle soffocato in miniera

Come migliaia di italiani, anche Adolfo Mazzieri era in Belgio per lavorare nell’estrazione del carbome

MODENA. L’estate del 1956 fu segnato da episodi tragici che passeranno alla storia. Il 25 luglio, mentre era diretto a New York, il transatlantico “Andrea Doria” si scontrò al largo della costa di Nantucket con il mercantile svedese “Stockholm”. Affondò la mattina del 26. Morirono 51 persone. Il transatlantico aveva effettuato il viaggio inaugurale il 14 gennaio 1953. Il relitto dell'Andrea Doria, mai recuperato, giace tuttora posato sul fianco di dritta a una profondità di 75 metri.

La mattina dell’8 agosto nella miniera di carbone di Marcinelle in Belgio si sviluppò un incendio, causato dalla combustione d'olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica. L'incendio, sviluppatosi inizialmente nel condotto d'entrata d'aria principale, riempì di fumo tutto l'impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 275 presenti. Solo 13 sopravvissero. Tra di loro 136 erano italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 algerini, 2 francesi, 3 ungheresi, 1 inglese, 1 olandese, 1 russo e 1 ucraino. Un italiano era pavullese, si chiamava Adolfo Mazzieri.

Benché l'industria belga fosse stata scarsamente intaccata dagli effetti distruttivi della guerra, il Belgio, paese di dimensioni modeste, si ritrovò con poca manodopera disponibile. Il 23 giugno 1946 fu firmato un protocollo italo-belga che prevedeva l'invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Nacquero così ampi flussi migratori verso il paese. 



Nel 1956, fra i 142.000 minatori impiegati, 63.000 erano stranieri, e fra questi 44.000 erano italiani.

Un’incredibile omicidio per motivi sentimentali scuote la città. Un medico, Francesco Testani, viene ucciso a colpi di pistola dalla ex fidanzata, Carmen Fabbri, a sua volta fidanzata con un altro giovane, la quale dichiara alla Polizia: “Soltanto io so perché gli ho sparato, e non lo dirò mai a nessuno”.

L’Ufficio di Polizia Municipale agli inizi di settembre fa il conto dei caffè e dei bar: sono 210. E sono giacenti alcune domande per aprirne altri. Una tazzina di caffè costa 40 lire al banco, e 50/60 lire al tavolo.

Ma quanti sono i negozi che vendono generi alimentari? Non c’è ancora la grande distribuzione, e a Modena sono aperte 92 macellerie bovine e 29 equine! E ci sono 26 spacci delle Cooperative. Circa 400 sono i venditori ambulanti.

Il lavoro nell’edilizia è purtroppo ancor oggi molto pericoloso. A Spilamberto si sta costruendo il cinema “Capitol”, e cinque operai cadono da una impalcatura all’interno che cede sotto il peso.



E in settembre alla curva di San Venanzio un notissimo collaudatore della “Ferrari”, Sergio Sighinolfi, con accanto l’ing. Cesare Ferrari Amorotti, tecnico della Casa di Maranello, sorpassa con una Ferrari GT 250 un camioncino guidato da Nelson Muzzarelli, Sindaco di Serramazzoni, e si scontra con un grosso Fiat 621. La frenata non basta a salvargli la vita.

Enrichetta Cecchi (1920-1993), che per trent’anni insegnò all’Istituto Statale d’Arte “A. Venturi”, scrive un articolo per la “Gazzetta” sull’inaugurazione del Museo del Duomo, realizzato con il sostegno del Banco S. Geminiano e S. Prospero. È purtroppo “una stanza di non molti metri quadrati”, e “a questo punto si affaccia l’interrogativo: qualora continuassero a venire alla luce marmi di pregio durante ulteriori lavori di scavo, dove sarebbero collocati tali reperti? Il Museo è saturo”. Oggi i Musei del Duomo in Via Lanfranco (il Museo Lapidario e il Museo del Duomo) ospitano in più sale le bellezze storiche della nostra Cattedrale (Modenesi, andateli a vedere!).



