L’università cambia, comincia l’era di Adolfo Porro tra ricerca e qualità

Il medico prende il testimone di rettore da Angelo Andrisano «Ora siamo un ateneo molto legato al mondo del lavoro» 



MODENA. In via Università, sulla scrivania del rettore Angelo O. Andrisano che oggi va in pensione dopo 47 anni di insegnamento e sei da numero uno di Unimore, c’è un piccolo quadro trasparente. Riporta le firme di 14 giovani ricercatori e docenti di “Lapis”, il Laboratorio di progettazione integrata e simulazione del Dipartimento “Enzo Ferrari”, al fianco di una frase dello stesso Andrisano dedicata alla importanza della istituzione accademica. Da oggi quel cimelio non è più lì perché l’inquilino della cattedra più importante di Unimore cambia: per sei anni il nuovo rettore, dopo elezioni che lo hanno visto prevalere con una altissima maggioranza, è il medico neurologo Carlo Adolfo Porro. Ieri alla Fondazione Marco Biagi Andrisano e Porro si sono scambiati tocco di ermellino, toga nera, sigillo e chiavi nel corso di una suggestiva cerimonia che si effettua da pochi anni, ma è lo stesso particolarmente sentita dai protagonisti. E così l’ateneo di Modena e Reggio (e Mantova) ha un nuovo “regnante” che ha debuttato davanti a un folto pubblico composto da docenti, ricercatori, studenti, autorità dopo un mini concerto tenuto dall’Ensemble strumentale universitario diretto da Antonella Coppi. Che università lascia Andrisano a Porro e quali le nuove prospettive? Le decisioni prese, formali e sostanziali nonché i numeri ci dicono che l’ateneo locale cresce, e non poco, sia a livello nazionale che nei rapporti internazionali.


L’avanzamento degli studenti negli ultimi sei anni è pari al 25% mentre il personale è cresciuto del 23% e praticamente ogni posto in pianta organica è occupato. Lo stesso brand Unimore inizia a essere diffuso non poco in numerose occasioni non certo solo territoriali. Porro ieri nel suo primo saluto alla città non è entrato nel merito della “sua” università: ci sarà tempo a partire dal 5 novembre, data di annuncio dei nuovi prorettori che lo aiuteranno nel lavoro. «Andrisano - spiega Porro, neurologo con decine di pubblicazione in carnet - è stato un instancabile costruttore di operazioni che hanno fatto crescere il nostro ateneo. Sono entrato qui come libero docente e ora sono un “servus universitatis” che vuole mettere a frutto le tre fasi del mio percorso professionale, iniziato in università perché animato, come tanti colleghi, dalla febbre della ricerca svolta con spirito di frontiera. Poi ho pensato all’organizzazione e al miglioramento della nostra istituzione perché occorre ricordare che le università sono il caposaldo del mondo occidentale. Pensiamoci, oggi che questo mondo è minacciato da forze private che hanno quantità di risorse molto elevate. Occorre dunque tendere al futuro cercando di migliorare la già buona qualità dell’ateneo e devo dire che sento intorno un rinnovato entusiasmo. Abbiamo tanti studenti che credono in noi professori e non possiamo deludere le loro aspettative, quindi mi aspetto lavoro per un ulteriore salto qualitativo».

Prima del neorettore aveva parlato - con voce rotta dall’emozione - Andrisano, alle prese con una lunga disamina dei risultati ottenuti. «Per me oggi (ieri, ndr) è un giorno speciale non solo perché termina il mio compito di rettore durato sei anni letteralmente volati via. È una data speciale anche perché lascio per raggiunti limiti di età dopo 47 anni dedicati all’università, a partire da Bologna fino a Modena. Abbiamo migliorato l’ateneo, partendo da questioni di immagine importanti come il brand, gli exl alunni alumni, la notte dei ricercatori». Poi Andrisano viene alla sostanza delle cose fatte: «Quando iniziai nel 2012 mi resi conto che c’erano problemi occupazionali anche perché la nostra offerta formativa era spesso disgiunta dalle richieste delle aziende: oggi la nostra collaborazione con il territorio e il mondo produttivo è altissima, soprattutto i legami con il comparto ceramico di Sassuolo e l’automotive sono avanzati. Penso anche alla importanza del Tecnopolo con il il biomedicale di Mirandola e alla creazione della Scuola di ingegneria, degli insegnamenti legati alla industria 4.0 alla Biagi, la Cyber security academy, la crescita della internazionalizzazione. Tutto realizzato in anni in cui le risorse economiche non sono certo cresciute». —

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