Granello: «Berselli in cucina la lezione visionaria di un uomo moderno»

Modena. Oggi alle 17.30, in S. Carlo, secondo e ultimo incontro dedicato all’intellettuale modenese Alberto Bertoni dialoga con la giornalista di Repubblica sulla raccolta “Sapori con riserva” 

MODENA. Non un esperto di cucina, ma stupefacente il modo di Edmondo Berselli di parlare di cibi e sapori nei suoi articoli che formano l’e-book “Sapori con riserva”, della casa editrice digitale “Il Dondolo” del Comune di Modena. Un argomento su cui si soffermeranno, oggi alle 17.30, nella chiesa del Collegio San Carlo, Alberto Bertoni, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna, e Licia Granello, giornalista de “la Repubblica”. È il secondo appuntamento, dopo quello sulla musica, dedicato a “Quel gran genio del mio amico”, organizzato dall’associazione Amici di Edmondo Berselli, in collaborazione con la Fondazione Collegio San Carlo. «Edmondo - dice Granello - aveva la capacità di unire l’alto con il basso, di essere un fine intellettuale ma molto comprensibile e divertente».

Sapeva parlare di politica, calcio, musica, con riferimenti al cibo e al gusto…


«Non è l’autore che si fa comprendere solo dai fini intellettuali, o che piace perché banalizza. Ti cattura e ti accompagna verso ragionamenti alti con leggerezza. Anche la cucina, che faceva parte di una vita personale e sociale intrisa di cibo, diventava da una parte un pezzo di vita e dall’altra un pretesto per parlare di altro. Ciò è veramente raro».

Non risparmia frecciate agli chef che in Tv esagerano con gli ingredienti e nel linguaggio che impiegano?

«È figlio di una storia alimentare fortemente radicata e caratterizzata, come quella emiliana. E ciò gli impedisce l’innamoramento per la moda. I cuochi che diventano star e quindi l’osservazione del cibo fine a se stesso sono totalmente estranei al mondo di Berselli. Il suo rapporto con il cibo è di viscere e sangue, per cui non può essere innamorato degli chef modaioli, che stanno più in televisione che al ristorante. Al contrario, apprezza il basso e l’alto, la cucina di trattoria fatta bene ed pure quella degli interpreti veri, come dell’amico Massimo Bottura, il cuoco più importante del mondo».

È vero che i politici potrebbero ragionare meglio, trovare un dialogo, davanti ad un prosecchino e due olive?

«Sicuramente ciò è frutto di un’altra epoca. Trovarsi a tavola, mangiare qualcosa di buono, bere un buon bicchiere e parlare serenamente mi sembra lontano da quello che succede con i politici attuali, se è vero che il Ministro degli Interni si vanta di mangiare pane e nutella e di mordere grandi hamburger. La cifra di Berselli era totalmente diversa».

Tanta nostalgia per il tempo della gazzosa, della fragranza dei biscotti, per le cose buone di una volta. È verità o suggestione?

«La cucina è un pretesto perché il cibo, per come lo racconta, è legato all’infanzia e ai mitici anni ‘60 che hanno segnato una generazione intera ed anche quelle a venire. Se noi diamo per buono che il pane con la marmellata, la merenda o la bruschetta con il pomodoro sono più gustosi e sani, è chiaro che poi la coca-cola, le patatine nei sacchetti, la merendina siano il diavolo contro l’acqua santa».

I piaceri semplici stanno diventando sempre più irraggiungibili. Si può mangiare sano, tornare alla natura?

«È obbligatorio. Se non impariamo a mangiare in maniera sensata, i cibi semplici meno industrializzati, figli di una agricoltura sana, quello che non investiamo sul cibo siamo destinati a investire in medicine. Una lettura berselliana del cibo è tanto più contemporanea e necessaria, quanto più andiamo incontro a un futuro di allevamenti e colture intensive».

Sbalorditiva la perizia di Berselli di raccontare anche il cibo?

«Edmondo è stato capace di entrare e di uscire dai vari aspetti della cultura italiana, passando dalle canzoni allo sport, dalla cucina alla politica, dalla sociologia all’economia. È un uomo che con tutti i suoi scritti non finirà mai di darci degli insegnamenti e lasciarci dei segni, perché la sua produzione è stata molto moderna e contemporanea. Per certi aspetti, visionaria». —