Zaccariello: “Il cinema è la mia vita ma ho sempre Sassuolo nel cuore”

Il regista di “Non sono un assassino”, con Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini racconta l’infanzia passata tra piastrelle e copioni e la passione per i film

SASSUOLO. Non rinnega, anzi rivendica le sue origini emiliane Andrea Zaccariello, regista di successo, in sala proprio in questi giorni con il suo terzo film, “Non sono un assassino”, con Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini. Anche se fin da bambino vive in realtà a Roma, dove ha intrapreso la carriera cinematografica seguendo le orme del padre, non ha dimenticato la sua terra di origine, Sassuolo, che è il luogo di nascita suo e di sua mamma, mentre il padre, Giuseppe, è originario di Bologna.

Come è arrivato alla professione di regista cinematografico a Roma?


“Papà era di Bologna e fra gli anni ’50 e ’60 aveva aperto un'azienda ceramica a Sassuolo, si chiamava Cemogres. Aveva la passione del cinema e con il ricavato di quell'impresa cominciò a produrre film, prima “A Ciascuno il suo” di Elio Petri e poi “Escalation” di Roberto Faenza. Gradualmente la sua professione diventò questa e ci trasferimmo definitivamente a Roma, dove arrivai quando ero ancora molto piccolo”.

Parlando del suo ultimofilm, “Non sono un assassino”, lo definisce un'operazione sperimentale.

“E un legal thriller, genere che in Italia non facciamo, che non scimmiotta analoghi film americani, ma mantiene un'ambientazione e riferimenti tutti italiani, seppure in un impianto visivo internazionale. Non è un film facile, richiede attenzione e partecipazione dello spettatore, perciò siamo molto soddisfatti del risultato al botteghino”.

Ha molti riferimenti anche “vintage” al nostro paese.

“Il riferimento al nostro passato, che ci appartiene e ci osserva, è costante e voluto nel film ed è negli intenti che ci siamo prefissi scrivendo il copione” (tratto dal libro omonimo di Francesco Caringella e scritto insieme a Paolo Rossi, solo omonimo dell'attore e del calciatore e da anni a fianco di Zaccariello nella scrittura).

Il passo da Sassuolo all'attività di regista è comunque particolare. Lei come ha cominciato?

“Vista la passione e poi l'attività di mio padre, fin da piccolo ho visto passare in casa copioni e sceneggiature, più frequentemente dei libri. A casa si parlava di cinema, si respirava cinema. La passione mi è cresciuta dentro. Da ragazzo ho cominciato a girare dei super 8 amatoriali e poi a 19 anni il mio primo film in 16 mm, un po' più professionale, con cui ho vinto un premio. Da lì ho cominciato l'attività”.

Andrea Zaccariello ha girato tre film, il primo, “Boom”, nel 1999, poi “Ci vediamo domani” con Enrico Brignano nel 2012 e ora il suo terzo lavoro. Ma ha anche un lungo curriculum fatto di cortometraggi (con numerosi premi) e di spot pubblicitari. “Anche negli spot privilegio il racconto, non sono mai semplicemente visivi, mi interessa sempre la storia”.

Che ricordi ha di Sassuolo e delle sue origini?

“Sono andato via da piccolo, ma la nostra famiglia, tra cui il fratello di mio padre, è rimasta qui. E per molti anni ha continuato a funzionare anche l'azienda di famiglia, quindi siamo tornati più volte a Sassuolo. Ho ricordi molto nitidi della fabbrica, delle piastrelle che correvano su un nastro, del forno in cui entravano, degli operai, del “motore”, come chiamavano all'epoca il muletto. Ricordo i rumori, gli odori. Quando ho visto “La classe operaia va in paradiso” mi sono ricordato nitidamente di quel mondo”.

Viene ancora a Sassuolo?

“Per lavoro capito abbastanza spesso a Bologna, a Sassuolo meno, ma succede ancora, anche per motivi famigliari. Sono venuto l'estate scorsa, avrei voluto visitare il Palazzo Ducale, che non ho mai visto, ma era chiuso. Ho fatto un giro per il centro, è sempre una sensazione forte camminare in questi luoghi che rappresentano la mia origine. So di essere emiliano e mi sento tuttora emiliano, nonostante tanti anni di vita a Roma”.

Che tipo di ambiente è quello del cinema romano?

“Molto del cinema italiano gravita intorno a Roma. Il mondo dello spettacolo lo conosco e lo frequento poco, quello che mi interessa è la filiera che ti porta a realizzare un film, pensarlo, scriverlo, prepararlo e editarlo. Per me l'ambiente del cinema è questo, con tutte le persone che incontri e conosci nel percorso”.

Sta lavorando a un nuovo film?

“Certo, il cinema è la mia professione. Insieme a Paolo Rossi abbiamo una storia, siamo in una fase contrattuale ormai avanzata. Sarà ancora una volta qualcosa di diverso e non scontato”. —