Vignola Marina Fulgeri interpreta i colori del test di Luscher per raccontare emozioni

Alla Rocca la giovane artista gioca sulle frequenze cromatiche e i visitatori sono invitati a costruire tre mosaici. Oggi l’inaugurazione 



VIGNOLA . Sulla facciata della Rocca Marina Fulgeri ha collocato otto stendardi di colori diversi. «Colori - dice l’artista che vive a Vignola e Bologna - che non sono solo colori, ma espressione di stati d’animo. Corrispondono alle otto tessere del test psicologico di Max Luscher che analizza lo stato d’animo delle persone a seconda della sequenza cromatica scelta». E sugli otto colori la Fulgeri gioca le sue opere, presentate da oggi 5 luglio, con inaugurazione alle 19, all’8 settembre, nella mostra nel maniero del Quattrocento che impegnerà anche i visitatori a lasciare una traccia del loro passaggio. Infatti, il pubblico viene chiamato a costruire, impiegando le tessere cromatiche, tre opere che, alla fine, si presenteranno come grandi mosaici che saranno trasferiti nella Sala degli Anelli. «Da notare - spiega Lucia Biolchini, curatrice della mostra - che le tessere dicono qualcosa delle persone che hanno costruito i mosaici. Importante il ruolo di frequenza cromatica che muove l’intimo di ognuno. Anche gli otto light box in plexiglass, che sono in una delle tre sale affrescate, in cui continua il percorso della mostra, sono poli attrattivi di frequenze cromatiche, ci chiedono di attivare i sensi e lasciarsi andare». Nella prima sala una serie di 28 acquerelli, realizzati, uno al giorno per quattro settimane, con i soliti otto colori. «Mi sono resa conto che, sfumandoli, registravo - rivela l’artista - una temperatura cromatica diversa, come indicazione di esperienze interiori». Tutta la mostra si fonda sul concetto di interiorità. E nell’ultima sala la scritta a terra, con frammenti di specchio “che sol se stesso et null’altro somiglia”, scritta su una targa trovata nel Parco di Bomarzo (Viterbo).


La mostra ha per titolo “Ora più rada ora più intensa. Architetture dell’immaginario” che è una citazione di Italo Calvino, dal libro “Le città invisibili”. «Si vogliono mettere in relazione - sostiene la Biolchini - arte e architettura, stabilendo un forte legame tra la Rocca e la creatività dei contemporanei». E in Rocca si svolgeranno fino al 26 aprile, altre mostre con Sabrina Muzi, Alessandra Moreschini, Linda Rigotti e Giorgia Valmorri. «Il nostro - dice Graziella Nardini, vice presidente della Fondazione di Vignola - è un progetto ambizioso. È la prima volta che la Fondazione finanzia un progetto che vuole valorizzare l’architettura del nostro gioiello, che è la Rocca, attraverso l’opera di giovani che hanno studiato a Bologna e operano nel nostro territorio. Una bella sfida per il futuro». —


 

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