Vignola. A “Le architetture dell’immaginario” la Cina fantastica di Sabrina Muzi

L’artista presenta “Shan”, montagne dipinte con stratificazioni seriali ad acquarello 



VIGNOLA. Secondo appuntamento nella Rocca, da oggi (inaugurazione alle 11.30), con l’opera di Sabrina Muzi che occuperà tre spazi: le Sale delle Colombe, del Padiglione e dei Cani. E’ una pittura di paesaggio quella dell’artista marchigiana, “attraverso una forma simbolica – dice la curatrice Lucia Biolchini – della montagna, quella cinese (Shan), che la Muzi ha concepito durante una residenza, per un mese, in un piccolo villaggio cinese, ai piedi della Grande Muraglia. Una montagna ripetuta quasi serialmente in tutti i suoi lavori. Infatti, saranno esposti nella Rocca la montagna riprodotta su carte di riso e su sottili carte cinesi ad acquarello, e con la tecnica calcografica, con stratificazioni seriali e trasparenze. Una grande carta scende dal camino della Sale della Colombe e tende verso il centro della stanza”. Al primo piano, nella Sala del Padiglione, una installazione di carte sospese, foto verticali montate su seta e le bacheche di disegni. “La montagna e la verticalità – evidenzia la curatrice - sono le caratteristiche della mostra che occupa, con un video la Sala dei Cani. Un video che fa proietta una figura antropomorfa, che è l’artista, mai rivelata, che offre l’idea della montagna in movimento. Qui la splendida decorazione naturalistica pare esaltare l’immagine proposta dal video in una dimensione antropomorfa, in consonanza con lo spirito del luogo, determinando una nuova indagine percettiva sul paesaggio”.


Una sorta di relazione si stabilisce tra opere della Muzi con l’architettura del luogo. Una correlazione messa in luce Carmen Vandelli, presidente della Fondazione di Vignola per la quale il progetto espositivo si pone “ come laboratorio di arte contemporanea che richiama, nel titolo le “Città invisibili” di Italo Calvino, operazione culturale pensata per valorizzare uno dei nostri monumenti più importanti”.

L’esposizione, che chiude il 10 novembre (fino al 30 settembre, dal martedì alla domenica 10-13 e 15.30-19; dal 1 ottobre, negli stessi giorni, 9-13 e 15.30-18; chiusura lunedì) fa parte della rassegna “Ora più rada ora più densa. Architetture dell’immaginario”, ideata e curata dalla Biolchini, che dopo le due prime mostre: la prima di Marina Fulgeri, dedicata all’architettura della luce, e ora dell’artista marchigiana. Dal 14 dicembre sarà la volta di Alessandro Moreschini con "Beata solitudo", dal 7 marzo quella di Linda Rigotti e Giorgia Valmorri. —