Modena. Opera di Pechino e melodramma Incontro magico con la “Turandot”

Marco Plini e Xu Mengke affiancati nella regia Musiche di Ceccarelli, Cipriani e Qiu Xiaobo 



MODENA. Da mercoledì 23 gennaio a domenica 27 va in scena allo Storchi “Turandot” che dà seguito alla collaborazione di Ert Fondazione con la Compagnia Nazionale dell'Opera di Pechino già iniziata nel 2015 in occasione dello spettacolo “Faust”. Il lavoro si avvale della regia di Marco Plini, e alla sua realizzazione si aggiunge anche la collaborazione con il Teatro Metastasio di Prato. «L'esperienza che abbiamo fatto a Pechino è stata straordinaria - ha sottolineato Plini - e abbiamo cercato di unirci in questo lavoro con molto rispetto, tentando di comprendere la tradizione teatrale cinese». «L'Opera di Pechino è un modello di teatro molto specifico ed è considerato patrimonio intangibile dell'umanità - ha ricordato Xu Rong, consigliere dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata Cinese in Italia - e questa compagnia è la principale che fa l'opera di Pechino in Cina. Inoltre la compagnia è socia del forum culturale cinese, che comprende lo spettacolo, il cinema, le mostre e il circo, firmato dal Presidente Mattarella in occasione della sua visita in Cina nel 2017».


“Turandot” è un'opera che nella tradizione italiana ha contribuito a creare un immaginario fiabesco sulla Cina, e questo spettacolo, che porta in scena un sogno colorato ricco di suoni e colori brillanti, rappresenta l'incontro, in un sottile gioco di specchi, tra la tradizione secolare cinese, con la raffinata arte attoriale dell'Opera di Pechino e la nostra, erede del melodramma ottocentesco e aperta al teatro di regia del Novecento. «L'arte dell'Opera di Pechino ha sedotto più e più volte i maestri della scena occidentale, per via delle sue algide e stranianti geometrie, capaci di intrecciare in un equilibrio formidabile musica, coreografia, recitazione e visione, creando quasi un secolo prima una via asiatica all'intuizione wagneriana dell'opera d'arte totale. È una combinazione sapiente di elementi sonori e visionari», ha commentato Claudio Longhi, direttore di Ert Fondazione. Alla drammaturgia scritta da Wu Jiang e Wu Yuejia e la regia per l'Opera di Pechino di Xu Mengke si è affiancato il lavoro di Marco Plini che ha concepito un impianto scenico ispirato alla classicità. «Nel tentativo di rispettare la tradizione teatrale cinese non mi sono permesso di intervenire sugli attori e sulle singole interpretazioni - ha spiegato Plini - Abbiamo invece lavorato sullo spazio, che per loro non è particolarmente espressivo, aggiungendo l'elemento spaziale come portatore di significati e lavorando quindi sulla prossemica degli attori».

In scena sarà anche presente un ensemble di musicisti italiani e cinesi che esegue le musiche originali composte da Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani e Qiu Xiaobo. «Può sembrare una grande sfida - affermano Ceccarelli e Cipriani - scrivere una nuova musica per Turandot. In questo lavoro il nostro proposito è stato innanzitutto quello di confrontarci, come compositori, con una tradizione secolare come quella dell’opera di Pechino, con i suoi attori e musicisti, con il suo retaggio musicale. Questa musica ha variazioni ritmiche inaspettate, in una relazione indissolubile con il movimento e con il fraseggio degli attori, e non c’è alcuna continuità con l’opera italiana». —