Una “mansio” romana lungo la via Emilia a Castelfranco, quasi un autogrill dell’antichità

Si tratta di un luogo di ristoro per viaggiatori risalente al II secolo a.C. Ritrovati importanti reperti anche di epoca etrusco-celtica

MODENA. «Un autogrill dell'antichità, quasi unico nel suo genere» - così Diana Neri, direttrice del museo civico archeologico “Anton Celeste Simonini”, descrive l'importante ritrovamento in prossimità della via Emilia verso Modena.

«Lo scavo ha avuto inizio poco più di un anno fa - spiega Neri - e ha portato alla luce una mansio romana, cioè un antico luogo di ristoro per viaggiatori. Il perimetro murale ci ha raccontato tantissimo della vita di questo edificio. Essendo stato costruito con tecniche edilizie differenti, sappiamo che questa stazione di posta ha avuto una lunga vita, stimata sui 600 anni, dall'inizio del II secolo a.C. al V secolo d.C., dalla realizzazione della via Aemilia alla caduta dell'Impero Romano, dall'era repubblicana, quindi, al Medioevo, sebbene siano stati ritrovati anche reperti in ceramica databili ad un'epoca preromana, etrusco-celtica».

A questo antico punto di ristoro e alla sua vita è dedicata la mostra “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum/Castelfranco Emilia” che aprirà il 13 aprile nel museo locale e chiuderà il 10 giugno. «L’obiettivo è di valorizzare l’identità di Castelfranco quale luogo di passaggio tra le colonie Mutina e Bononia - continua la direttrice - la mostra sarà preceduta da una conferenza di presentazione che terrò il 28 marzo alle 20.30 nella sala “Gabriella degli Esposti” della biblioteca comunale sempre assieme a Sara Campagnari e Valentina Manzelli, funzionarie della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e l'archeologa Roberta Michelini».

Il nome “mansio” deriva dal verbo “manere”, fermarsi, rimanere, e quindi era detta così la stazione di sosta situata lungo le strade romane, messa a disposizione di dignitari, ufficiali o chiunque viaggiasse per ragioni di Stato. «Durante gli scavi sono emersi anche i perimetri delle zone dedicate al ricovero dei cavalli - continua Diana Neri - che ci danno un'idea della dimensione e dell'importanza di questa mansio, analoga per certi aspetti a quella di Cittanova della quale avremo alcuni reperti esposti anche nella nostra mostra». I Romani punteggiarono la fitta rete stradale con un cospicuo numero di “mansiones” o “mutationes”, aree di sosta a servizi differenziati, una sorta di moderni autogrill, ben note ai viaggiatori grazie ad una serie di strumenti paragonabili alle odierne carte Michelin. La “mansio” rinvenuta a Castelfranco è un caso da manuale: stazione di sosta affacciata su una strada consolare, ubicata a poca distanza ma comunque fuori dal centro abitato, non troppo lontana dal fiume Panaro. Un edificio complesso formato da più corpi di fabbrica con diverse destinazioni d'uso, costruito attorno a un grande cortile scoperto su cui si affacciavano i diversi ambienti, le stalle, i depositi, i locali di servizio, le camere spesso dotate di focolari autonomi e un'area di cucina comune.

«La mostra avrà anche una parte interattiva multimediale - spiega la direttrice del museo - con un touch screen utile anche a chi non è ferratissimo in storia. Esporremo anche 163 reperti che danno conto di come il tenore di vita degli abitanti della “mansio” e degli ospiti temporanei fosse di tutto rispetto». Tra essi, particolare importanza viene data ad un suppellettile da mensa di elevata qualità, vasellame in vetro e un raro esemplare di coppa in ceramica invetriata. Ulteriore elemento a conferma di un luogo di sosta ben inserito nel vivace contesto commerciale è il cospicuo quantitativo di anfore presenti nell'edificio, così come nel territorio di Forum Gallorum, sin dalle prime fasi repubblicane. —