Modena/1967. 3 - Cassa di Risparmio Il taglio del nastro tra le polemiche 

Nel giorno dell’inaugurazione lettera al ministro Colombo «La nostra piazza non è più Grande come un tempo»

Prima di raccontare qualche vicenda modenese (o italiana) del 1967 non possiamo non ricordare la “Guerra dei Sei giorni”, combattuta fra Israele e una coalizione di paesi arabi fra il 5 e il 10 giugno. Le conseguenze che ha avuto sugli Stati e le popolazioni coinvolte proseguono ancora oggi. L’Egitto era governato da Gamal Abdel Nasser, che a metà degli anni Cinquanta era stato fra i protagonisti del colpo di Stato che rimosse la monarchia, e che era stato nominato presidente nel 1956. Sotto Nasser, l’Egitto diventò il più attivo e dinamico fra i paesi a maggioranza araba della zona, anche nella politica estera, e favorì la nascita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che per decenni è stato il principale organo di rappresentanza del popolo palestinese. Alle 7,45 di mattina del 5 giugno la quasi totalità dell’aviazione israeliana prese di mira le basi dell’aviazione egiziana in uno degli attacchi preventivi più famosi della storia contemporanea.

L’attacco del primo giorno condizionò tutti gli eventi successivi. Il 6 giugno, senza più una copertura dell’aviazione, l’esercito egiziano nel Sinai iniziò a ritirarsi. Contemporaneamente, le truppe di terra israeliane occuparono la Striscia di Gaza e parte dell’odierna Cisgiordania. Nella serata del 6 giugno l’esercito israeliano iniziò ad occupare parte di Gerusalemme. La vittoria dell’esercito israeliano era ormai evidente: i Giordani si ritirarono anche dal resto di Gerusalemme e della Cisgiordania, mentre l’esercito siriano non riuscì ad opporre resistenza a quello israeliano e perse le Alture del Golan.



L’8 giugno l’Egitto accettò il cessate il fuoco, due giorni dopo lo fece anche la Siria. La guerra era finita dopo appena sei giorni.

Ma veniamo a Modena. Il Ministro del Tesoro Emilio Colombo (1920-2013) giunge in città per inaugurare la nuova sede della Cassa di Risparmio in Piazza Grande. E la “Gazzetta” pubblica una lunga “Lettera al Ministro”: “Signor Ministro, proprio per le sue virtù largamente riconosciute, ci sembra l’autorità di Governo meno adatta per l’inaugurazione che avrà luogo stamane … Non perché non abbia i titoli per farla, anzi, in considerazione della carica che ricopre nessuno meglio di lei può legittimamente e autorevolmente intervenire a una cerimonia che riguarda un istituto di credito.

Se osiamo affermare che Lei non è la persona adatta – e lo diciamo a suo onore – è perché la nuova costruzione, cresciuta in una antica piazza, è sorta all’insegna di una disinvoltura che ci pare proprio l’opposto dello stile di ponderatezza al quale lei ispira le sue azioni. Forse non è ancora stato informato delle vivacissime polemiche non ancora spente, dei dissensi non ancora sopiti che hanno accompagnato la crescita del nuovo edificio … La mole massiccia del nuovo palazzo si è di prepotenza inserita nella Piazza Grande, proprio di fronte al Duomo e alla Ghirlandina, soffocandone il respiro romanico … Non staremo a ripetere tutte le obiezioni e le critiche rivolte all’iniziativa. Ci basta far presente che l’antica Piazza non è più “Grande” come un tempo, e che ha modificato repentinamente i suoi connotati, formatisi in secoli di storia.

Questo è accaduto proprio quando in Italia è stata posta con forza la questione della tutela del suo patrimonio artistico...” (nel 1955 era nata “Italia Nostra” un'associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali).

Si riunisce il Consiglio Comunale, e l’assessore Famigli propone il finanziamento di 500.000 lire per ciascuno dei due Circoli culturali “Il Portico” e “Formiggini”. Tutti approvano. “Il Portico” era nato nel 1966 come evoluzione del circolo culturale della sinistra democristiana modenese “Ezio Vanoni”, e si proponeva di diventare un momento di incontro e di collaborazione tra persone e gruppi ispirate a matrici culturali diverse – cattolici e no. “Note e rassegne”, la rivista elaborata durante gli anni del Vanoni, rimase lo strumento principale di comunicazione e di riflessione del gruppo modenese.

