Modena 1958/ Restauri al carcere di via Sant’Eufemia

Ora c’è l’infermeria Ammodernate le vecchie celle, create attività rieducative In Via San Giovanni Bosco cade la cabina di una gru

 Nelle qualificazioni al Campionato mondiale di calcio, disputate nel 1957, l’Italia si trovò in un mini-girone con Portogallo e Irlanda del Nord. Iniziò con una vittoria contro i Britannici, ma poi perse 3-0 in Portogallo. Nella partita di ritorno contro i Portoghesi, tuttavia, la Nazionale ribaltò il risultato dell’andata, vincendo a sua volta 3-0.

Con ancora buone possibilità di qualificarsi, il 15 gennaio del 1958 l’Italia si presentò a Belfast per l’ultima decisiva partita contro l’Irlanda del Nord. All’Italia sarebbe bastato non perdere, e invece perse 2-1, concludendo il girone al secondo posto con un punto in meno dell’Irlanda del Nord. Era un'Italia infarcita di oriundi (Schiaffino, Ghiggia, Da Costa, Montuori). Il campionato si disputò in Svezia dall'8 al 29 giugno 1958 e fu vinto dal Brasile 5 a 2 contro il paese ospite.

Pelè segnò due gol, e non era ancora maggiorenne. È nato il 23 ottobre 1940. Sessant’anni fa, la mattina del 27 febbraio 1958, ci fu una rapina nella zona ovest di Milano, in via Osoppo. Quella mattina – detta di “san Paganino” perché era il 27 del mese e si pagavano gli stipendi – sul blindato della Banca Popolare di Milano c’erano l’autista e un commesso muniti di pistole, più un agente di polizia armato di mitra sul sedile posteriore. Senza sparare un colpo, alcuni uomini assaltarono il furgone portavalori che trasportava più di 500 milioni di lire e scapparono. 



Al tempo lo stipendio mensile di un operaio era 50.000 lire. Un salumiere disse al Corriere della Sera: “La scena si è svolta con una tale rapidità che la gente è rimasta più stupita che terrorizzata: molto, ma molto più in fretta di quelle rapine che si vedono al cinema”. Sempre il Corriere scrisse: “La più sensazionale rapina che la cronaca milanese abbia mai registrato è stata compiuta nella nostra città alle 9.23 di ieri, in via Osoppo, a Porta Magenta. Una banda di “gangsters”, con un organico complessivo che viene valutato a non meno di una decina di persone, ha assalito l’autofurgone blindato della Banca Popolare di Milano”. Un paio di banditi scapparono con il furgone su cui c’erano i soldi e gli assegni; gli altri su un’Alfa Romeo, una Giulietta Sprint rubata a Bergamo pochi giorni prima.

I rapinatori buttarono le tute blu nel fiume Olona, abbandonarono la Giulietta e tutti gli assegni inesigibili e portarono il furgone, con dentro solo contanti e titoli al portatore, in un garage che avevano comprato qualche giorno prima. Tolti i circa 500 milioni di titoli e assegni che i banditi non avevano tenuto, restavano circa 115 milioni in banconote da 5 e 10.000 lire. Tolte le spese comuni, se li divisero: 15 milioni a testa.



Il ministro dell’Interno Fernando Tambroni mandò a Milano l’ispettore Vincenzo Agnesina, che si occupò delle indagini con il questore Fortunato Lo Castro, il capo della Squadra Mobile Paolo Zamparelli e il commissario Mario Nardone, che qualcuno chiamava “il Maigret italiano”. Il 6 marzo le tute blu usate durante la rapina furono ritrovate perché il tratto del fiume Olona in cui erano state buttate era stato prosciugato per far deviare il corso d’acqua. Il particolare fatale per la banda, oltre alle varie testimonianze e alle soffiate ricevute dalla polizia, fu l’etichetta delle tute da operaio abbandonante. Le aveva prodotte una ditta di Modena. Gli investigatori risalirono alla ditta di Modena e da questa a chi aveva venduto le tute ai rapinatori. Il 1° aprile cinque dei sette furono arrestati.

