Modena. 1966/2 Bimbo abbandonato dentro una valigia “Mi chiamo Errico”

 La scritta su un biglietto, accanto un biberon caldo Il piccolo trovato da un operaio in via Paolo Ferrari 

MODENA Scena “western” in Piazzale San Francesco. Un pregiudicato abitante in Rua Muro doveva rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ed era stato emesso un mandato di cattura. Quattro poliziotti lo avvistano e lo circondano. Sferra un calcio nel basso ventre a un maresciallo ed estrae la pistola dalla tasca, una “Beretta” calibro 22 con la pallottola in canna e altri 7 colpi nel caricatore. Il maresciallo, nonostante il dolore, gli si getta addosso e assieme ai colleghi riesce ad arrestarlo prima che spari.
Agli inizi di febbraio un aereo-cargo belga si schianta in prossimità della Malpensa. A bordo tre aviatori e un commerciante di bestiame di Toano, in provincia di Reggio Emilia. Il cargo trasportava duecento vitelli provenienti da Liegi. Quindici di essi si salvano, e i soccorritori li trovano che brucano l’erba della brughiera.
Nel nostro Ospedale vengono ricoverati in poco tempo parecchi ragazzi provenienti dalla campagna, per quella che allora si chiamava “epatite virale”, e non ancora epatite A, B o C. La causa erano “le mani sporche”.
Esce il “Bollettino di statistica del Comune di Modena”, con i dati disponibili alla fine del 1964.
Nel nostro territorio trovavano collocazione 31 alberghi, 168 ristoranti, 364 bar, 31 sale da ballo, 166 garage pubblici, 2 bagni e uno stallo per animali da sella e da tiro, ultimo retaggio del “buon tempo antico”. 
 

I veicoli circolanti erano 52.751, a cui vanno aggiunti ben 13.364 ciclomotori (i Vigili hanno elevato quasi 50.000 contravvenzioni!). Gli anziani rappresentano appena un quinto della popolazione. I nati sono stati 3.686 e 1.599 i morti. Si sono celebrati 1.050 matrimoni, di cui solo 23 con il rito civile. Fra gli sposi, 104 avevano meno di vent’anni (e due oltre i 70!). E che cosa ha consumato la città in un anno? Ecco le cifre: 81.000 quintali di latte, 6 milioni e mezzo di metri cubi di acqua potabile, 35.000 ettolitri di acqua minerale (ma anche un milione e mezzo di dosi per polveri di acqua da tavola: ricordate l’Idrolitina, un marchio commerciale distribuito in Italia dal 1901, prodotta per più di un secolo a Bologna dallo stabilimento A. Gazzoni & C.?).

Abbiamo già avuto modo di parlare del periodico “Tuttomodena”. Vengono processati e condannati il Direttore responsabile e un redattore per “diffamazione a mezzo stampa” per due articoli pubblicati in giugno e luglio dell’anno precedente. Riguardavano le polemiche sorte sulla sistemazione di Piazza Grande e sulla cessione di una parte dell’area per consentire lo spostamento in avanti del costruendo edificio della Cassa di Risparmio. I due giornalisti, su questa dibattuta questione, usarono, se pur in forma interrogativa, il termine “peculato”, provocando la reazione del Sindaco Triva e della Giunta Comunale, e anche dell’ex Sindaco Corassori, all’epoca ancora vivente, che aveva occupato la poltrona di primo cittadino quando le trattative erano state portate a termine. Il Tribunale condanna i due giornalisti alla reclusione per nove mesi ciascuno, concedendo la sospensione della pena. Debbono però pagare 1.000.000 di lire al Sindaco Triva, 1.000.000 agli eredi di Corassori e 500.000 lire a testa ai sette Assessori che all’epoca componevano la Giunta (ricordo benissimo anch’io le polemiche, relative anche alle dimensioni e alla forma architettonica dell’edificio). La “Gazzetta” pubblica sempre un sunto delle udienze che si svolgono nel nostro Tribunale, alcune delle quali si svolgono a porte chiuse, perché riguardano atti osceni. Dal numero di udienze (e di condanne) pare che la Giustizia a Modena funzionasse benissimo!


Le disgrazie sul lavoro sono purtroppo all’ordine del giorno. Due operai stanno lavorando accanto ai binari poco più a est della Stazione ferroviaria. Il rapido Milano-Napoli li travolge. Uno si salva.

