Modena. L’Università e la sua storia: un viaggio emozionante attraverso i luoghi simbolo

L’ateneo ha realizzato un volume maestoso: sfogliandolo sembra idealmente di camminare per Modena attraverso le sedi e gli spazi cari a professori e studiosi



MODENA. Tesori artistici, edifici storici riconvertiti, studiosi in odore di Premio Nobel, luoghi recenti e modernissimi. Le “residenze” dell’Università di Modena e Reggio sotto la Ghirlandina sono una sorpresa dietro l’altra e occorreva svelarle in modo sistematico. Ci ha pensato il rettore uscente Angelo O. Andrisano che ha curato il volume “I luoghi del sapere”, una lunga disamina di oltre quattrocento pagine realizzate attraverso il contributo di vari docenti, ricercatori e studenti. Ma soprattutto nella nuova produzione editoriale, con testi anche in inglese, ci sono centinaia di immagini spettacolari: le ha realizzate una star nazionale dell’immagine artistica come il fotografo Ghigo Roli, colui che ha fotografato anche la cappella Sistina in Vaticano, che nelle varie sedi dell’università ha realizzato circa 4mila scatti spesso letteralmente arrampicandosi sui muri con scale e ponteggi. Roli - come attesta il libro edito da Artestampa e coordinato da Elena Corradini, reso possibile dai fondi di Fondazione di Modena e ateneo – si insinua nei luoghi più reconditi delle sedi universitarie permettendo così a tutti di conoscerne appunto ogni segreto. Chi sa, ad esempio, che nei musei universitari di viale Berengario c’è una collezione unica al mondo di statue di terracotta che raffigurano partorienti, realizzate a fine Settecento da Giovan Battista Manfredini? E chi sa che nel palazzo del Rettorato, in via Università ci sono i busti di alcuni illustri docenti, i dipinti di tutti i rettori che si sono succeduti e un museo zoologico che è quasi un unicum in Italia?


E ancora, quanti visitano l’Orto Botanico con il suo archivio delle sementi, oppure hanno messo sede al Foro Boario, San Geminiano, Sant’Eufemia, San Paolo, Tecnopolo di Modena e Mirandola (quest’ultimo intestato al Bill Gates della biomedicale, Mario Veronesi), chiesa di San Carlo, complessi tecnici dell’area di via Campi?

Bene ha fatto, dunque, Andrisano a raccogliere tutta la storia del nostro ateneo in un testo con foto appunto di grande pregio. Il volume, infatti, è strutturato come una visita guidata di carta nei luoghi modenesi, reggiani, mantovani, ove ogni giorno operano oltre 23mila studenti, centinaia di docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo. Il libro, alla cui realizzazione hanno contribuito Stefania Bettinelli, Elena Corardini, Fernanda De Blasio, Francesco Gherardi e Graziella Martinelli Braglia si apre con una bella foto del rettore che accoglie a Modena il 18 marzo 2019 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e prosegue con una lunga disamina storica dell’università che nasce come Studium di diritto nel 1175 e viene rifondata dagli Estensi esattamente seicento anni dopo.

Ma la parte più interessante è appunto la scoperta di Unimore attraverso le sue sedi, recenti e storiche: il palazzo universitario, il Collegio San Carlo, San Geminiano, San Paolo, Sat’Eufemia, il Teatro anatomico, l’ex Gfr Fondazione Biagi, il Foro Boario, il Palazzo Ducale con l’Osservatorio geofisico, l’Orto botanico, il campus di via Campi e quello tecnologico nei pressi, le sedi del Tecnopolo, il Centro di medicina rigenerativa, il Policlinico Universitario con Baggiovara. «L’obiettivo – ha spiegato il rettore Andrisano ieri alla presentazione del libro – è illustrare cos’è oggi Unimore e questo volume, anche in inglese, è un biglietto da visita importante. Io lascio Unimore dopo 31 anni di lavoro qui e ho una grande riconoscenza per l’ateneo. Credo che in questo modo si possa comprendere l’articolazione e la portata dello spazio urbanistico universitario».

Il fotografo Roli: «Le immagini che appaiono nel volume sono una ridotta selezione delle oltre 800 immagini che ho realizzato in quattro mesi di lavoro a tempo pieno: ho scattato almeno sei volte tanto questa cifra, al museo di zoologia che non conoscevo ad esempio ho realizzato almeno 150 scatti. Spero sia materiale utile, soprattutto per i musei».

Per il presidente di Fondazione Modena Paolo Cavicchioli, sponsor dell’iniziativa, «il libro è utile per la comprensione dell’importanza dei nomi e dello sviluppo del sapere nelle nostre città” mentre secondo Matteo Al Kalak, docente di storia a Unimore, “si tratta di un lavoro collettivo che ha coinvolto tanti prof, dottorandi, un valore aggiunto e una occasione formativa per tutti».

Per l’assessore comunale alla cultura Andrea Bortolamasi «occorre fare sempre di più per divenire città universitaria» mentre secondo Elena Corradini, museologa, «si comprende come questa espansione dell’ateneo abbia posto una specifica attenzione sia a recuperare e rifunzionalizzare importantissimi contesti storici, sia a realizzare nuove costruzioni con aule e laboratori modernamente attrezzati». Infine l’editore Carlo Bonacini: «Abbiamo lavorato molto realizzando dodici giri di bozze, l’ateneo ha acquistato mille copie del libro che si trova in vendita in alcune librerie come Ubik e presto Feltrinelli». —