Sassuolo, Adil Bellafqih e “Nel grande vuoto” il salto stellare del giovane autore

Dall’editoria digitale alla Mondadori, che pubblica il giallo del 27enne sassolese: «Già al lavoro per un nuovo romanzo dell’orrore ambientato in provincia»

SASSUOLO. Da oggi in libreria il romanzo “Nel grande vuoto” di Adil Bellafqih (Mondadori, pp. 276, euro 18). Adil è nato a Sassuolo 27 anni fa da padre del Marocco e madre italiana. Lo scorso anno, ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del Premio Italo Calvino per scrittori esordienti “per l’originale capacità di mescolare tra loro generi diversi come il noir e la distopia, con un suggestivo uso di cliché e di citazioni provenienti da un immaginario visivo squisitamente letterario. E, in modo obliquo, il romanzo e il suo giovane autore gettano sull’oggi un perturbante e pungente sguardo radicale”. Si parla di un profondo precipizio nella storia del mondo e di una umanità che vive con un’idea confusa del proprio passato”. Già autore pubblicato dalla casa editrice digitale Il Dondolo diretta da Beppe Cottafavi, nel 2016 Bellafqih era tra i finalisti del Premio Calvino con l’opera “Baratro”: una storia ambientata in una Italia desertificata dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.

La giuria ti riconosce la capacità di fondere vari generi letterari…


“Non credo molto nei generi letterari. Certo, servono a indirizzare il lettore e farsi un’idea dell’ambientazione o del modo della storia, ma alla fine credo che ogni storia vada dove vuole. “It” di Stephen King per esempio è un romanzo dell’orrore, ma anche di formazione e avventura, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick è un noir fantascientifico... Diciamo che mi limito a raccontare una storia, il genere non mi interessa”.

Quali i motivi del romanzo?

“La mia ignoranza abissale, anzitutto. Avevo in mente di scrivere qualcosa su un ragazzo assassinato a cui cavavano gli occhi, poi mi sono detto: “Ma come fai se non sai un tubo di procedure giuridiche, mezzi di investigazione…?”. Quindi ho tagliato la testa al toro e ho ambientato la storia in un futuro dove potevo inventarmi quasi tutto”.

In che misura gli argomenti sono legati alla contemporaneità?

“Nella misura in cui il lettore sarà disposto a legarli alla contemporaneità. Credo che iniziare a scrivere volendo mandare un messaggio o una morale sia il modo giusto per scrivere male. Vivo nel presente, quindi qualcosa emerge per forza. Nei limiti del testo, il lettore è libero di trovare quel che vuole”.

La realtà sassolese è portata nel tuo romanzo?

“No, ma nelle narrazioni ambientate nel futuro di solito si raccontano quasi sempre le megalopoli. Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe a un’ipotetica provincia”.

In che consiste l’originalità del romanzo?

“Forse dal fatto che ho cercato di rubare il più possibile da autori molto più bravi di me”.

E’ il tuo primo romanzo?

“No, il primo romanzo l’ho scritto a ventidue anni”.

Che valore hanno i premi per un giovane?

“Per me era importante essere giudicato, farmi un’idea del mio lavoro ed eventualmente migliorare. Il Premio Calvino per un esordiente è il modo migliore di avere un riscontro serio da professionisti del settore”.

Che valore acquista per te un romanzo pubblicato da Mondadori?

“Parecchio. La mia idea è sempre stata quella di fare lo scrittore di professione. Il motivo è meno nobile di quel che sembra: sono incapace di fare qualunque altra cosa a parte raccontare storie. Non m’interessa comprare uno yacht (anche perché soffro il mal di mare e non so nemmeno nuotare), ma pagare le bollette con la roba che scrivo sì. La pubblicazione però è solo il punto d’inizio, non quello di arrivo. C’è ancora parecchio lavoro da fare”.

A cosa stai lavorando ora, come scrittore?

“A un romanzo dell’orrore ambientato in provincia nel presente”.

I tuoi studi?

“Da ragazzo volevo fare il matematico o il fisico e invece mi sono laureato in filosofia. Per ora sono assistente del mio relatore all’Università di Modena e studio ancora. Come con la pubblicazione, la laurea non è il punto di arrivo, ma solo l’inizio”. —