In Via Campi, nel cortile interno di un gruppo di edifici dove da tanti anni i bambini giocano e corrono, si scava e si dissoda per realizzare un orto. Viene alla luce un proiettile lungo circa 60 centimetri che gli artificieri di Bologna provvedono a disinnescare.



Si restaura il cornicione del Palazzo dei Musei, pericolante. Ma la facciata aspetta il restauro ancora oggi!

Incredibile! Nella sala operatoria della Clinica Otorinolaringoiatrica un signore di Fossoli di Carpi deve subire un intervento per la deturpante deviazione del setto nasale. Aveva ottenuto dall’INAM di essere operato a spese dell’Istituto ed era stato ricoverato in attesa dell’intervento. Pronto per essere anestetizzato, ci ripensa, chiede scusa e se ne va.

Dopo la chiesa di San Pio X e quella della Madonna Pellegrina, si costruiscono nuove chiese nelle periferie. È il turno di quella di Sant’Antonio di Padova, in Piazza della Cittadella.

In Via Paolo Ferrari nell’ingresso di uno stabile un operaio che rientra dal lavoro si imbatte in una culla-valigia. Contiene un bimbo di quattro mesi, e nel biglietto appuntato c’è scritto: “Mi chiamo Errico”. Il bambino piangeva, forse aveva fame. Accanto a lui c’era una scatola di latte in polvere e un biberon mezzo pieno con il latte ancora tiepido. Viene subito ricoverato nella Clinica pediatrica, mentre la Polizia cerca di far luce (ma non ci riesce, come sembra, a leggere la “Gazzetta”).

Il 4 marzo nasce la Montedison, per la fusione tra Montecatini ed Edison. La Montecatini era stata costituita nel 1888 per lo sfruttamento di miniere di rame nella zona di Pisa. Agli inizi del XX secolo entrò nel settore chimico e nei decenni successivi diventò, a colpi di brevetti e di acquisizioni, la maggior azienda chimica italiana, pressoché monopolista in alcune produzioni. La Edison era nata nel 1884 a Milano e fu una delle prime aziende a sfruttare l’energia idroelettrica, costruendo dighe lungo l’arco alpino (avremo modo di seguire le sue vicende negli anni a venire).



Il 27 aprile Paolo Rossi, studente di architettura di 19 anni, viene aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di fascisti davanti alla Facoltà di Lettere dell'Università “La Sapienza” di Roma mentre distribuiva volantini in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organismi rappresentativi studenteschi. Le operazioni di voto si stavano svolgendo tra tensioni e incidenti in un Ateneo tradizionalmente feudo delle destre. L'azione contro Paolo Rossi avviene sotto lo sguardo indifferente e complice della polizia, autorizzata dal Rettore a entrare nella città universitaria; il giovane studente, stordito dalle percosse, cade dal muretto della scalinata e muore all'ospedale. La sera stessa, quando si diffonde la notizia della sua morte, la Facoltà di Lettere viene occupata dagli studenti, che hanno la solidarietà di molti docenti; la polizia interviene però subito sgombrando l'Ateneo. L'assemblea che si svolge il giorno dopo vede l'adesione di molti deputati della sinistra e di significative personalità dell'antifascismo italiano (a Montecitorio per trentacinque minuti pugni, calci e schiaffi tra esponenti del P.C.I. e del M.S.I. prima che il Presidente della Camera Brunetto Bucciarelli Ducci, che aveva assunto la carica il 26 giugno 1963, riesca a far riportare l’ordine). Nasce da qui una nuova occupazione che ha come obiettivo le dimissioni del Rettore Ugo Papi (le darà il 2 maggio) e lo scioglimento delle organizzazioni parafasciste di studenti universitari. Nonostante i tentativi di sviare le indagini attribuendo la morte di Paolo a precarie condizioni di salute, due anni dopo, grazie alla tenacia dei familiari, degli avvocati, dei periti di parte civile e della straordinaria partecipazione di massa, si giunse alla sentenza di "omicidio preterintenzionale contro ignoti”. La partecipazione ai suoi funerali il 30 aprile è enorme e in tutto il paese cresce un grande movimento di protesta che si estende anche a giovani fino ad allora estranei alla politica. Il 1966, l'anno della morte di Paolo Rossi e dell'occupazione dell'Università di Roma, rappresenta il prologo della rivolta studentesca del 1968 in Italia. —

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(91, continua)