Il 26 luglio l'Egitto, guidato dal presidente Gamel Abdel Nasser, annunciò la nazionalizzazione del Canale di Suez, una vitale rotta commerciale verso Oriente, di cui le banche e le imprese britanniche detenevano una quota del 44%. Nei mesi che seguirono la nazionalizzazione del Canale Israele, Francia e Regno Unito concordarono che Israele doveva invadere l’Egitto, e che britannici e francesi sarebbero intervenuti successivamente. Il 29 ottobre del 1956 l’esercito israeliano oltrepassò il confine egiziano e iniziò l’invasione della penisola del Sinai. L’obiettivo dell’operazione militare era la conquista del Canale di Suez. Il 30 novembre, Francia e Regno Unito diedero un ultimatum ai due contendenti, e quando le loro richieste non ricevettero risposta fecero sbarcare le loro truppe e occuparono il Canale di Suez. In risposta, gli Egiziani affondarono più di 40 navi che si trovavano in quel momento nel Canale, bloccandolo fino all’anno successivo. Il conflitto segnò la fine delle ambizioni globali delle antiche potenze coloniali europee e l’affermazione di Israele come potenza militare del Medio Oriente, e chiarì a tutti che nel mondo erano rimaste soltanto due superpotenze: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Dietro la loro pressione gli invasori dovettero infatti ritirarsi. La “Cortina di ferro” resisteva ancora. Il 23 ottobre era scoppiata la rivolta ungherese che durò fino all’11 novembre, repressa violentemente dall’Unione Sovietica. Suscitò fortissime manifestazioni in tutta Europa. Pio XII scrisse: “Gli eventi luttuosissimi, da cui sono colpiti i popoli dell'Europa orientale, e soprattutto l'Ungheria a Noi carissima, insanguinata al presente da una terribile strage, profondamente commuovono il Nostro animo paterno; e non solamente il Nostro, ma certamente anche quello di tutti coloro a cui stanno a cuore i diritti della civiltà, la dignità umana, e la libertà dovuta ai singoli e alle nazioni”.

Gli avvenimenti ungheresi misero in crisi anche la Sinistra italiana.

Molti intellettuali rivolsero un appello al Comitato centrale del P.C.I. criticando i metodi “stalinisti”: fra i firmatari Lucio Colletti, Mario Tronti, Alberto Asor Rosa, Antonio Maccanico, Natalino Sapegno, Delio Cantimori.

In febbraio si era svolto il XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e Nikita Kruscev aveva denunciato la politica di Stalin.
Il 31 ottobre muore l’Arcivescovo di Modena monsignor Cesare Boccoleri. Aveva 81 anni. Era nato a Rapallo nel 1875 ed era stato nominato Vescovo di Modena il 28 marzo 1940; aveva fatto l’ingresso a Modena il 18 maggio. La bara verrà tumulata nella cripta del Duomo.

E alla fine di novembre le Carmelitane Scalze dovranno abbandonare la chiesa e il convento in San Giovanni del Cantone, e trasferirsi provvisoriamente nella villa Marchetti a Baggiovara in attesa che venga costruito per loro un nuovo convento.

Lì sorgerà la sede dell’I.N.A.M. Un altro pezzo di Modena che se ne va.
Agli inizi di dicembre, in mezzo alla nebbia, il convoglio della linea Modena-Mirandola investe al passaggio a livello della Cavezzo-Castelfranco una autobotte: un morto e quattro feriti gravi. È l’ennesimo incidente.
E a Saliceta San Giuliano si verifica una tragedia. Una donna di trent’anni si getta in un pozzo con la figlia di dieci mesi. La bimba muore sul colpo e la madre è gravissima. Non si conoscono le cause.
A Modena gli agenti della Squadra Mobile arrestano un ignobile individuo dedito allo sfruttamento della prostituzione minorile. Aveva una fitta cerchia di clienti, quasi tutti uomini sui 40-50 anni. Sembra che l’arrestato facesse parte di un’organizzazione di “tratta delle bianche” con le sue radici in una grande città dell’Italia Settentrionale.

Si riunisce il Consiglio Comunale e il Sindaco Corassori annuncia che in tempi brevi inizieranno i lavori per realizzare un portico nel Palazzo del Comune sulla Via Emilia tra la Piazzetta delle Ova e Via Scudari.
Chi sfogliasse i giornali vedrebbe che al cinema “Astra” proiettano “Bulli e pupe” con Marlon Brando, all’“Arena” “Anche gli eroi piangono”, con William Holden, al “Metropol” “Michele Strogoff” con Curd Jurgens … Ma tutti gli annunci dicono che alle ore 21 le proiezioni si arresteranno e gli spettatori vedranno “Lascia o raddoppia?”. —
Rolando Bussi