In memoria di Balestrini Il Dondolo apre ai versi con la poesia di Bertoni

Un omaggio al protagonista della Neoavanguardia  accompagnato da un ritratto-copertina di Wainer Vaccari 



. “Sei stato il poeta della fine del linguaggio / e della storia /senonché la storia da qualche parte / doveva pur ricominciare...”. Nanni Balestrini, uno dei principali poeti italiani del Novecento e di questo primo scorcio di secolo, è morto a Roma lo scorso 20 maggio. E proprio a lui, un altro poeta, modenese, Alberto Bertoni, docente di Letteratura Italiana all’Università di Bologna, ha dedicato alcuni versi, scritti di getto non appena saputa la notizia della morte.


Ora, quei versi, di cui sopra riportiamo l’incipit, sono stati pubblicati dalla casa editrice modenese online “Il Dondolo” che, in questo modo, ha anche avviato la propria sezione dedicata alla poesia. E che ha affiancato alle parole di Bertoni un “ritratto” di Balestrini realizzato da Wainer Vaccari sempre all’indomani della scomparsa dell’intellettuale.

«Prima d’oggi avevamo pubblicato solo prosa, racconti, romanzi, o lavori anche di Rentocchini e Bertoni, ma mai poesia» spiega Beppe Cottafavi direttore de “Il Dondolo”. «Poi, morto Nanni Balestrini, Alberto mi ha mandato i versi che di getto aveva scritto e, allo stesso modo, Vaccari il ritratto fatto sull’onda della commozione. Da lì l’idea, di cui abbiamo discusso insieme, di unire le due cose e pubblicarle».

Così è nata “In ricordo di Nanni Balestrini”, un testo intimo di affetto e riconoscenza, del “padre” che ha trascinato “all’attacco col più avversativo dei ma...” e dell’uomo “l’amico malfermo di una notte di pioggia... a Modena in via Taglio...”. «Oggi - spiega Bertoni - che attraverso i social ci si crede tutti amici, io non posso certo sostenere, nel ricordarlo, di essere stato amico di Nanni Balestrini, il protagonista della Neoavanguardia poetica e artistica degli anni ‘60. Però intercorreva tra noi un rapporto di reciproca simpatia e stima, che si era consolidato tra le aule universitarie di Bologna, officiante un’amica e collega che gli era cara, Niva Lorenzini; e le riunioni di giuria, nonché le cerimonie di premiazione del Premio Delfini organizzato a Modena da un mecenate intelligente come Emilio Mazzoli. E mecenate, con Balestrini, Mazzoli lo era stato davvero sdoganandone le installazioni figurative e visive: perché, pochi lo hanno ricordato, Balestrini è morto in condizioni di indigenza pressoché assoluta, unico forse fra i protagonisti veri dei poeti Novissimi e degli intellettuali del Gruppo 63».

«Balestrini - spiega Cottafavi - ha tenuto vivo un cantiere di lotta e di poesia: etico, epico e radicale... ma il suo futurismo è alternativo, non ha parentele con quello di inizio Novecento se non nella volontà di sovvertire, di volere tutto. Un giorno, negli anni Novanta, venne a suonare al citofono di Comix, il giornale che dirigevo a Modena per l’editore Panini. E scoprii che stava con una mia carissima amica. Più di recente l’ho rivisto e abbracciato a Modena per le sue mostre e il suo ruolo di giurato del premio Delfini». «Spesso - ricorda ancora Bertoni - lo punzecchiavo per aver apostrofato i miei scrittori preferiti Cassola e Bassani come “Liale della letteratura contemporanea”. Finché la sera della passeggiata che descrivo nella poesia, liquidò la mia solita provocazione con una battuta, esatta e fulminea: “Mah, sai, io avevo bisogno di prendermela coi migliori della squadra avversaria”. In questa battuta, a ricordarla oggi, è racchiuso tutto il senso della sua avventura artistica». —