Scurati: «Non ci sarà un nuovo Mussolini ma il rancore indebolisce la democrazia»

L’autore oggi al Monzani presenta “M. Il figlio del secolo”, dialogando con Luca Sofri e Andrea Ferrari.  «Oggi la pregiudiziale antifascista è semplicemente caduta. Quindi dobbiamo riaprire il discorso»

MODENA.  «Il fascismo è stato prima raccontato dai fascisti, che ne hanno estremizzato il mito, poi, per settant’anni, dagli antifascisti, che l’hanno demonizzato. Mai, quindi, senza pregiudizi dettati da un’ideologia». Antonio Scurati, autore del caso editoriale del momento “M. Il figlio del secolo” edito da Bompiani, è ospite oggi alle 17 al Bper Forum Monzani. Affiancato da Luca Sofri e Andrea Ferrari, che leggerà alcuni brani, lo scrittore presenterà il suo libro.

Oggi, in Italia, l’antifascismo è in crisi?


«Parlerei di diverse fasi storiche dell’autocoscienza nazionale e anche della lotta politica ideologica del nostro Paese. C’è stato un lungo periodo, dalla fine della guerra, più o meno, alla fine del secolo, in cui la coscienza civile di questo Paese si è fondata su un antifascismo connotato da un’impronta ideologica prevalentemente della sinistra di tradizione marxista; era obbligatorio dichiararsi, implicitamente o esplicitamente, antifascisti. Ora questa pregiudiziale, semplicemente, è caduta, non vige più nella coscienza degli italiani e degli europei e soprattutto nelle nuove generazioni».

E ciò da cosa si evince?

«Da tante cose: il fatto che i leader politici possano deliberatamente, spregiudicatamente, con astuzia, citare frasi di Mussolini, o il fatto che molti giovani nelle scuole militino nell’estrema destra e non accettino più questa pregiudiziale. Quindi bisogna, per chi crede nella libertà democratica, nell’eredità lasciata dai padri fondatori della repubblica, riaprire il discorso. Raccontare dal di dentro l’ascesa di Mussolini è funzionale al dichiarare un rinnovato antifascismo».

Il linguaggio di Mussolini è stato rivoluzionario, capace di calamitare l’attenzione di milioni di italiani. Può essere considerato un influencer del Novecento?

«Io non uso questo termine, ma un’altra sfida di questo romanzo era non solo raccontare Mussolini come personaggio storico con tutte le sue qualità negative, ma anche di dimostrarne le doti e i talenti, la capacità innovativa del linguaggio politico e del linguaggio giornalistico. Gli articoli che scriveva sull’Avanti, bandiera del socialismo, quando ne divenne direttore nel 1912, fatti di soggetto verbo e complemento, con affermazioni perentorie, sono antesignani dei tweet se vengono paragonati a quelli che scriveva Treves, precedente direttore, fatti di prosa ampollosa ed erudita. Capiamo la forza incisiva che aveva il suo linguaggio. Influenzare l’opinione pubblica a quel tempo, significava mobilitare gli uomini all’azione fino ad uccidere. Era un giornalista molto pop, diremmo oggi».

Oggi si deve prendere atto della profonda crisi della sinistra. Anche qui a Modena, dopo 70 anni, i sondaggi pre-elettorali la danno in difficoltà. Si possono fare analogie?

«Non conosco la realtà modenese e nel libro non intendo fare alcuna analisi del presente. Certo è che la sinistra negli ultimi 15 anni ha la grave responsabilità storica di essersi identificata con l’establishment. Il rigetto dell’opinione pubblica nei confronti della vecchia politica è il rigetto per l’establishment. Chi doveva farsi erede di una certa sinistra, quando è andato al potere, si è dimostrato quasi sovrapponibile all’establishment dei politici di destra che l'aveva preceduto».

E questo cosa ha determinato?

«Ha fatto perdere il contatto con la base elettorale. La vera analogia è quella del sentimento di declassazione, impoverimento, tradimento, disillusione della piccola borghesia. Allora si sentiva minacciata dai socialisti rivoluzionari. Oggi dagli immigrati, e in un modo ben più forte rispetto alla realtà. Questo rancore porta ad erodere la coscienza civile e ad indebolire le basi della democrazia. Ma non dobbiamo aspettarci che ritornino le squadre con i manganelli, tanto meno che ci sia un nuovo Mussolini». —