Mieli: «La storia? Ormai ridotta a pretesto di litigio politico»

Il giornalista e studioso premiato durante il galà di domani nella chiesa San Carlo

MODENA. Al giornalista e storico Paolo Mieli, già direttore, tra l’altro, del Corriere della Sera, sarà consegnato, domani sera, nella chiesa di S. Carlo, il Premio Buk per la costante educazione al pensiero critico offerta attraverso i suoi saggi, l’ultimo dei quali “Lampi sulla storia”. Con lui dialogherà la giornalista Emma D’Aquino, condirettrice del Festival.

Nei suoi saggi riflette soprattutto sulla mancanza della memoria storica o sul suo uso come giustificazione delle proprie idee…


«La sciatteria, la mancanza di memoria storica, tende a rendere difficile che le persone più giovani ricordino non solo il loro vissuto e quello dei genitori, ma pure il passato remoto. È una sorta di ossessione quella di sbattere la storia in prima pagina per farne oggetto di controversia politica. Le persone conoscono sempre meno i fatti storici e la storia diventa sempre più oggetto di litigio della politica. Andrebbero curate tutte e due queste malattie. Ci vuole una conoscenza storica più approfondita, ma anche disintossicata, vera. Inoltre l’oblio non è da combattere. È una cosa importante della disintossicazione: ricordare la storia ma dimenticare torti, rancori e ragioni del passato che possano determinare scontri nel presente».

Di episodi di violenza, di omicidi dopo la Liberazione, sono stati pubblicati libri “di cassetta”. Cosa pensa?

«Sui quei delitti c’erano stati silenzi troppo prolungati. I libri di Pansa e altri potevano apparire come nuovi, ma la colpa era di noi storici che quegli argomenti non avevamo trattato in maniera esaustiva. Se i libri si vendono non si può dare la colpa agli autori. Vuol dire che chi li aveva raccontati in precedenza non aveva soddisfatto la curiosità dei lettori».

Qual è il male del caos italiano?

«Il male principale è di non riuscire mai a dividerci ma legittimandoci a vicenda, per una sana politica. Che è quella in cui destra e sinistra si contendono le elezioni, ma chi perde rispetta chi ha vinto. Per noi quest’ora non è mai giunta».

Come giudica l’operato di Di Maio e Salvini?

«Disordinato, confuso. A differenza di altri, quando stipularono quel contratto, non ne fui scandalizzato. Ma fin da subito è venuto alla luce che i due programmi erano troppo distanti e conflittuali per poter produrre un insieme armonico. In autunno, questa armonia è venuta meno e oggi non c’è una ricetta per risolvere i problemi dell’economia, nemmeno per non aggravarla. L’economia va sempre peggio».

E il ruolo di Conte?

«Conte potrebbe avere un ruolo di arbitro attivo. Ma non si vede una sua posizione nel governo, come per esempio quella di Tria che ha una presenza dinamica e giudiziosa. Mi aspetterei che Conte prendesse esempio da Tria che ha un ruolo più indipendente».

Un governo anomalo? Ci sono dei precedenti?

«I governi della Prima Repubblica, quando dovevano coesistere il Psi e la Dc. Tra Craxi e De Mita furono scintille. Certo, i personaggi avevano una statura diversa».

Il compito dello storico?

«È di guardare al passato e sciogliere nodi, vedendo ciò che altri non erano riusciti a vedere. Il compito è di rimettere in discussione, cercando documenti, senza faziosità, la storia, le verità degli altri».

Lei conduce Su Rai3 e RaiStoria “Passato e Presente”, con il coinvolgimento di neolaureati. I giovani sono interessati alla storia del ‘900?

«In tutte le università italiana abbiamo trovato, con grande sorpresa, una cinquantina di giovani molto preparati. Il motivo per cui la storia del ‘900 viene studiata poco è che i programmi sono saturi. E non è colpa degli insegnati; le ore sono insufficienti».

Esemplare la punizione, al Liceo di Cuneo, di far studiare la Resistenza e il sacrificio dei Partigiani a quattro ragazzi che avevano fatto il saluto fascista?

«Insegnare la storia, in particolare la Resistenza, come una punizione non è mai positivo. Come punizione darei da studiare l’Atene di Pericle del V sec. A.C. e come nacque la democrazia. Una cosa più sofisticata…». —