Spilamberto/ Lele Leonardi: «Le chitarre suoneranno sempre, ma è l’ora della trap»

«È la nuova moda musicale che piace ai ragazzi esaltata dall’ascolto con i cellulari. La rispetto e Mahmood è bravo»

MODENA. A soli quattro anni una canzone di Baglioni gli entrò nella testa e passava ore con il suo mangianastri ad ascoltarla. Qualche anno dopo non gli bastava più ascoltare musica, voleva suonarla. E allora ecco la prima chitarra elettrica e un amplificatore rudimentale. Impara da solo, poi finisce sui banchi di scuola del maestro Beppe Lamonica.

Ha alcuni idoli, Steve Vai su tutti, ma appena sente il primo disco di Eddie Van Halen resta folgorato, come tutto il mondo musicale, da quella che sarà una delle più grandi rivoluzioni della tecnica e del sound della chitarra elettrica.

Lele Leonardi, prossimo ai 50 anni, di Spilamberto, ha la chitarra in mano da sempre. Ci vive con lei, ci gioca anche quando deve accudire la figlioletta. Una semplice passione che si è trasformata in professione. Prima i Rats, Massimino Riva poi Nek, Irene Grandi, Biagio Antonacci e oggi Gianni Morandi, tanto per citare solo alcuni degli artisti con cui ha lavorato e lavora.


«Non mi piace, ma è trap»

È un rocker Lele Leonardi, un interprete dello stile che ha fatto la storia della musica, ma che almeno in Italia sta perdendo colpi. Sanremo docet: sempre più trap e rap e meno spazio agli assoli travolgenti e alle chitarre. «È una moda - sostiene Lele che incrociamo da Lenzotti Strumenti Musicali dove è atteso per un workshop - e come le mode passerà. Gli stessi produttori non sanno più come liberarsi della trap, ma la musica oggi corre su canali diversi e quello è il genere che ha preso i giovani. Gli smartphone hanno fatto il resto perché i ragazzi ascoltano la musica col cellulare che esalta soprattutto le frequenze della voce quindi è normale che oggi questo genere vada per la maggiore. Il rock tornerà e c’è ancora perchè Vasco, Zucchero, Neck e altri big riempiono gli stadi, ma in questo momento cede il passo, almeno in Italia, a un nuovo genere. Che è da rispettare come tutti gli altri anche se arriva in Italia 10-15 anni dopo gli Usa. I messaggi sono sempre quelli: soldi, donne, belle auto, ma non è vero che dietro non ci sia niente perchè ci sono tante persone che si giocano la vita e il futuro dietro una canzone trap. Ho ascoltato alcune cover di Mahmood, il ragazzo che ha vinto Sanremo, e posso assicurare che ha un talento vocale da far paura. Poi vince con un pezzo trap, perché il mercato impone quello, ma non ha vinto uno sprovveduto.

«E dietro a un pezzo di Sanremo - aggiunge Lele Leonardi - c’è un lavoro disumano. Nella musica nessuno possiede la verità e mi fanno anche ridere le polemiche sull’etnia del vincitore: la musica non è razzista, il blues ha contagiato tutti e se due neri si mettono a suonare o a cantare, ciao».

Nek e Baglioni

«Nek a Sanremo ha presentato una canzone alla Nek. Lui non si accontenta mai, voleva un pezzo rock che non fosse solo da Sanremo e la sua impronta si è sentita subito. Baglioni l’ho apprezzato perchè ha unito giovani e big promuovendo la musica italiana anche con le ospitate delle star: ha chiamato Cocciante, Mannoia, Bocelli con il figlio, Giorgia, Venditti, Ramazzotti, Ligabue dando grande visibilità allo stile italiano».

Mimì e la superstizione

La fiction con Serena Rossi sul dramma di Mia Martini ha denunciato l’orrore a cui può portare la superstizione. Che nel mondo della musica ha il suo peso. «Non ho avuto occasione di lavorare con Mia Martini - precisa Lele Leonardi - ma l’ho conosciuta e incrociata diverse volte. E ho intercettato tutte le voci brutte che giravano sul suo conto, tipo palchi che cadevano o impianti luci che saltavano se c’era lei. La superstizione esiste nel mondo della musica e, come nel caso di Mia Martini, può fare molto male. Puoi crederci o no, ad esempio noi chitarristi non possiamo salire su un palco con una chitarra viola: è assolutamente proibita. Poi Prince imbraccia una chitarra viola, conquista il mondo e la mette nel c... a tutti». —