L’associazione culturale intitolata ad Angelo Fortunato Formiggini era nata in Piazza Mazzini nel 1955 per iniziativa di un gruppo di intellettuali di sinistra, sostenuti dal PSI e dal PCI, mantenendosi però “lontano da ogni indirizzo politico e di partito”. La convergenza di personalità di diversa provenienza ideologica era stata talvolta fonte di contrasti interni, ma aveva contribuito a fare del circolo un vivace luogo di incontro e un laboratorio culturale. Giovani, intellettuali, artisti, scrittori, studiosi, politici modenesi e non solo collaborarono alle attività e ai dibattiti proposti dal “Formiggini”, che tra gli anni Sessanta e Settanta divenne il luogo di incontro e di confronto per i giovani del PCI e del PSIUP attivi nel movimento studentesco, fino a fungere da “base” per gli universitari di sinistra.

Il 10 giugno muore il grande Spencer Tracy (era nato il 5 aprile 1900). Aveva terminato da due settimane le riprese di “Indovina chi viene a cena?”, con Katharine Hepburn, a cui era legato da anni. Ricordiamo allora qualche film di questo anno di cui parliamo. Elio Petri dirige “A ciascuno il suo”, ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia; Ugo Tognazzi recita e dirige “Il fischio al naso”, nel quale un impresario di successo viene ricoverato in ospedale per un piccolo disturbo e resta prigioniero di un male immaginario; Luis Buñuel è il regista di “Bella di giorno” con Catherine Deneuve, film che fece scandalo per il pruriginoso tema trattato; e voglio ricordare “La calda notte dell’ispettore Tibbs” con Rod Steiger e Sidney Poitier, primo grande attore di colore, che aveva recitato proprio in “Indovina chi viene a cena?”.

Ma torniamo a Modena. Chi voleva andare dal centro a Viale Vittorio Veneto doveva compiere un lungo percorso. L’unica via pedonale d’accesso al Viale era il Vicolo delle Grazie, in fondo a Via Sant’Agostino. Un imprenditore ha acquistato un gruppo di edifici mettendo in cantiere un imponente complesso tra il Viale e Rua Muro, e propone di realizzare una galleria pedonale tra le due strade. La proposta è accolta con voto unanime dal Consiglio Comunale. E al Museo Civico si inaugura una sala destinata ai reperti archeologici, completamente restaurata e con una nuova esposizione dei materiali. Il compito è stato assolto dal Direttore del Museo, Benedetto Benedetti (si è spento a 90 anni nel marzo 2011), insegnante e ben conosciuto (anche da me) studioso di archeologia. Gli sarebbe piaciuto moltissimo riportare a Modena la straordinaria Venere di Savignano, trovata nel 1925 e donata dallo scultore Giuseppe Graziosi al Museo Nazionale Preistorico “Pigorini” di Roma.

Forse pochi lo sanno, ma a Modena da due anni funzionava, nell’anno di cui stiamo parlando, presso la Scuola “Campori”, una classe “Lacio Drom”, termine che in lingua gitana significa “in cammino”. Era infatti una scuola speciale per gli zingari, per favorire il loro inserimento, una pluriclasse a tempo pieno che comprendeva prima, seconda e terza elementare.

Ma chiudiamo con l’ennesima strage in Alto Adige. La strage avvenne in seguito a un attentato con il quale il 25 giugno i terroristi abbatterono un traliccio dell'alta tensione in località Cima Vallona. Una sentinella del distaccamento di Forcella Dignas, nel territorio del Comune di San Pietro di Cadore (BL), avvertì una forte esplosione in direzione del passo di Cima Vallona. Dell'accaduto venne informato il comando del presidio. Allo scopo di accertare la causa della deflagrazione si dispose l'invio di una pattuglia composta da alpini, artificieri e finanzieri. Giunti a circa 600 metri dal traliccio che appariva danneggiato, i militari procedettero a piedi.

Assolto il loro compito, i quattro si avviarono incolonnati sulla via del ritorno lungo lo stesso itinerario percorso all'andata; inavvertitamente, uno di loro attivò una trappola esplosiva piazzata a circa 400 metri dal luogo dell'attentato e lungo l'unico sentiero disponibile. Morirono tutti e quattro.

Francesco Guccini l’anno successivo scrisse per Caterina Caselli la canzone Cima Vallona: “Ci fu un tuono secco però non pioveva, / un lampo di fuoco da terra veniva. / E l'eco veloce si sparse lontano / riempiendo di fumo le valli ed il piano”.

Rolando Bussi