Nel 1954 era stata fondata la “Giangiacomo Feltrinelli Editore”. In marzo viene pubblicato postumo dalla Casa editrice Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e in quell’anno Boris Pasternak vinse il Premio Nobel per la Letteratura per Il dottor Zivago, pubblicato anch’esso nel 1957 dalla Feltrinelli, ma dovette rinunciare al premio. Molti ricorderanno che Giangiacomo Feltrinelli morì il 14 marzo 1972. Il cadavere fu trovato il mattino dopo a Segrate da un passante che si trovava in zona con il suo cane, vicino a un traliccio dell'Enel. La Casa editrice fu da allora guidata da Inge Feltrinelli, nata Schönthal (morta il 20 settembre 2018).

Il 4 aprile sulla “Gazzetta” compare a pagamento un comunicato: “Come già fu segnalato, dal 1953, un individuo tuttora sconosciuto, asserendo di condurre una inchiesta scientifica sul matrimonio e dicendo di essere il Prof. Sergio Ferrari, telefona alle signore e rivolge loro domande indiscrete e sconvenienti. Il Prof. Sergio Ferrari ancora una volta informa di non avere nulla in comune con tale inqualificabile individuo, che si è reso e si rende responsabile di un reato perseguibile a termini di legge, ed invita le signore cui fossero rivolte le telefonate a darne tempestiva comunicazione alla Polizia”.

Il 6 aprile lo Scià di Persia Reza Pahlavi ripudia la moglie Soraya perché non in grado di dargli un erede, e giunge in Italia in visita ufficiale in novembre. Sposò Farah Diba nel 1959.

Fu costretto ad abbandonare l’Iran nel 1979.

Nel 1958 l’Esposizione Universale fa nuovamente tappa a Bruxelles, per la quinta volta (in totale il Belgio ha ospitato ben 11 edizioni dell’evento). L’Expo si svolge dal 17 aprile al 19 ottobre, e al termine l’evento farà registrare un’affluenza di quasi 42 milioni di visitatori. Il simbolo dell’esposizione è l’Atomium, una costruzione in acciaio, alta 102 metri, che rappresenta i nove atomi di una cella unitaria di un cristallo di ferro. Progettato dall’architetto André Waterkeyn, il monumento è dedicato alle scienze e all’uso dell’atomo, temi particolarmente importanti all’epoca.

Le sfere sono collegate tra loro da scale mobili e oggi ospitano diverse mostre. sa tra una quarantina di zingari, originata da una lite di due bambini appartenenti a due diverse “carrozze”, alla quale gli uomini contribuiscono con pugni e coltelli, e le donne con graffi e tirate di capelli. Dieci zingari vengono medicati all’Ospedale, e 15 portati in questura.

La “Gazzetta” cambia un poco l’impaginazione, e l’ultima pagina è destinata ora alla cronaca di Carpi. E uno dei primi articoli è dedicato al divorzio del “carpigiano” Ernest Borgnine, che il 12 agosto dell’anno precedente era stato stretto d’assedio in Piazza Martiri. E in Via San Giovanni Bosco, dove si sta costruendo un palazzo, cade da 25 metri la cabina di una “gru” (la “Gazzetta” usa le virgolette!) che ospitava due operai. Fortunatamente solo ferite leggere.

Vengono restaurate le vecchie carceri di Via Sant’Eufemia. Non ci sono più le vecchie “bocche di lupo” in lamiera: ora sono tramogge in vetro. È stato creato un reparto infermeria convenientemente attrezzato, sono stati migliorati i locali e i servizi igienici, e avviate attività assistenziali e rieducative. E si demolisce l’ultimo “stallo”, lo “Stallo Zanasi” al Ponte della Pradella. È la vecchia Modena che se ne va.

Rolando Bussi